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Lo strano “congresso” previsto per l’Anpi di Napoli

Siamo giunti ormai, oggi, a dover denunciare il rischio concreto di un Congresso ANPI di Napoli e provincia da cui sia sostanzialmente esclusa quasi la metà della platea congressuale, quasi 600 su neppure 1200 iscritti in totale, a detta di un garante nazionale 7 Sezioni sulle 22 di partenza.

L’esclusione riguarderebbe proprio le sezioni Anpi territoriali firmatarie della richiesta di Congresso straordinario circa 18 mesi fa.

Congresso Straordinario cancellato dalle urgenze politiche nazionali dopo essere stato inviato a Napoli, proprio per i lavori del Congresso straordinario che si sarebbe dovuto tenere nel febbraio 2026, un Garante (figura non esistente, tra l’altro, nello Statuto Anpi).

Senza passaggi ufficiali negli organismi statutari quindi e senza alcuna comunicazione ufficiale dei motivi, abbiamo appreso, da fonti ufficiali non Anpi, che il Congresso Straordinario di Napoli non si sarebbe più celebrato.

Quindi a questo punto niente Congresso Straordinario e di conseguenza niente Garante (visto che questa figura sarebbe stata nominata solo per questa vicenda).

Invece il garante è rimasto a Napoli e si è mosso, via via, sempre più come un vero e proprio commissario, seminando divisioni e zizzanie, piuttosto che avviare un democratico processo di coesione, assumendo misure monocratiche, spesso ritorsive, senza mai discusse nelle assemblee degli iscritti.

In questo contesto, è diventato impossibile attuare quella che molti di noi auspicavano dovesse essere una vera “primavera dell’ANPI”: una stagione di rinnovamento, apertura e coinvolgimento delle energie migliori presenti tra gli iscritti. Al contrario, la realtà è stata quella di alimentare disaffezione, sfiducia e progressivo allontanamento dalla vita associativa.

Questo è stato il “capolavoro” realizzato da un questo garante, che legalmente non ha più ragione di sussistere e che pure si è mosso e si muove, alimentando comportamenti e realizzando atti al di fuori del dettato e della ratio di uno Statuto democratico e partecipativo, costruendo di fatto un apparato Anpi Provinciale di Napoli a suo piacimento, con nomine e strutture collaterali e strettoie burocratiche, di fatto surclassando il fisiologico processo politico di ricostruzione dell’ANPI provinciale e anche umiliando la storia dei dirigenti dell ANPI a Napoli e il legame con i territori, facendoci diventare artificiosamente altro… un qualcosa che non somiglia alla Storia della Resistenza partenopea.

A fronte di nomine di cui contestiamo la legittimità, di procedure irrituali e fuori dalle norme statutarie e del Codice dl Terzo Settore, di pratiche divisive e discriminatorie, si sono realizzati processi vessatori e persecutori, di gretta natura burocratica, tutti tesi a colpire le Sezioni più attive e più partecipate, le nostre, che però hanno avuto, ed hanno tutt’ora, la “grave” colpa di non condividere uno sguardo di ANPI Nazionale su Napoli e sulle vicende globali del tutto insufficiente: dai temi della difesa a oltranza dei diritti del Popolo palestinese, contro il sionismo, della lotta per la Pace contro il RIARMO, dell’autonomia dalle negative esperienze istituzionali a tutti i livelli (tese ad asservire la legittima azione politica dell’Associazione a interessi partitici).

Riteniamo, invece, indispensabile recuperare un clima di rispetto reciproco, garantire piena libertà di espressione delle idee e valorizzare il pluralismo come elemento essenziale della nostra identità associativa. Solo attraverso il confronto aperto ed inclusivo, il dialogo e la partecipazione sarà possibile rafforzare l’Associazione e restituire fiducia a quanti oggi guardano con preoccupazione agli sviluppi in atto.

Per queste ragioni, riteniamo necessario promuovere una seria riflessione collettiva, affinché l’Associazione possa recuperare il senso autentico della propria funzione, favorendo inclusione, dialogo e rispetto delle opinioni, senza timori o condizionamenti.

Le nostre Sezioni, quelle che tanto hanno provato a sopprimere, sono riconosciute dal mondo dei conflitti, della cultura e dell’accademia, dai movimenti e collettivi giovanili, siamo rispettati e considerati nei nostri territori e sui luoghi di lavoro e di studio, in sinergia con l’intero tessuto associativo.

Particolare inquietudine suscitano alcuni atteggiamenti che sembrano porre limiti all’espressione del pensiero critico e del dissenso. In una comunità democratica il confronto, anche acceso, rappresenta una ricchezza e non una minaccia. Per questo motivo destano preoccupazione attacchi che appaiono sconsiderati e delegittimanti nei confronti di iscritti e dirigenti, che hanno la sola colpa di manifestare opinioni differenti rispetto agli orientamenti prevalenti.

Il rischio che intravediamo è quello di una progressiva deriva organizzativistica, che potrebbe tradursi in una torsione autoritaria dei processi decisionali e della dialettica interna. Una simile evoluzione sarebbe incompatibile con i valori di libertà, antifascismo, partecipazione democratica e rispetto delle differenze che costituiscono il patrimonio ideale dell’associazione.

La Storia gloriosa della Resistenza italiana insegna che il Movimento partigiano fu una realtà ampia e plurale, nella quale convivevano culture politiche, sensibilità religiose e orientamenti ideali differenti, uniti dalla comune lotta contro il fascismo e per la riconquista della libertà. Proprio quella capacità di accogliere il dissenso e di costruire unità nella diversità rappresentò uno dei principali punti di forza, appunto della Resistenza.

Non ci faremo irretire, non ci arrenderemo dinanzi alle persecuzioni, lo dobbiamo ai nostri padri ed ai nostri nonni Resistenti, ma lo dobbiamo pure a quei giovani che, a partire dei grandi cortei del 25 Aprile dell’anno scorso, anche nella nostra Napoli, hanno riconquistato la politica ed oggi in tutta Europa, dalla Francia alla Germania, dal Belgio alla Gran Bretagna fino alla Spagna, si stanno opponendo in piazza ai rigurgiti reazionari e neo-fascisti.

Non possiamo, in ultima analisi, accettare che nella nostra ANPI non valgano quei principi di trasparenza e partecipazione democratica che rivendichiamo con forza per la nostra Repubblica nata dalla Resistenza.

Un Congresso che escluda, anche di fatto, centinaia di iscritti e intere Sezioni non sarebbe un Congresso democratico, ma la consacrazione di una grave frattura politica e associativa. Nessuno può pensare di celebrare il Congresso facendo pagare alle Sezioni le conseguenze di responsabilità che non appartengono a loro.

Prima si ristabiliscono i diritti, la parità e la piena partecipazione. Poi si celebra il Congresso.

Le Presidenze delle Sezioni ANPI Napoli Nord, Napoli Orientale “Aurelio Ferrara”, Napoli Centro “Lenuccia”, Sant’Anastasia “Caduti della Flobert”, Portici “Ciro Siciliano”, RETE 25 APRILE 25

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