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Solidarietà ai lavoratori FIAC di Pontecchio Marconi

L’emergenza Covid ha acuito uno scontro di classe in cui i padroni si sentono abbastanza forti da potere fare quello che vogliono in nome dei loro profitti, come indicato dal nuovo presidente di Confindustria Bonomi, scaricando tutti i costi delle loro scelte sui lavoratori, e facendosi tranquillamente beffe anche delle minime norme a tutela dei diritti del lavoro.

 

Questo è evidentemente quelle che sta succedendo alla FIAC compressori, dove da diversi giorni i lavoratori sono in mobilitazione contro l’annuncio dell’azienda di volere spostare l’intera produzione da Pontecchio Marconi a Torino.

I lavoratori denunciano che la scelta di spostare gli impianti produttivi non è altro che un pretesto per incentivare il licenziamento degli operai, cosa che in questo momento non può essere fatto direttamente dall’azienda per il decreto che ha bloccato i licenziamenti durante l’emergenza Covid. Il fatto che il “trasloco” sia un puro pretesto viene confermato anche dal fatto che le strutture di Torino sono molto più piccole di quelle di Pontecchio, per cui i lavoratori dubitano seriamente che potrebbero essere trasferiti tutti lì, insieme anche ai macchinari.

In piena emergenza, la dirigenza FIAC decide di utilizzare la scusa del Covid per procedere a una ristrutturazione aziendale che evidentemente vuole tagliare gli operai, fatto ancora più grave se si considera che l’azienda non ha subito nessuna crisi produttiva, ma è in perfetta salute economica. Su questa situazione pesa evidentemente l’acquisizione della FIAC da parte della multinazionale svedese Atlas Copco nel 2016: questo caso ricorda in maniera preoccupante quello della Magneti Marelli, acquisita dalla giapponese CK Holdings Co con l’evidente intenzione di smantellarla. FIAC e Marelli sono solo due casi eclatanti che rivelano però un inquietante quadro di aziende importanti per il lavoro del territorio che vengono acquisite da multinazionali e nel giro di pochi anni liquidate.

Il rischio della perdita di lavoro è spaventoso non solo per i circa 160 lavoratori (tra operai, interinali e addetti alla logistica) della FIAC, ma per tutto l’indotto che dà da lavorare a tantissime persone del territorio tra Sasso Marconi e Monzuno.

Servono regole molto più severe non solo contro i licenziamenti, ma anche sul controllo dei capitali, contro le acquisizioni predatorie e la possibilità (che spesso si trasforma appunto in pretesto) di delocalizzare la produzione, anche in territorio italiano.

– Serve insomma un controllo pubblico che rimetta al centro gli interessi e i diritti della classe lavoratrici contro quelli del profitto a ogni costo. In questi tempi sarà compito dei lavoratori rimettere al centro queste questioni attraverso la lotta, ed è quindi compito delle organizzazioni sociali e politiche di classe sostenerli in ogni modo.

Per questo invitiamo tutti a portare solidarietà al presidio e a esprimere in tutti i modi solidarietà attiva ai lavoratori.

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