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Bologna. Il Passante va verso il pensionamento, ma il piano “Bologna verde” non compensa i danni già fatti

Dopo anni di opposizione a un progetto fallimentare è ormai evidente come il Passante sia un’opera fuori dal tempo, destinata al fallimento già dalla sua ideazione per l’impatto sulla città, i tempi e i costi di realizzazione. Costi ulteriormente aumentati a dismisura negli ultimi anni, e che il ministero di Salvini non vuole più coprire.

Nel teatrino della politica fra PD e FDI-Lega, i primi non voglio cedere alla loro grande opera inutile e inquinante per sostenere le richieste di Confindustria e Legacoop, i secondi mantengono comunque l’ipotesi di allargamento del fascio autostrada/tangenziale di una corsia per senso di marcia, oppure solo dei lavori di manutenzione ai ponti. Quello che va sicuramente in pensione è la propaganda “Passante di nuova generazione” o “Passante green” sventolati dal PD e dai suoi alleati di Coalizione Civica.

Come Potere al Popolo ci siamo sempre opposti a tutti i progetti del Passante, un’opera che come ammesso in questi mesi da Lepore e De Pascale non serve ai cittadini di Bologna, ma alle multinazionali della logistica. Abbiamo sempre detto che la priorità deve essere il trasporto pubblico delle persone e il trasporto merci su rotaia. Oggi il Passante va verso il pensionamento perché Salvini non ha i soldi, purtroppo resta in piedi un’idea di sviluppo condivisa dal sistema-PD e dalla destra fatta di cemento e logistica rigorosamente su gomma.

Mentre va in pensione il Passante, il Comune annuncia in pompa magna il piano “Bologna Verde”, che però non compensa i danni già fatti dal “cantiere zero” che ha disboscato gran parte della fascia verde che proteggeva i quartieri a nord di Bologna dalle emissioni e dal calore di autostrada e tangenziale.

Un “piano green” che non compensa i disastri degli ultimi anni portati avanti anche con la giustificazione dei lavori del tram, e che come al solito include progetti già varati pur di gonfiare i numeri: basta pensare alla “riqualificazione” del Villaggio Due Madonne in ballo da quando è stato dato il via libera ai tre famosi “ecomostri” (definizione data dallo stesso Lepore in un’intervista proprio in Piazza Lambrakis), o ai fondi già stanziati per il Parco Don Bosco già colpito dagli abbattimenti degli alberi, e che solo la resistenza popolare dell’anno scorso aveva impedito che si distruggesse l’intero parco.

Se il pensionamento del Passante è solo una buona notizia, ora la stessa pervicacia usata per questo progetto andrebbe usata per il trasporto pubblico, per le reti ferroviarie, per un piano serio di salvaguardia del verde esistente e di costruzione del verde futuro. Continueremo a opporci a ogni forma di allargamento autostradale, e a lottare per una città a misura di persona.

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