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Bologna. Scuole roventi e… 14 anni di ritardi: il nuovo PPP del Comune è una cambiale in bianco sulla pelle dei bambini

Il Comune di Bologna ha recentemente annunciato l’avvio di un progetto di fattibilità per un partenariato pubblico-privato (PPP) destinato alla gestione e manutenzione di oltre 350 edifici comunali, inclusi gli interventi di climatizzazione presso nidi e scuole dell’infanzia.

Tuttavia, ad oggi non sono stati resi noti né il soggetto industriale selezionato, né un cronoprogramma dettagliato delle opere, né la nomina formale di un Responsabile Unico del Procedimento (RUP).

Di fronte a questo scenario, il Comitato Scuole Roventi Bologna richiama alla memoria un precedente emblematico della storia cittadina. Nel biennio 2015-2016, il Comune di Bologna costituì infatti il Fondo immobiliare “Scuola” per realizzare, sempre tramite la formula del PPP, cinque nuovi complessi scolastici per un totale di circa 1.800 posti e un investimento di 30 milioni di euro.

I risultati di quella scelta hanno mostrato criticità profonde: la nuova scuola Carracci, annunciata per l’anno scolastico 2017-2018, è stata inaugurata solo a gennaio 2024.

Le problematiche non si sono esaurite con la consegna dell’immobile. Anche a lavori ultimati, la questione del microclima interno è rimasta irrisolta: come ammesso dallo stesso Comune in una nota ufficiale del 25 settembre 2025, durante la fase costruttiva “non fu completata l’installazione delle unità interne di raffrescamento a tutte le aule”.

Alla data dell’inaugurazione, soltanto 3 ambienti dell’intero edificio disponevano di un impianto di raffrescamento strutturale.

Le conseguenze sono state drammatiche: dalle segnalazioni di temperature fino a 28 gradi nell’estate 2025 ai malori denunciati da famiglie e lavoratori.

Per rimediare a questo disastro annunciato, l’Amministrazione è dovuta correre ai ripari stanziando ulteriori 120.000 euro di denaro pubblico per schermature e completamenti, con cantieri che si protraggono fino ad aprile 2026.

Diversi consiglieri comunali hanno parlato apertamente di “errore di progettazione degli impianti” e di “successiva inerzia nella risoluzione del problema”.

Un precedente caratterizzato da anni di ritardi, costi lievitati e malori in classe non offre alcuna garanzia. Il rischio concreto è che il comfort termico dei bambini venga ridotto a una semplice voce accessoria, diluita all’interno di un generico pacchetto di efficientamento energetico a beneficio del privato di turno.

Il recente caso di un padre pediatra che ha denunciato il malore da colpo di calore subito dal proprio figlio al nido Betti a giugno 2026 dovrebbe spingere l’assessore Ara e il sindaco Matteo Lepore a rispondere finalmente alle nostre domande e alle nostre preoccupazioni.

Mentre in Emilia-Romagna si continua a spingere sull’acceleratore per la riapertura anticipata del calendario scolastico, la realtà ci pone una domanda sgradevole ma ineludibile: con quali garanzie di sicurezza e tutela della salute si rimandano i bambini in aule trasformate in forni a inizio settembre?

Con le temperature in costante aumento, come ampiamente previsto da settimane, è evidente che la promessa di interventi “entro giugno 2027” non ha alcuna credibilità e non può bastare per i prossimi mesi. Invitiamo tutti all’Assemblea cittadina il 9 settembre al Parco della Zucca (ore 19:00) per confrontarci insieme e capire come agire per garantire ai bambini e alle bambine sicurezza, salute e dignità.

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