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Roma. Muoiono i senza tetto, le soluzioni latitano, l’emergenza rimane

Martedì 15 gennaio, la Polizia di Roma ha sgomberato 80 persone che avevano occupato due palazzine in via Tallone e in via Raffaele Costi, zona Tor Cervara. Quello di Via Tallone era il primo degli sgomberi effettuati nella capitale dopo la circolare fatta girare dal Viminale a inizio dello scorso settembre.

Notizia di ieri, la sindaca Virginia Raggi sarebbe pronta a dar vita a un’ordinanza – detta «salva vita» – che obbligherebbe i senza tetto di Roma (circa 8 mila, secondo la Comunità di Sant’Egidio) ad accettare il servizio di accoglienza comunale.

La contraddizione che emerge da questi due eventi è tipica di un’amministrazione che non si fa carico delle sue responsabilità politiche, ponendosi sul piano dell’emergenza di fronte a quelle diseguaglianze sociali, che avrebbero invece bisogno di risposte definitive, strutturali.

La gestione della “questione casa” da parte della giunta 5Stelle non solo è in piena continuità con le precedenti amministrazioni, ma ha recepito perfettamente le direttive del ministero dell’interno in tema di conduzione legalitaria e repressiva dell’emergenza abitativa.

Gli “occupanti” sgomberati, che una volta abbiamo provato a definire come facenti parte dei dannati dalla globalizzazione, sono gli stessi ex occupanti dell’ex fabbrica della Penicillina che avevano trovato, nei nuovi stabili, un tetto dove passare le gelide notti protagoniste delle ultime settimane romane.

Tuttavia, come può la sindaca conciliare posizioni pro-sgombero, come nel caso della firma dell’ordinanza per l’ex fabbrica, e poi discutere un provvedimento di questo genere, per’altro con l’idea di un ricovero coatto tramite il ricorso al Trattamento sanitario obbligatorio (Tso)?

Difatti, non può. La questione circa la fattibilità o meno di un simile procedimento, in discussione in queste ore tra i tecnici comunali e l’Avvocatura capitolina, non è il centro della nostra riflessione. Quello che invece ci preme sottolineare è la contraddizione in cui cade il M5S nella conduzione dei due episodi. I 9 clochard morti delle ultime notti in città, data la risonanza mediatica suscitata, hanno costretto la Raggi a prendere una posizione spendibile in termini di consenso.

Ma né la soluzione proposta per questa emergenza particolare – si parla di 1700 posti letto messi a disposizione nelle strutture comunali, a fronte di un numero, come già scritto, ben più alto di homeless –, né la gestione della più generale questione abitativa – da sempre capitale, ci si perdoni il gioco semantico, per questa città – hanno nell’orizzonte la volontà di una soluzione politica che possa realmente far fronte al problema.

Sia chiaro, quello che si contesta non è il tentativo in sé di mettere al riparo dal freddo quelle persone che altrimenti sarebbero costretti a trascorrere la notte al gelo delle strade. Ma, ancora, la gestione della situazione non può nemmeno lontanamente, per la natura con cui è condotto, portare sia il livello del dibattito, sia la sostanza delle soluzioni proposte, a un effettivo cambiamento dello stato di cose presenti. In sintesi, quel che è stato proposto fino a oggi, non tange minimamente le fondamenta del problema.

Nel frattempo, come riportano i cittadini stessi di San Basilio, alcuni tra gli sgomberati della Penicillina, stanno facendo ritorno nello stabile.

Come a significare, finito lo show mass mediatico messo in piedi da questo governo, i problemi restano lì dove sono. Irrisolti.

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