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Roma. Presidio della Comunità Sudanese in Italia

8 luglio 2023 – presidio dalle ore 14.00 in piazza SS Apostoli a Roma della Comunità dei Rifugiati Sudanesi in Italia contro la guerra in Sudan in solidarietà della popolazione del Darfur e il genocidio in atto

Da Aprile 2023 è in corso un conflitto fra l’esercito regolare del Sudan e le Forze di Supporto Rapido.

I Media ignorano il conflitto, Europa e mondo occidentale non è interessato, ma la popolazione soffre, le persone muoiono!

Chi sono i due protagonisti del conflitto? Il generale Al Burhan, successore del dittatore Al Bashir e il generale Hamitti, capo delle forze del supporto rapido. I due generali si sono spartiti il potere dal 2019, ignorando la volontà della popolazione sudanese che invece premeva per una transizione e un governo civile.

Hemitti è stato fino ad Aprile il braccio destro (vicepresidente) di Al Burhan, comanda le Forze di Supporto Rapido, una milizia paramilitare prima nota con il nome Janjaweed, che si è contraddistinta per il genocidio del Darfur dei primi anni 2000.

Chi sono le vittime del conflitto? È la popolazione civile a subire questo conflitto. In Sudan non c’è cibo, le medicine scarseggiano e la popolazione è lasciata a soffrire senza aiuti umanitari. Le stime sono di 1,3 milioni di persone sfollate.

Nella capitale Khartoum la popolazione si è autorganizzata per supportarsi tramite i Comitati di Resistenza, già attivi durante il periodo della Rivoluzione.

È notizia di qualche giorno fa la morte per fame di 50 bambini nell’orfanatrofio di Khartoum: nessuno del personale è riuscito a recarsi nella struttura.

Il genocidio in Darfur, ancora, dopo 20 anni. Poco dopo lo scoppio del conflitto nella capitale, gruppi delle Milizie del Supporto Rapido si sono spostati verso Ovest, nella zona del Darfur, teatro di un tragico genocidio e pulizia etnica nei primi anni 2000, sempre ad opera degli stessi gruppi paramilitari.

Qui le diverse etnie di origine africana (Fur, Masalit, Zaghawa) sono state massacrate, violentate e depredate delle loro case e terreni, sotto la complicità del governo sudanese, allora guidato dal dittatore Al Bashir.

Oggi si sta ripetendo quanto accaduto: di nuovo un genocidio, di nuovo pulizia etnica, di nuovo razzie e violenze contro la popolazione del West Darfur ad opera dei Janjaweed, ora inquadrati nel gruppo paramilitare del Supporto Rapido.

A soffrire maggiormente è la città di El Geneina, al confine con il Chad, si contano 15.000 morti e 10.000 feriti, la città si sta svuotando e i civili scappano verso il Chad.

Possiamo chiamarla con il suo nome: pulizia etnica. Non si tratta, come una parte della narrazione vuol far passare, di scontri tribali. Qui è un gruppo paramilitare che attacca i civili nel silenzio più generale, dell’occidente e dell’esercito regolare sudanese.

A El Geneina le persone sono state uccise nelle proprie case, chiamate per nome e uccise. Sono scappate in Chad, rischiando la propria vita e ora sono in campi improvvisati, senza acqua, medicine, cibo, riparo, ed è appena iniziata la stagione delle piogge.

Le Forze di Supporto rapido in Darfur stanno allargando le razzie, le uccisioni e la pulizia etnica in altre aree del Darfur: a Murnei, Zalinghè e Kutum.

La Comunità dei Rifugiati Sudanesi in Italia chiede:

– LA FINE DEL CONFLITTO fra l’esercito Sudanese e le Forze del supporto Rapido.

– UN GOVERNO CIVILE e libere elezioni in Sudan.

– AIUTO UMANITARIO URGENTE E IMMEDIATO IN CHAD a supporto degli sfollati degli attacchi in Darfur.

– MISSIONE DI PEACE-KEEPING IN DARFUR: per consentire alla popolazione di vivere nelle proprie case e il ritorno degli sfollati dal CHAD.

Contatti:

Adambosh Nor – portavoce della comunità dei rifugiati sudanes in Italia e vicepresidente dell’Associazione Masalit in Italia – adamboshnor@gmail.com 327.7905447

Adam Abdulgadure: 329.5437794

Juma Barry – rappresentante della Associazione Masalit in Italia – berri.saleh@yahoo.it

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