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Roma. Un promemoria sulle vicenda della scuola “8 marzo” a Magliana

Riceviamo e pubblichiamo da alcuni imputati nel processo per la scuola “8 Marzo”.

Negli ultimi giorni le cronache romane sono tornate a parlare dell’occupazione della scuola “8 marzo” a Magliana (Roma), in particolare dopo un’iniziativa organizzata dall’Unione Inquilini a difesa delle famiglie che la occupano a cui ha partecipato Ilaria Salis, che supponiamo non conosca la storia di quell’occupazione.

Pensiamo quindi sia necessario ricordare la storia di quell’edificio e di quell’occupazione, di cui per un breve ma decisivo periodo siamo stati protagonisti/e.

La storia della scuola “8 marzo”, nasce con un’occupazione. Circa cinquant’anni fa, infatti, le donne di Magliana occuparono il palazzo, costruito da privati per ricavarne appartamenti, e obbligarono il comune a comprarlo e farne una scuola media.

Quando poi a Magliana sono state costruite scuole vere, il palazzo è stato lasciato abbandonato al degrado, salvo ogni tanto sprecare un po’ di denaro pubblico per progetti discutibili e comunque mai realizzati.

Il 15 giugno del 2007, un comitato di senza casa nato dall’attività del Centro Sociale Macchia Rossa, ha occupato il palazzo, che versava in condizioni di totale abbandono.

Con uno sforzo enorme, completamente autofinanziato, gli/le occupanti hanno reso il palazzo nuovamente abitabile, e una trentina di famiglie vi hanno trovato una soluzione abitativa.

Il resto dello spazio fu aperto al quartiere, tramite iniziative varie, assemblee, concerti, gruppi d’acquisto. Inoltre, l’occupazione della “8 marzo” divenne un punto di riferimento per le lotte sociali nel quartiere, in particolare quella contro gli sfratti, secondo l’idea che l’occupazione non dovesse essere solo la soluzione per chi ci abitava, ma che dovesse promuovere la lotta per la casa per tutti e tutte.

Per questo motivo, da subito, gli/le occupanti della “8 marzo” hanno scelto di fare parte integrante dei Movimenti per il Diritto all’Abitare (in particolare partecipando al Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa), consci e consce che solo lottando tutti e tutte insieme si potesse giungere a vincere le singole vertenze sulle varie occupazioni, o comunque a trovare soluzioni abitative dignitose per gli/le occupanti. La ricca storia, lontana e recente, della lotta per la casa a Roma lo ha sempre dimostrato.

Purtroppo dopo appena un paio di anni, questa esperienza è stata fermata da un attacco repressivo sproporzionato. Era il 2009, la giunta Alemanno era all’apice del suo splendore (che ha in seguito rivelato la sua vera natura a seguito dello scandalo “Mafia Capitale”), quando parte un’inchiesta, condotta dalla locale stazione dei Carabinieri, contro alcuni/e occupanti più attivi della “8 marzo” e alcuni compagni/e del CSOA Macchia Rossa.

L’inchiesta inventa di sana pianta un presunto “racket delle occupazioni” e purtroppo trova qualche occupante o ex-occupante disponibile a firmare testimonianze fotocopia in cui accusa gli indagati di maltrattamenti e vessazioni varie, trasformando la sottoscrizione mensile (di 15 euro a famiglia) per la cassa comune in estorsione.

Alla fine dell’estate 2009, si scatena un’offensiva repressiva contro le occupazioni romane: l’occupazione del “Regina Elena”, abitata da centinaia di famiglie, viene sgomberata con uno spropositato spiegamento di forze. Una furiosa campagna stampa contro le occupazioni capeggiata dai giornali della destra romana (il Messaggero, il Tempo) impazza.

All’alba del 14 settembre del 2009 centinaia di carabinieri guidati dall’allora colonnello Casarsa (coinvolto nel processo per i depistaggi seguiti alla morte in carcere di Stefano Cucchi, avvenuto nell’ottobre del 2009, condannato in primo grado e successivamente prescritto in appello) con tanto di elicottero irrompono nella scuola “8 marzo”.

Gli/le occupanti pensano ad un tentativo di sgombero, e si barricano sul terrazzo. In realtà si tratta dell’esecuzione di un mandato di arresto per “associazione a delinquere” finalizzata all’estorsione e altri reati odiosi.

Le operazioni vanno per le lunghe, e centinaia di persone accorrono da tutta Roma in difesa dell’occupazione “8 marzo”, ma alla fine gli arresti vengono eseguiti.

Qui https://archive.org/details/MaglianaResiste un video realizzato quella mattina.

I/le compagni/e arrestati si faranno circa 2 settimane in carcere, e diversi mesi agli arresti domiciliari. Alcuni/e di loro perderanno il lavoro a causa della vicenda e del risalto mediatico da essa ricevuto (altri no, grazie alla mobilitazione e solidarietà dei colleghi).

La vicenda giudiziaria si concluderà anni dopo: I capi di imputazione più pesanti (associazione a delinquere, estorsione, violenze) cadranno quasi subito, all’udienza preliminare, dove il giudice riconobbe, in sostanza, che auto-organizzarsi non è reato. Altri capi di imputazione minori sono caduti in prescrizione in un processo che si è trascinatto per decenni, una volta spento l’interesse politico sulla vicenda.

Subito dopo gli arresti, gli/le occupanti della “8 marzo” manifestano solidarietà con gli/le arrestati. Purtroppo, man mano che le carte dell’inchiesta vengono rese pubbliche, si scopre che alcuni/e tra loro hanno in realtà collaborato con i Carabinieri a costruirla. Questo genera, come è naturale litigi e divisioni all’interno dell’occupazione, e con il resto dei movimenti di lotta per il diritto all’abitare. Alla fine i “collaboratori” hanno la meglio, forti anche dell’implicita minaccia di intervento dei Carabinieri a loro favore in caso di lite, e la maggior parte degli/delle altre occupanti accetta la situazione.

Da quel momento in poi l’occupazione non ha più nulla a che fare con i movimenti per il diritto all’abitare, non partecipa a nessuna lotta o vertenza. Lo spazio diventa inaccessibile al quartiere e qualunque metro quadro disponibile viene trasformato in abitazione (anche a scapito della sicurezza). Spesso somme di denaro vengono versate come “buonuscita” da chi vuole entrare in una abitazione a chi ne dispone. In altre parole diventa né meglio né peggio una delle tante occupazioni “spontanee” che esistono nella città di Roma, tollerate dalla politica e dalle forze dell’ordine perché non pongono problemi politici, almeno fino a che non diventano protagoniste di qualche fatto di cronaca.

Nel frattempo gli/le occupanti auto-organizzati nei movimenti per il diritto all’abitare hanno continuato a lottare, per sè e per gli altri. E nonostante gli sgomberi, la crescente repressione e la criminalizzazione a mezzo stampa hanno, spesso vinto vertenze e ottenuto risultati concreti. Molti/e occupanti ancora attendono soluzioni abitative stabili, e altre decine di migliaia di famiglie si trovano in emergenza abitativa. Per questo la lotta per il diritto all’abitare non si è mai fermata.

Noi non sappiamo quanti degli/delle occupanti di allora ancora vivano nella scuola occupata, ma siamo comunque esterrefatti/e nel vedere esponenti politici e organizzazioni sindacali spendersi per perorare la causa di quella occupazione, fingendo di non sapere (o non sapendo?) che quanto qui raccontato sia mai avvenuto.

Alcuni/e compagni/e allora imputati/e nel processo per la scuola “8 marzo”

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Qui il blog dell’occupazione che ne documenta le vicende tra il 2007 e il 2009:

https://occupa.noblogs.org/

Ecco Alcuni articoli significativi:

* Il comunicato a seguito dell’occupazione nel giugno 2007

https://occupa.noblogs.org/…/restituiamo-la-8-marzo…/

* Indizione di un’assemblea di inquilini INPS nell’occupazione

https://occupa.noblogs.org/…/assemblea-inquilini-case…/

* Corteo a Magliana, partito da ed arrivato all’occupazione

https://occupa.noblogs.org/…/foto-del-corteo-di-sabato…/

* Cena della Critical Mass interplanetaria per la “8 Marzo”

https://occupa.noblogs.org/…/festa-della-critical-mass…/

* Comunicati di solidarietà a seguito degli arresti

https://occupa.noblogs.org/…/24/comunicati-di-solidarieta/

* Foto di uno dei cortei in solidarietà degli/delle arrestati/e

https://occupa.noblogs.org/…/nuove-foto-del-corteo-di…/

Blocchi Precari Metropolitani Casale De Merode Occupato

 

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