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Consiglio Comunale Capitolino Popolare. Grande partecipazione per una Roma Città Pubblica

Si è svolto sabato 18 aprile il Consiglio Comunale Capitolino Popolare, presso Porto Fluviale a Roma. L’iniziativa è stata lanciata con un appello che ha raccolto decine di adesioni da soggetti politici, da sindacati degli inquilini come ASIA USB e dal movimento per il diritto all’abitare, da organizzazioni giovanili come Cambiare Rotta e OSA, comitati locali e ambientalisti come quelli che si battono per il bosco di Pietralata e contro i biodigestori nell’area della Città Metropolitana.

Per 4 ore, circa 300 persone hanno ascoltato il susseguirsi di circa 35 interventi “da parte di comitati territoriali e vertenze attivate in questi anni a Roma e nei territori su cui incidono le grandi opere decise nell’Urbe“, si legge nel comunicato finale. Presenti anche militanti di esperienze di lotta di altre città, come il Comitato MuBASTA di Bologna e la Rete Milano Città Pubblica.

L’idea di questo Consiglio comunale popolare proviene dalla sordità dell’amministrazione Gualtieri alle richieste e alle rivendicazioni di movimenti e associazioni che da mesi e mesi stanno cercando di portare all’attenzione della giunta capitolina una serie di problematiche derivanti dalle scelte politiche, condivise da anni in maniera bipartisan da centrosinistra e centrodestra, che hanno reso la Capitale un terreno privilegiato di speculazione.

Per opporsi a questa deriva era stato richiesto un Consiglio comunale aperto, ma l’amministrazione ha ignorato gli attivisti. “Una richiesta – si legge sempre nel comunicato – avanzata pubblicamente nel dicembre 2025 da comitati, associazioni, gruppi di cittadini, movimenti attivi nell’area metropolitana ma anche in provincia, che da oltre un anno e mezzo hanno intrapreso il comune percorso di lotta delle Realtà Indisponibili Organizzate nei Territori mossi dalla necessità di opporsi al modello Giubileo“.

Il CCCP, come è stato ribattezzato, è stato infatti insieme un momento di culmine e di rilancio di un percorso che si è sviluppato lungo l’opposizione al Giubileo e a ciò che ha comportato per la città, sia dal punto di vista della turistificazione e nodi “immobiliari” annessi, sia dal punto di vista della stretta antidemocratica che dovrebbe realizzatasi con i poteri speciali a Roma Capitale.

Un percorso che ha portato una serie di lotte a uscire dalla dimensione vertenziale e a impostare una piattaforma di opposizione politica più generale, che mettesse sotto i riflettori il modello di città portato avanti da Gualtieri e compagnia. Sempre nel comunicato si legge: “la convocazione di questo appuntamento è nata dalla decisione della Giunta e di tutti i consiglieri capitolini di ignorare la richiesta di un Consiglio comunale aperto sul modello di città che l’attuale consiliatura sta portando avanti“.

Un modello che dietro la definizione di alcune opere come “strategiche” per la città, sta in realtà promuovendo una partnership pubblico-privata “che comporta rischi per la collettività e profitti per i privati, negando la partecipazione di chi abita la città e i territori e drenando servizi e risorse a favore del profitto“.

Quello che il CCCP oppone a questo modello, invece, è una Città Pubblica, fondata sul contrasto alla rendita e alla speculazione, su servizi adeguati alle esigenze dei cittadini e sulla ripubblicizzazione. “In questo senso – scrivono le realtà nel comunicato – riunirsi oggi proprio a Porto Fluviale è importante per affermare che la città pubblica si costruisce attraverso il conflitto e le lotte, con l’autorganizzazione, l’autonomia e l’indipendenza dalle politiche della giunta Gualtieri“.

Una rottura netta, dunque, con ogni possibile compatibilità con la giunta, e in generale con tutta la classe politica attuale, che governa nella Capitale e in regione, con poca distanza concreta tra gli indirizzi del centrosinistra di Gualtieri e il centrodestra di Rocca. Un Consiglio popolare che si candida, invece, a essere un’opposizione sociale e politica indipendente dal teatrino capitolino.

Questo modello alternativo di città e di governo del territorio non riguarda solo il contrasto agli interessi finanziari e della speculazione, perfettamente espresso in grandi opere (ex mercati generali, stadio della Roma, inceneritore, biodigestore, raddoppio del Peschiera) e nella privatizzazione delle municipalizzate (ATAC, AMA, Acea), ma si proietta anche su un piano prettamente politico.

La partecipazione negata impedisce anche alle decine di migliaia di abitanti di Roma che stanno chiedendo con forza la rottura dei rapporti con Israele di sapere cosa c’è scritto in quegli accordi che vedono, dal 2013, l’azienda Mekorot complice del genocidio dei palestinesi“, si legge nel comunicato.

Sono oltre 16 mila le firme raccolte in appena tre mesi all’interno della campagna “Roma sa da che parte stare”, a dimostrazione che un modello alternativo di città passa anche attraverso un modello alternativo di società, che difende la resistenza dei popoli all’occupazione, e che i fautori della speculazione e della svendita al privato si rafforzano anche attraverso un’economia del genocidio che è stata largamente denunciata negli scorsi mesi, dai movimenti e da rappresentanti ONU.

Per gestire questa frattura tra la società, che invoca giustizia sociale e rapporti con gli altri popoli che non siano fondati sul ladrocinio e le armi, e la classe politica, quest’ultima adotta sempre più misure repressive e di restrizione degli spazi di confronto e conflitto sociale. Ciò “si traduce sempre più spesso nella militarizzazione dei territori“, che è poi il risvolto interno della corsa al riarmo che hanno intrapreso i governi di tutto il Vecchio Continente.

Riportiamo, infine, la parte finale del comunicato diffuso dal CCCP, che rilancia la mobilitazione e una serie di punti programmatici su cui costruire, appunto, la Città Pubblica che rappresenti un’alternativa politica concreta ai governi, nazionali e locali, dello sfruttamento, della repressione, della guerra.

L’assemblea lancia una manifestazione in Campidoglio nella prima metà di giugno per presentare la delibera popolare di indirizzo sui seguenti punti:

• Idea di città pubblica e di governance:

  • No ai poteri commissariali e speciali per il sindaco e Roma Capitale;
  • Uso e recupero del territorio per garantire servizi e politiche abitative pubbliche in grado di rendere esigibile il diritto all’abitare
  • Revoca dei progetti di speculazione (v. Stadio di Pietralata) e concessione a privati del patrimonio pubblico attualmente in essere (v. Mercati Generali);
  • Interruzione immediata degli accordi con Israele da parte del comune e delle società da esso controllate;

• Potenziare i processi di partecipazione e di considerazione preventiva dell’impatto delle opere sui territori e dell’ulteriore consumo di suolo;

• Ottemperare a leggi nazionali e sovranazionali che tutelano l’interesse pubblico, il verde, l’uso sociale rispetto all’interesse economico

• Promuovere un ciclo dei rifiuti improntato al riciclo e che dia assoluta priorità alla salute dei territori

• Potenziamento dei servizi pubblici, aumento degli organici capitolini per garantire servizi di qualità soprattutto nella periferia

• Stop alla privatizzazione delle municipalizzate, prevedendo contestualmente gli investimenti necessari per servizi pubblici accessibili, laici e di qualità

• Libertà di movimento, di residenza e rappresentanza politica effettiva per le persone migranti che vivono e lavorano a Roma“.

A seguire il comunicato stampa completo, con i firmatari.

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Il 18 aprile 2026 presso Porto Fluviale si è svolto il Consiglio comunale capitolino popolare (CCCP). L’incontro, durato 4 ore, ha visto circa trecento partecipanti e trentacinque interventi da parte di comitati territoriali e vertenze attivate in questi anni a Roma e nei territori su cui incidono le grandi opere decise nell’Urbe.

La scelta di convocare il CCCP in questo luogo evidenzia la necessità di impedire il tentativo dell’amministrazione di usare esempi “virtuosi” di recupero urbano, strappati dalle lotte, come foglia di fico per progetti di rigenerazione che fanno esclusivamente rima con la speculazione. Tra gli interventi, anche i contributi di Giorgio de Finis, Luca Montuori e Michele Munafò.

La convocazione di questo appuntamento è nata dalla decisione della Giunta e di tutti i consiglieri capitolini di ignorare la richiesta di un Consiglio comunale aperto sul modello di città che l’attuale consiliatura sta portando avanti.

Una richiesta avanzata pubblicamente nel dicembre 2025 da comitati, associazioni, gruppi di cittadini, movimenti attivi nell’area metropolitana ma anche in provincia, che da oltre un anno e mezzo hanno intrapreso il comune percorso di lotta delle Realtà Indisponibili Organizzate nei Territori mossi dalla necessità di opporsi al “modello Giubileo”.

Quest’ultimo, rivendicato dalla Giunta Gualtieri stessa, dalla Regione e dal governo Meloni come governance bipartisan e commissariale sine die per realizzare opere e infrastrutture ritenute “strategiche” per la città, attraverso la cosiddetta partnership pubblico-privata, che comporta rischi per la collettività e profitti per i privati, negando la partecipazione di chi abita la città e i territori e drenando servizi e risorse a favore del profitto.

Da tutti gli interventi è emersa una frattura insanabile con l’amministrazione, con cui è in corso una vera e propria contesa: la città pubblica si costruisce contrastando la rendita e la speculazione, finanziando e potenziando servizi pubblici di qualità, stoppando i processi di privatizzazione e procedendo alla ripubblicizzazione di ciò che è stato alienato, accettando il conflitto e il dissenso, ribaltando un modello di governance urbana che non può essere emendato e che, peraltro, ha già prodotto i suoi effetti nefasti in altre metropoli (come Bologna e Milano, che sono intervenute nel corso del CCCP).

In questo senso, riunirsi oggi proprio a Porto Fluviale è importante per affermare che la città pubblica si costruisce attraverso il conflitto e le lotte, con l’autorganizzazione, l’autonomia e l’indipendenza dalle politiche della giunta Gualtieri, ma anche per ricordare che non basta guadagnare la proprietà pubblica degli spazi: bisogna praticarli.

Per farlo, bisogna contrastare un modello che mette a profitto lo spazio urbano e che continua a espropriare risorse (suolo, acqua, etc) sulla base degli interessi della finanziarizzazione di cui l’amministrazione si fa garante, anche in provincia come in altri territori: dalle grandi opere (ex mercati generali, stadio della Roma, inceneritore, biodigestore, raddoppio del Peschiera) alla privatizzazione delle municipalizzate (ATAC, AMA, Acea) alla tendenza a concedere la gestione degli spazi pubblici ai privati.

La partecipazione negata impedisce anche alle decine di migliaia di abitanti di Roma che stanno chiedendo con forza la rottura dei rapporti con Israele di sapere cosa c’è scritto in quegli accordi che vedono, dal 2013, l’azienda Mekorot complice del genocidio dei palestinesi. Si pone, inoltre, il tema della repressione dei conflitti, che si traduce sempre più spesso nella militarizzazione dei territori, giustificata dalla “necessità” di garantire la realizzazione di opere “strategiche” per il profitto e non per gli interessi popolari.

L’assemblea lancia una manifestazione in Campidoglio nella prima metà di giugno per presentare la delibera popolare di indirizzo sui seguenti punti:

• Idea di città pubblica e di governance:

  • No ai poteri commissariali e speciali per il sindaco e Roma Capitale;
  • Uso e recupero del territorio per garantire servizi e politiche abitative pubbliche in grado di rendere esigibile il diritto all’abitare;
  • Revoca dei progetti di speculazione (v. Stadio di Pietralata) e concessione a privati del patrimonio pubblico attualmente in essere (v. Mercati Generali);
  • Interruzione immediata degli accordi con Israele da parte del comune e delle società da esso controllate;

• Potenziare i processi di partecipazione e di considerazione preventiva dell’impatto delle opere sui territori e dell’ulteriore consumo di suolo;

• Ottemperare a leggi nazionali e sovranazionali che tutelano l’interesse pubblico, il verde, l’uso sociale rispetto all’interesse economico

• Promuovere un ciclo dei rifiuti improntato al riciclo e che dia assoluta priorità alla salute dei territori

• Potenziamento dei servizi pubblici, aumento degli organici capitolini per garantire servizi di qualità soprattutto nella periferia

• Stop alla privatizzazione delle municipalizzate, prevedendo contestualmente gli investimenti necessari per servizi pubblici accessibili, laici e di qualità

• Libertà di movimento, di residenza e rappresentanza politica effettiva per le persone migranti che vivono e lavorano a Roma

Qui le realtà aderenti al Consiglio Comunale Capitolino Popolare
Realtà Indisponibili Organizzate sui Territori
Movimento per il diritto all’abitare
Federazione Roma Unione Sindacale di Base
Coordinamento Si Parco Si Ospedale No Stadio
Arci Roma
Potere al Popolo Roma
ASIA-USB
Circolo ARCI Pietralata
Ecoresistenze
Cambiare Rotta – Roma
Donne de Borgata
Collettivo Balia dal Collare – Rieti
Coordinamento contro l’inceneritore di Albano…Roma
Roma sa da che parte stare
Macchia Rossa
Opposizione Studentesca d’Alternativa – OSA – Roma
Pietralata Unita
Comitato Ama Montagnola
Comitato Salute Pubblica zona Tiburtina
Zona verde
Casa del Popolo Scalo – Monterotondo
Csoa Cortocircuito
CRED
Mera 25 Roma
Collettivo X Roma nord-ovest
Associazione Walter Rossi
Cooperativa Inventare l’Abitare
Comitato TAM Comitato no biodigestore di Roma Est
Comitato Tor Marancia Naturale
Comitato Stadio Pietralata No Grazie
Comitato Difendiamo Casal Selce-NO bioDigestore
Rete Ecosocialista
Extinction Rebellion Roma
Spazio sociale Baccelli Net – Trullo Montecucco
Comitato civico per la tutela dell’area degli ex Mercati Generali
Comitato Caravaggio: uniti contro le torri!
Casa del Popolo “Lorenzo Orsetti”
Casa del Popolo Val Melaina – Ladri di Biciclette
Associazione vita di donna-ODV
Casa del Popolo Roma Sud-Est
Casa del Popolo Casal Bruciato
CUC-Coordinamento per l’Unità dei Comunisti

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