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Chi vuole ricominciare con l’estate stagione degli sgomberi?

Da ormai due notti le donne, gli uomini, le bambine e i bambini che abitano dentro il palazzo occupato di Santa Croce in Gerusalemme sono letteralmente in mezzo a una strada, nel pieno di una ondata di calore che sta mietendo danni ambientale ed umani profondi in tutta Italia e a Roma.

Succede perché un principio di incendio in un locale esterno, prontamente spento dagli abitanti, è stato preso a pretesto per dichiarare l’intero immobile inagibile e farlo sostanzialmente occupare dalle Forze dell’ordine.

Una scena già vista, in cui episodi simili vengono usati per giustificare interventi polizieschi che soddisfano solo gli interessi speculativi delle proprietà che vogliono rientrare in possesso degli immobili, senza badare alle vite di chi quei posti li abita e li ha recuperati dal degrado dell’abbandono e dell’incuria. Il tutto, ancora una volta, con il vergognoso utilizzo dei Vigili del Fuoco al servizio della proprietà privata per facilitare sfratti e sgomberi anziché proteggere le persone.

Ciò che sta accadendo a Santa Croce in Gerusalemme, inoltre, è uno sgradevole dejavù che ci riporta a ciò che speravamo di non vedere più in questa città, ossia l’estate trasformata nella stagione degli sgomberi, magari senza soluzioni. Come successo con Cinecittà, via Curtatone, Cardinal Capranica, Scorticabove e una lunga lista precedente.

Viene da chiedersi: chi è che, con spregiudicatezza, sta accarezzando l’idea di ricominciare con l’estate la stagione degli sgomberi, magari per incassare qualche fiche per la campagna elettorale già pienamente cominciata, prendendo lo scalpo di una occupazione abitativa in città?

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