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Genova. Il No sociale crea una saldatura tra giovani, quartieri e posti di lavoro

La campagna per il NO Sociale al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo sta assumendo, anche a Genova, i caratteri di un percorso popolare e di classe.

Il Comitato per il NO Sociale, che riunisce realtà politiche, sociali, sindacali, studentesche e associative, ha scelto di politicizzare il voto referendario trasformandolo in un’occasione di opposizione complessiva alle politiche del governo: un NO al governo della guerra, della repressione del dissenso, dei tagli ai servizi pubblici e dell’aumento delle spese militari.

A livello cittadino, il comitato vede la partecipazione di Potere al Popolo, del sindacato di classe USB, del collettivo portuale CALP, dell’Unione Democratica Arabo-Palestinese, di Donne contro la guerra e il genocidio, delle organizzazioni studentesche OSA e Cambiare Rotta, oltre a singoli cittadini e gruppi di quartiere già attivi sul territorio che hanno scelto di mettersi in gioco anche su questo terreno.

L’assemblea pubblica cittadina di martedì 3 marzo è stata molto partecipata e ha definito in modo chiaro le ragioni del NO Sociale: da un lato gli interventi più tecnici di avvocati e giuristi, che hanno illustrato le criticità del quesito referendario e le conseguenze sul sistema giudiziario; dall’altro le motivazioni politiche, che legano il NO alla necessità di contrastare un clima di guerra permanente, la compressione degli spazi democratici e l’impoverimento sociale prodotto dalle scelte del Governo Meloni e delle false opposizioni.

Un elemento che sta emergendo con forza in queste settimane è il ruolo trainante dei giovani, dalle scuole ai quartieri popolari, fino ai vicoli del centro storico.

La loro partecipazione non è stata soltanto numerosa: è qualitativa. Studenti delle superiori, universitari, giovani lavoratori e ragazze e ragazzi dei quartieri hanno portato nella campagna una grande energia, capacità organizzativa e una lettura politica lucida, che ha dato slancio all’intero percorso del NO Sociale. Alcuni dei banchetti più riusciti sono stati proprio animati da gruppi giovani, capaci di parlare con immediatezza e radicalità a coetanei e residenti.

Lo stesso si è visto nell’assemblea nel quartiere di Oregina, dove la presenza giovanile ha rappresentato un elemento di slancio, contribuendo a trasformare un semplice momento informativo in un vero spazio di confronto collettivo. La loro partecipazione dimostra che il NO Sociale non è solo una battaglia difensiva, ma un terreno su cui una nuova generazione sta iniziando a prendere parola, a organizzarsi e a riconoscersi come parte attiva di un movimento più ampio che rifiuta lo stato di cose presenti.

Le ragioni del No stanno attraversando tutta la città di Genova: dalle scuole alle banchine dei porti, dalle università ai quartieri popolari si è costruita una presenza capillare fatta di banchetti informativi, volantinaggi, discussioni pubbliche e momenti di socialità. Dal centro storico a Marassi, da Sestri Ponente a San Fruttuoso, fino a Oregina il NO Sociale sta prendendo forma attraverso l’iniziativa diretta di Potere al Popolo e di gruppi di cittadini auto-organizzati.

La mobilitazione sta attraversando anche i posti di lavoro dove il sindacato USB ha portato avanti momenti di sensibilizzazione che lega il referendum alle condizioni materiali di chi lavora: precarietà, salari bassi, diritti sotto attacco. In ultimo, ragioni del NO Sociale sono state ribadite anche nelle piazze che in questi giorni hanno denunciato l’aggressione imperialista in Iran e in Medio Oriente.

Durante il presidio di giovedì, così come nelle manifestazioni dell’8 marzo, il filo rosso è stato evidente: la stessa logica che alimenta la guerra all’estero produce repressione, tagli sociali e disuguaglianze in Italia.

Per questo il NO Sociale si presenta come un rifiuto complessivo di questo modello. Nelle settimane che ci restano i banchetti e le iniziative continueranno in vista della manifestazione nazionale del 14 marzo a Roma. L’obiettivo dichiarato è chiaro: far crescere un fronte sociale capace di incidere, dentro e oltre il referendum. Per il Comitato per il NO Sociale, far vincere il NO significa aprire spazi per un’opposizione popolare più ampia, radicata nei territori e nei luoghi di lavoro.

La campagna referendaria diventa così un momento di costruzione collettiva, un’occasione per rimettere al centro bisogni, diritti e conflitti che troppo spesso vengono silenziati, la messa in campo di una reale opposizione tanto al governo della destra, quanto alle false alternative del campo largo.

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