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Vigilanza armata h24: sarebbe questa la soluzione ai problemi del caseggiato?

Milano. L’altro ieri, mentre ci recavamo allo Spazio Ribelle per preparare le attività della settimana, abbiamo trovato i locali della portineria del caseggiato di nuovo aperti. Pensavamo che finalmente fosse stato ristabilito il servizio, ma, invece che a un nuovo custode, ci siamo trovati di fronte a un presidio di vigilanza armata privato; siamo venuti a sapere dai giornali essere stato predisposto da Aler nel quadro di un investimento di un milione e 149mila euro stanziato su iniziativa di alcuni consiglieri e assessori del Municipio 4 per un servizio di vigilanza armata diffuso su tutto il quartiere di Calvairate.

Quando, ormai oltre tre anni fa, è nato lo Spazio Ribelle in Cuoco 7, ci siamo scontrati subito con una condizione di enorme complessità e con uno stato di abbandono e degrado permanente a cui erano e sono tutt’ora sottoposti i suoi abitanti:

immondizia e rifiuti che rimangono accumulati nel punto di raccolta del cortile per settimane, quando non per mesi, che tracimando inevitabilmente anche al di fuori dell’area rifiuti, rendono il cortile invivibile e sistematicamente infestato dai topi – cortile animato per altro ogni giorno dai tanti bambini con cui condividiamo l’esperienza del Doposcuola popolare e dai tanti ragazzi che abitano il caseggiato, continuamente esposti quindi a condizioni igieniche anche pericolose per la loro salute;

ripetuti allagamenti e cedimenti delle cantine, che a un certo punto sono state direttamente chiuse;

case sfitte sigillate con le lamiere da anni o di recente dopo brutali sgomberi di famiglie con bambini a carico, l’ultimo in dicembre con un dispiegamento abnorme di carabinieri e il caseggiato completamente militarizzato per un’intera giornata;

più in generale una condizione diffusa di precarietà economica, lavorativa ed esistenziale – frutto di scelte e priorità politiche, così come di un modello di città ben precisi –  che esula evidentemente dallo specifico della gestione da parte delle istituzioni di Cuoco 7, ma che da questa gestione è ulteriormente implementata, in perfetta continuità con i processi di marginalizzazione e penalizzazione sociale che in questo caseggiato, ma in generale in quartiere, si manifestano nelle loro estreme conseguenze.

Tra queste evidentemente anche ripetuti episodi di tensione che giustamente preoccupano i suoi abitanti, ma che politica e media derubricano sistematicamente a fenomeni di devianza sociale e criminalità, a problemi di ordine pubblico, utilizzando spesso pesanti venature razziste, rimuovendo, invece, dal dibattito le cause profonde che producono poi anche queste situazioni.

A questo stato di abbandono e degrado materiale, ignorato a diversi livelli dalle istituzioni, provano, invece, a rispondere regolarmente i cittadini e i Comitati del quartiere – una toppa a quanto dovrebbe essere, invece, risolto strutturalmente dall’alto – con iniziative di pulizia e sistemazione del cortile, e che insieme a realtà e organizzazioni che tramite le attività di carattere sociale, culturale o di sostegno alle famiglie, o su iniziativa di singoli abitanti esasperati da questa situazione, cercano di dare una risposta diversa a quella del silenzio e della criminalizzazione posta in atto dalle istituzioni.

E anche noi ci siamo attivati più volte in questo senso in continuità con il lavoro di sostegno alle esigenze e ai bisogni di chi abita il caseggiato che svolgiamo con le nostre attività settimanali.

Se questo è il quadro è evidente che la presenza permanente di una vigilanza armata non intacca minimamente le cause che hanno condotto a questa situazione.

Ci chiediamo, anzi, visto anche il clima pesante che si è creato attorno ad alcuni episodi accaduti in città nelle ultime settimane, se non sia anche questo l’ennesimo sintomo di una tendenza sempre più diffusa da parte delle istituzioni e della politica a trattare questioni sociali e bisogni dei cittadini come meri problemi di sicurezza, contribuendo a criminalizzare, invece che affrontare seriamente e in maniera strutturale, le condizioni di marginalizzazione sociale e favorendo, potenzialmente, ulteriori tensioni e disagi invece che risolverli.

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