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Milano commissariata da Tel Aviv. Dimissioni della giunta Sala!

Lunedi 20 aprile la giunta comunale di Milano ha respinta la richiesta di sospensione del Gemellaggio Milano-Tel Aviv nonostante le pressioni della maggiornanza stessa, scatendando l’interruzione della seduta da parte di un nutrito gruppo di cittadini presenti nel pubblico.

La decisione della giunta Sala di mantenere attivo il gemellaggio con Tel Aviv non può però essere interpretata solo come un capriccio del primo cittadino.

Come denunciamo da tempo i rapporti tra Milano e l’entità sionista di Israele sono tutt’altro che simbolici e affondano le radici in accordi economici, tecnologici e commerciali che generano un business da centinaia di milioni di euro, come quelli stretti tra le società partecipate del comune tra cui MM, A2A e la SEA.

La “testardaggine” di Sala rappresenta gli interessi dei principali attori economici e finanziari della città, gli stessi che stanno rendendo Milano invivibile per fasce sempre più ampie della popolazione.

Chi, per l’ennesima volta, si indigna e si straccia le vesti per l’attengiamento del sindaco dovrebbe quindi chiarire se intende ogni volta recitare il ruolo dell’ingenuo o riconoscere che dagli scandali sull’urbanistica fino al gemellaggio con Tel Aviv esiste un filo nero che li unisce.

È il modello Milano, un sistema economico, di potere e una visione di sviluppo che unisce destra e sinistra in perfetta continuità da più di trent’anni con le amministrazioni: Albertini – Moratti – Pisapia  e Sala.

Non basta fare ostruzionismo teatrale se si resta dentro questo giochino, l’unica opposizione si può fare rompendo con questa logica e rimettendo al centro un progetto di città pubblica al servizio degli interessi collettivi: dalla casa al lavoro, dai servizi fino alle scelte in materia di relazioni internazionali.

Per questo come Potere al Popolo dopo ieri chiediamo con ancora maggior convinzione le dimissioni della giunta Sala e la rottura di tutti gli accordi tra la città di Milano e Israele.

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