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Dongo. L’antifascismo non si processa

Venerdi 19 giugno ore 9 presso il Tribunale di Como si terrà la seconda e ultima udienza del processo a Cecco Bellosi per danneggiamento alla teca e alla lapide raffigurante Benito Mussolini e Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra.

Considerate, la teca e la lapide che in realtà sono la stessa cosa, come “beni esposti per necessità alla pubblica fede“. Non è uno scherzo perché cosi cita il capo d’imputazione.

Quindi un monumento a Mussolini nel luogo dove è stato fucilato da tre partigiani eseguendo la sentenza emessa in nome del popolo italiano dal Comitato di Liberazione Alta Italia viene ritenuto un “bene pubblico” e non un’apologia di fascismo. Non a caso la denuncia viene fatta dal rappresentante di un organizzazione neofascista.

La notte del 28 aprile anniversario del tirannicidio Cecco ha tolto i fiori che mani fasciste avevano apposto sopra la teca; non ha fatto altro. E ci sembra surreale che sia accusato di antifascismo.

Venerdi 19 ore 9 si può partecipare alla seduta nell’aula del tribunale.

Venerdi 19 giugno ore 9 presidio antifascista davanti al Tribunale di Como

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