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La lotta nelle case popolari di Calvairate sull’emergenza topi ottiene risultati, e non si ferma

Nelle case popolari Aler di Calvairate, periferia sud-est di Milano, negli ultimi mesi si sta vivendo una vera e propria emergenza topi che, complice il caldo eccezionale registrato nelle ultime settimane, sta assumendo dimensioni fuori controllo.

Colonie di topi invadono gli spazi comuni, giardini e le cantine abbandonate. La loro presenza non si limita più al perimetro delle proprietà Aler ma si estende ai parchi del quartiere e alle strade circostanti, con conseguenze sempre più pesanti sulla vita quotidiana di tutto il quartiere.

Le testimonianze degli inquilini descrivono una situazione ormai insostenibile. Cavi della fibra ottica rosicchiati nelle cantine hanno lasciato intere famiglie senza connessione internet, rendendo impossibile per molti lavoratori svolgere attività in smart working. Diversi residenti segnalano danni alle automobili causati dai roditori, mentre le isole ecologiche risultano nella maggior parte dei casi impraticabili perché nessuno vuole avvicinarsi.

Per mesi abitanti, associazioni e comitati hanno tentato la strada delle segnalazioni istituzionali. Esposti, lettere e richieste di intervento si sono susseguiti senza ottenere risultati concreti. Ma nell’ultimo mese qualcosa è cambiato. La rabbia accumulata si è trasformata in organizzazione, dando vita a una serie di assemblee nei caseggiati che hanno coinvolto un numero crescente di residenti.

Questo percorso ieri ha dato vita ad un presidio itinerante che ha attraversato il quartiere. Un corteo rumoroso e partecipato, capace di attirare l’attenzione sull’emergenza topi e sulle condizioni sempre più degradate delle abitazioni popolari. Un’iniziativa simbolicamente rivolta a “scacciare i topi”, ma soprattutto a rompere il silenzio che da troppo tempo circonda i disservizi di Aler.

Sotto la pressione costante di queste settimane Aler ha iniziato a muoversi e ad annunciare interventi, confermando ancora una volta che soltanto la mobilitazione collettiva riesce a smuovere un ente che per mesi è rimasto sostanzialmente fermo. Ma gli abitanti chiedono fatti concreti. Non sono ancora chiari né i tempi né l’entità degli interventi programmati.

Per questo motivo la mobilitazione non si fermerà. L’assemblea che aveva chiesto la presenza di Aler all’iniziativa di ieri si è trovata di fronte all’ennesima assenza dell’ente e ha deciso di rilanciare la protesta con un nuovo appuntamento settimana prossima direttamente sotto la sede di Aler.

L’emergenza topi rappresenta però soltanto la punta dell’iceberg. Dietro l’attuale rischio sanitario emergono problemi molto più profondi che riguardano l’intero patrimonio di edilizia pubblica lombardo. Negli ultimi anni le condizioni dei caseggiati popolari sono progressivamente peggiorate. Manutenzioni ordinarie e straordinarie vengono rinviate, gli interventi di pulizia risultano insufficienti e aumenta il numero degli alloggi lasciati sfitti. In molti casi, dopo gli sgomberi, gli appartamenti vengono ristrutturati e successivamente murati, rimanendo inutilizzati per anni mentre cresce in tutta la città il bisogno di case popolari.

Una situazione inaccettabile e che nelle assemblee sta facendo emergere una consapevolezza più ampia. I topi non sono la causa del degrado ma il suo prodotto naturale. Sono la manifestazione più evidente di un processo di abbandono che riguarda l’intero quartiere.

E infatti il problema non è più confinabile ai soli caseggiati Aler. Calvairate è un quartiere fragile, attraversato da difficoltà sociali diffuse, ma al tempo stesso interessato da enormi progetti di trasformazione urbana. Dalla futura Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC) alla riqualificazione dell’area dell’ex Macello, fino ai progetti legati all’espansione della rete metropolitana con fermata prevista in piazzale Cuoco, il quadrante sud-est della città è ormai al centro di importanti interessi economici e immobiliari.

Mentre si moltiplicano gli investimenti destinati alle grandi operazioni urbanistiche, intere porzioni del quartiere vengono lasciate in condizioni di crescente abbandono. Un contesto che rischia di favorire i processi speculativi e l’ingresso di nuovi operatori immobiliari interessati a valorizzare economicamente aree oggi considerate marginali.

Per questo quanto sta accadendo a Calvairate non appare come un semplice incidente amministrativo. Al contrario, sembra inserirsi dentro una precisa logica politica che considera sacrificabili i quartieri popolari nel quadro delle grandi trasformazioni urbane che stanno ridefinendo Milano.

La responsabilità non riguarda soltanto Aler e Regione Lombardia. Essa si intreccia con il modello di sviluppo urbano perseguito negli ultimi vent’anni dalle amministrazioni comunali di centro destra e centro sinistra Albertini-Moratti-Pisapia-Sala.

Proprio in questi giorni il “Modello Milano” esce politicamente rafforzato dalla sentenza relativa alla vicenda della Torre di via Stresa, nonostante il riconoscimento di rilevanti irregolarità nei processi autorizzativi.

Un precedente che potrebbe alimentare ulteriori spinte alla deregolamentazione urbanistica, come già tentato con la proposta di legge “Salva Milano” scritta da Salvini su richiesta di Sala, e rafforzare quegli interessi speculativi che stanno già trasformando profondamente il volto di una della città diventata simbolo delle disuguaglianze sociali italiane.

A chiudere il cerchio troviamo il recente Piano Casa del Governo Meloni, un elenco di promesse fumose dove emerge chiaramente solo l’accanimento contro le occupazioni abitative con sgomberi più rapidi.

Per questo la battaglia contro l’emergenza topi non riguarda soltanto un problema sanitario. Riguarda il diritto all’abitare, la qualità della vita nelle periferie e il modello di città che si sta costruendo. Una battaglia che a Calvairate ha già dimostrato una cosa: quando gli abitanti si organizzano e lottano, qualcosa inizia a muoversi. Ma è soltanto l’inizio.

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