La sentenza di primo grado per il processo “Torre Milano” di Via Stresa – ventiquattro piani di palazzo eretto con una semplice Scia dove prima c’era un edificio di soli due piani – ha assolto gli imputati riconoscendo l’abuso edilizio ma ritenendo gli accusati in “buona fede” nel forzare le procedure esistenti e nel regalare agli speculatori immobiliari decine di migliaia di euro di mancati oneri di costruzione.
Non intendiamo entrare nel merito delle valutazioni della magistratura, anche perché il percorso giudiziario è tutt’altro che concluso. Ciò che riteniamo invece necessario evidenziare è la reazione immediata che ha seguito la sentenza.
Dal sindaco Sala agli esponenti della destra, si è levata una voce pressoché unanime che ha salutato questa decisione come una vittoria per rilanciare il progetto di legge “Salva Milano”.
Dietro la retorica della semplificazione si nasconde però un obiettivo molto chiaro: una radicale deregolamentazione dell’urbanistica, destinata a favorire grandi interessi immobiliari privati e operazioni speculative sempre più aggressive. Un modello che riduce il ruolo pubblico nella pianificazione delle città, scarica sulla collettività i costi della “rigenerazione urbana” e consente a grandi fondi e investitori internazionali di estrarre valore da interi quartieri.
Altro che “buona fede”, il progetto di città che unisce destra e sinistra a Milano è un modello fondato su abusi edilizi, regali agli speculatori e disuguaglianze record.
È tempo di costruire l’alternativa necessaria a questo sistema, rimettendo al centro l’interesse collettivo delle fasce popolari che tutti i giorni vivono e lavorano in questa città, vogliamo Milano città pubblica! Sala dimissioni!
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