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Torino. Tra Primo Maggio e repressione

Una nuova ondata repressiva si sta abbattendo sul Movimento NoTav, ogni volta che nel cantiere si ricomincia con i lavori la questura avvia le sistematiche campagne di persecuzione degli attivisti NoTav.

Questa volta si tratta dello sgombero della casetta cantoniera di Oulx, un presidio storico che negli ultimi anni era un punto di accoglienza di quei migranti che attraversano le montagne per andare in Francia, e delle pesanti misure cautelari arrivate in seguito ai fatti del Primo Maggio 2019.

Due eventi che confermano l’attenzione sproporzionata che la questura di Torino ha nei confronti del movimento NoTav, un’attenzione che ha l’obiettivo di proteggere gli interessi di quelle aziende che fanno profitti grazie al cantiere e criminalizzare chi invece da anni si oppone a questa grande opera inutile e dannosa.

Tuttavia, in questo caso le misure cautelari relative al Primo Maggio del 2019 ci danno un quadro che va oltre le stanze della questura e dei tribunali. Viene fuori chiaramente l’intero sistema politico che sostiene la realizzazione del TAV e che usa la violenza della polizia per zittirne le voci discordanti.

Riprendiamo i fatti. Il Primo Maggio del 2019 ci fu un corteo con delle caratteristiche differenti rispetto a quelli organizzati negli anni precedenti, da mesi le Madamine SiTav erano sulla ribalta delle cronache di tutti i giornali, locali e nazionali.

Per chi le avesse dimenticate rappresentavano le facce delle piazze in cui, nelle settimane precedenti, si erano radunati gruppi di SiTav (tra cui anche i settori edili della CGIL) per chiedere di accelerare i lavori nel cantiere, chiedevano di far ripartire le aziende appaltanti perché avrebbero creato lavoro.

Guardando però alle forze politiche riunite in quelle piazze, che andavano dal PD alla CGIL fino a gruppi di estrema destra da sempre pronti a svolgere il proprio ruolo di cani da guardia dei padroni, era evidente che l’obiettivo non era certo quello di permettere alle migliaia di disoccupati piemontesi di ottenere un lavoro onesto e sicuro.

D’altra parte, che cosa ci si può aspettare da quei partiti sempre in prima linea nella demolizione dei diritti sul lavoro e spesso compromessi con le organizzazioni mafiose infiltrate nel cantiere del TAV? Nulla!

Di conseguenza il classico corteo che il primo maggio attraversa le vie del centro si è caratterizzato con un numeroso spezzone sociale pieno di bandiere NoTav, e ne sono venute fuori rivendicazioni chiare. Le classi popolari hanno bisogno di un lavoro sicuro ma nessuno è disposto ad accettare compromessi tra salute e lavoro.

Il territorio della Val Susa, oltre che dal TAV, è devastato da frane e allagamenti, quanti posti di lavoro potrebbe offrire un piano serio di cura del territorio dal rischio idrogeologico? Perché si taglia sulla sanità? Perché si chiudono i presidi ospedalieri della valle? Non dovrebbero essere queste le priorità per la popolazione? Non è da qui che si può partire per creare lavoro? Queste erano le questioni che quel corteo poneva unendo la lotta NoTav a quella di tutti i lavoratori.

Tuttavia, davanti allo spezzone sociale, il corteo del Primo Maggio torinese è sempre più una passerella per dirigenti politici e sindacali che un corteo di lavoratori. Sistematicamente, le forze dell’ordine si preoccupano di assicurare la testa del corteo ai partiti della sinistra e del centro sinistra come PD, LEU e gli altri e ai sindacati confederali CGIL, CISL e UIL.

Nel 2019, alla polizia si è affiancato il servizio d’ordine del PD, un servizio d’ordine evidentemente composto da professionisti del settore della sicurezza che quel giorno lavoravano fianco a fianco a carabinieri e polizia.

Un servizio d’ordine per nulla formale, armato di cinte usate senza nemmeno troppa premura contro i NoTav, per mantenerli lontani da piazza San Carlo dove storicamente si tiene il comizio finale del corteo.

Adesso, la solita propaganda è orientata ad invertire il ruolo delle vittime e quello dei violenti, noi, però, ci ricordiamo le teste spaccate dai manganelli delle forze dell’ordine e dalle cinte del PD. Ci ricordiamo anche che molti gruppi immersi nello spezzone sociale non hanno accettato la presenza di forze politiche incoerenti e opportuniste, ci ricordiamo che un piccolo ma rumoroso gruppo con le bandiere di Potere al Popolo ha respinto indietro lo spezzone di Sinistra Italiana al tempo alleata per le regionali con l’ultras delle Madamine, Sergio Chiamparino.

Sappiamo chi sono le vittime e chi i carnefici, ed è per questo che abbiamo sempre definito il primo maggio torinese come un corteo alla cui testa marcia il nemico. Un nemico marcio per giunta, gonfiato dalla propaganda delle Madamine, contro il quale bisogna chiaramente opporsi.

Oggi abbiamo l’occasione di farlo. Il sistema politico/mediatico ha definito molto bene i confini di classe presenti in quel corteo, da una parte le cosiddette “vittime”: il PD, i sindacati confederali e Grimaldi di LEU, la polizia e gli speculatori che guadagnano sul TAV; dall’altra gli attivisti NoTav e i lavoratori.

Noi sappiamo da che parte stare, voi?

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