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Yusupha, l’ultimo bracciante ucciso dal fuoco a Torretta Antonacci

Stato e Regione Puglia continuano la latitanza

Ancora un morto nelle campagne del Foggiano: Yusupha Joof, 35 anni, un bracciante gambiano, è morto stanotte nell’ennesimo incendio di una baracca nell’insediamento di Torretta Antonacci. A prescindere dalle cause della tragedia, questa ennesima morte conferma le responsabilità delle istituzioni governative e locali, che da anni continuano a sfornare “tavoli contro il caporalato”, “protocolli contro lo sfruttamento”, intese, accordi, finanziamenti e progetti, senza che tutto questo abbia una incidenza concreta sulle condizioni di vita nei cosiddetti ghetti rurali.

Qui si continua a vivere e morire nelle baracche, si continua a lavorare a 40 gradi per una manciata di euro, nel Foggiano come in altre province italiane dove migliaia di braccianti immigrati, produttori di una parte della ricchezza dell’agroindustria italiana, sono costretti a vivere a causa delle politiche razziste di discriminazione e clandestinizzazione della forza-lavoro.

La situazione di Torretta Antonacci è conosciuta a livello nazionale e internazionale da ormai oltre venti anni, ma il comune di San Severo continua a negarne l’esistenza in termini di iscrizione anagrafica agli abitanti e la Regione Puglia continua a finanziare progetti e interventi da parte di soggetti estranei ed esterni, interessati solo ed esclusivamente a speculare sulla pelle dei lavoratori agricoli qui presenti.

Da anni l’Unione Sindacale di Base ha sostenuto e sostiene i processi di auto-organizzazione che i braccianti hanno costruito in questa realtà, ha sostenuto a proprie spese alcuni interventi per il miglioramento delle infrastrutture e svolge a titolo gratuito attività di orientamento legale, assistenza sociale e alfabetizzazione sindacale.

Bisogna dare forza e voce direttamente ai lavoratori, non agli speculatori della solidarietà.

Non è accettabile nel 2022 continuare a vedere tragedie di questo genere, causate principalmente dalla colpevole incapacità delle istituzioni di affrontare seriamente il problema dei braccianti migranti.

Rivendichiamo prima di tutto il rispetto dei diritti umani di tutti i lavoratori che vivono e producono ricchezza in Italia, rivendichiamo l’applicazione dei contratti di lavoro, che prevedono trasporti e alloggio a carico delle aziende, rivendichiamo immediatamente la regolarizzazione di tutti i lavoratori migranti e documenti per chi lavora le terre.

Basta con queste morti, l’Italia che difende i diritti umani dove più le interessa, continua ad essere responsabile delle tragedie che accadono proprio sul suo territorio.

È ora di porre fine a questa strage: diritti e dignità contro ogni sfruttamento dei migranti.

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