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Sicilia, il rientro è ancora un tabù, “fateci tornare!”

Mentre pubblichiamo questa nota, arrivata ieri, il governatore della Regione siciliana Nello Musumeci ha dichiratao di aver raggiunto un accordo con il governo sulle possibilità di rientro dei suoi conterranei.

Da quanto si apprende, i termini prevedono l’aumento dei voli giornalieri sulle tratte Roma – Palermo/Catania e il numero dei traghetti dalla e per la Calabria, fermo restando gli oblighi di registrazione sul portale dell’assessorato, di comunicazione telefonica ad Alitalia (impossibile accedere alla linea, riferiscono gli utenti) e di quatantena per 14 giorni una volta rientrati nell’Isola.

I tamponi sono previsti solo al termine dei 14 giorni, e saranno verosimilmente effettuati solo a chi riporta i sintomi del contagio.

Nonostante le fanfare con cui sono state trasmessa agli organi di stampa dall’amministrazione, queste misure ci sembrano l’ennesimo fumo negli occhi per non affrontare la situazione, e crediamo non invalidano minimente le richieste messe in campo dal neonato “Coordianamento siciliano”, di cui di seguito vi proponiamo il comunicato.

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Il “Coordinamento siciliano” della Campagna per il Blocco degli affitti e delle utenze, che l’Asia Usb e la Rete giovanile Noi Restiamo stanno portando avanti a livello nazionale, si è riunito per la prima assemblea nel pomeriggio di martedì 5 maggio.

La discussione ha toccato una serie di punti su cui il Coordinamento vuole prendere parola e iniziativa, per rimettere al centro dell’agenda una serie di questioni troppo spesso lasciate nel dimenticatoio dalle amministrazioni di tutti i colori politici.

La Campagna si inserisce in un momento di profonda difficoltà economico-sociale per il paese con delle rivendicazioni chiare, a nome di quelle nuove generazioni che non trovano voce nelle istituzioni, né tanto meno vedono ascoltate le proprie esigenze specifiche nella fase attuale.

La Sicilia è una terra vittima dell’emigrazione forzata dei suoi figli, la mancanza di prospettive lavorative e di vita portano – e hanno portato nel tempo – migliaia di giovani a lasciare il proprio paese d’origine, in cerca di miglior fortuna.

Questa condizione di precarietà è emersa con maggior forza a seguito della diffusione del Covid-19, dove migliaia di studenti e lavoratori si sono trovati lontano dai propri cari nel momento di maggior bisogno, tanto economico quanto affettivo.

In questo quadro, la Regione siciliana ha dapprima risposto con delle misure per studenti e studentesse fuori sede (nell’Isola e non) insufficienti a garantire il sostegno necessario in una situazione come questa; poi, una volta scattata la “fase 2” in tutto il paese, ha usufruito del potere decisionale concessogli dallo statuto autonomo per impedire i rientri a tutte quelle persone che contavano nel “fatidico 4 maggio” per ricongiungersi al luogo natio.

Il governatore Nello Musumeci ha risposto alle pressioni messe in campo dall’attivazione di tantissimi ragazzi e ragazze, direttamente colpiti dall’insensata misura, con una serie di dichiarazioni contraddittorie che hanno creato solo confusione sul rientro nell’Isola.

Ma anche quando fosse confermato, il Presidente non ha messo a disposizione i mezzi sufficienti a garantire sia il viaggio a coloro che si trovano in ristrettezza economica, sia che questo avvenga in piena sicurezza.

Treni, bus e aerei infatti hanno fortemente diminuito le loro corse, e quelle attive sono vendute a prezzi inaccessibili per grosse fette di popolazione, con il risultato che chi potrà affrontare il viaggio, sarà costretto comunque a riempire le tasche delle solite poche aziende private. Così come per il pur magro “bonus affitto”, un trasferimento di reddito dal basso verso l’alto.

Siamo dunque nella stessa situazione di partenza. Gli isolani che non hanno potuto scegliere di restare e costruire la loro vita nella terra natia, si vedono ora ostacolare perfino il rientro.

Contro tutto questo, il “Coordinamento siciliano” non vuole stare a guardare e propone un’occasione di dibattito pubblico (probabilmente nel fine settimana, a breve maggiori informazioni) aperto alle siciliane e ai siciliani tutti, dove affrontare le questioni fin qui discusse e costruire una piattaforma rivendicativa che metta insieme i bisogni di tutti noi, a partire dalle questioni già messe in campo:

– Per chi studia lontano da casa, il blocco degli affitti e delle utenze è una misura imprescindibile per smorzare l’impatto economico causato dal coronavirus, garantendo così la sussistenza soprattutto alle famiglie più in difficoltà;

– Il rientro per chi si trova lontano dall’isola deve essere garantito e in piena sicurezza, evitando salassi per il portafogli e nuovi focolai in movimento;

– La crisi in corso, che sarà lunga e profonda, dovrà essere l’occasione per rimetter al centro un cambio di rotta nella gestione dell’Isola, dando priorità ai diversi bisogni degli abitanti, dai lavoratori alla società civile, dagli studenti ai piccoli commercianti.

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