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Catania. La Villa Bellini, un bene pubblico violato dal comune all’insegna del profitto

“Ancora una volta la città deve assistere impotente all’ennesimo illegittimo sfregio del Giardino Bellini, bene culturale e paesaggistico riconosciuto e vincolato dalla Regione Siciliana e conosciuto dai catanesi, e non solo, da un secolo e mezzo quale simbolo inviolabile della città?”.
A porsi da tempo questa inquietante domanda e’ Alfio Lisi, in qualità di portavoce di Free Green Sicila .
La risposta è ben visibile, basta recarsi alla Villa Bellini, raggiungere il piazzale centrale per trovarsi davanti ad una sorta di tribuna da stadio destinata ad accogliere non meno di 5.000 spettatori per ogni concerto.
Sottolinea Lisi che “è anche prevedibile la trasformazione del monumentale giardino in una discarica di rifiuti di ogni genere come già
constatato per i concerti irresponsabilmente autorizzati e svolti nelle scorse stagioni estive”.
Free Green “per fermare l’ennesimo scempio del Giardino Bellini” aveva chiesto alla Prefetta e al Sovrintendente di Catania di “non autorizzare alcuna iniziativa di massa e privata, cosa che non solo si scontra con il Codice dei Beni Culturale e Paesaggistici, oltre che con le Carte nazionali e internazionali sui Giardini Storici monumentali, ma mette a rischio l’incolumità del Giardino oltre alla sicurezza di quelle migliaia di spettatori che si riverserebbero all’interno di un bene delicatissimo e per molti di questi del tutto sconosciuto e con il quale non hanno alcun legame profondo e culturale dunque con il rischio che si comportino come se si trovassero all’interno di uno stadio o di un palazzetto dello sport così come di fatto è già accaduto”.
Insomma, anche questa amministrazione comunale di stampo Fratelli d’Italia ha trasformato per l’ennesima volta la Villa Bellini da un’area pubblica in una sorta di area privatizzata per tutta la stagione estiva dove il pubblico dovrà pagare non meno di 50 euro a persona per ogni spettacolo; il Giardino Bellini, un bene pubblico violato e sacrificato dal comune di Catania sull’altare del profitto…nel silenzio assordante del movimentismo ecologista locale.

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