La decisione di Pfizer di chiudere il reparto penicilline nello stabilimento di Catania e avviare la procedura di licenziamento collettivo per circa 330 lavoratori su 550 dipendenti rappresenta l’ennesima dimostrazione del metodo predatorio del capitale multinazionale.
Questo taglio drastico, che cancella oltre la metà della forza lavoro diretta ed entra in scia con l’espulsione di 130 lavoratori a tempo indeterminato e il mancato rinnovo dei precari già nel 2022, minaccia di devastare l’intero polo farmaceutico etneo e il suo indotto.
Pfizer tenta di giustificare questo smantellamento adducendo una presunta “contrazione di mercato” e il calo della domanda di siringhe preriempite e antibiotici ospedalieri. Rifiutiamo con forza questa narrazione di comodo: la riduzione delle vendite su linee obsolete è la conseguenza diretta di decenni di mancati investimenti industriali e di una sciente “politica del carciofo”, con cui l’azienda ha sfogliato e lasciato invecchiare lo stabilimento senza mai introdurre nuove produzioni ad alto valore aggiunto.
Mentre Pfizer S.r.l. registra in Italia centinaia di milioni di euro di fatturato nel 2025 e più di 17 milioni di utile netto, accumulando profitti astronomici a livello globale grazie alle commesse pubbliche e ai vaccini, la dirigenza rifiuta esplicitamente di presentare un vero piano di sviluppo per riassorbire il personale, limitando le risorse alla sola manutenzione ordinaria delle linee residue.
Il meccanismo è sempre lo stesso: le multinazionali si insediano, sfruttano la manodopera locale qualificata e intascano aiuti e risorse pubbliche, per poi abbandonare il territorio e lasciare il deserto industriale non appena i margini di profitto su una linea non soddisfano più le pretese degli azionisti.
Questa vertenza mette a nudo anche la strutturale impotenza dello Stato e delle normative vigenti come la Legge 223/1991 o la Legge 234/2021. Le istituzioni e i tavoli del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) intervengono sempre e solo a disastro compiuto, riducendosi al ruolo di notai degli esuberi, del tutto privi di strumenti e volontà politica per obbligare le multinazionali in attivo a reinvestire.
La farsa delle trattative gestite dall’advisor, che ha contattato circa 70 soggetti privati senza raccogliere alcuna manifestazione d’interesse, conferma che non si può affidare il futuro industriale alle sole dinamiche di mercato.
Come Potere al Popolo!, sosteniamo che sia giunto il momento di ribaltare questo modello. Chiediamo il ritiro immediato e senza condizioni di tutti i 330 licenziamenti collettivi e l’obbligo per Pfizer di destinare una quota dei suoi profitti straordinari alla riconversione e riqualificazione dello stabilimento di Catania.
Occorre stoppare immediatamente i finanziamenti pubblici a fondo perduto e gli incentivi a pioggia per le aziende prive di vincoli occupazionali rigidi, imponendo un vero controllo pubblico e popolare sulla produzione e sulle scelte industriali dei settori strategici come quello farmaceutico.
Saremo ai cancelli, nelle assemblee e nelle piazze al fianco dei lavoratori in ogni momento di mobilitazione, perché il lavoro, la salute e la dignità di Catania non si svendono ai profitti di Big Pharma!
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