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Pisa. L’antifascismo e la falsa coscienza del PD, a 79 anni dalla Liberazione della città

Il 2 settembre si e’ svolta a Pisa la commemorazione del 79º anniversario della liberazione della città.
Un evento di carattere esclusivamente istituzionale, senza il coinvolgimento della città, onde evitare possibili contestazioni da parte di chi, come noi, avrebbe potuto evidenziare l’enorme ipocrisia di un rito che, tacendo sull’attualità del fenomeno nazi fascista in Italia ed in Europa, affossa ancora di più un valore a fondamento della nostra Costituzione.

In quello stesso giorno il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo, noto esponente del Partito Democratico, ha informato a mezzo stampa di una sua proposta di Legge speciale che presenterà al consiglio regionale per “…conservare la memoria e far conoscere ai giovani toscani delle scuole la storia delle stragi nazi fasciste sui nostri territori…”.
Forse Mazzeo farebbe meglio a presentare una mozione di autocritica sul ruolo del suo partito nell’affossare l’antifascismo.
Il Partito Democratico e’ stato, infatti, uno dei massimi demolitori delle ragioni storiche, sociali, politiche e culturali dell’antifascismo nel nostro paese. Un partito che, sin dai primordi, ha perseguito l’allucinazione dalemiana del “paese normale”, che si sarebbe potuto costruire solo cancellando la storia del conflitto di classe nel nostro paese, che sino alla fine degli anni ’70 del secolo scorso ha coniugato la lotta per una società più giusta con quella contro i fascisti, sempre schierati, armi alla mano, dalla parte del padronato.

Sull’altare di quel tentativo di normalizzazione si sdoganarono i peggiori esponenti del fascismo, come i repubblichini di Salò, ultima feroce espressione della morente dittatura mussoliniana. Non ci dimenticheremo mai le parole pronunciate da Luciano Violante nel 1996 all’atto del suo insediamento a Presidente della Camera dei Deputati, quando parlò dei tagliagole fascisti come “ragazzi” da comprendere all’interno di quel contesto storico.

Oggi i figli di quei “ragazzi” – che parteciparono attivamente, insieme alle SS naziste, a tutte le stragi in Toscana e in Italia – sono al governo del paese, a sancire il totale fallimento delle scelte politiche del PD che ora, costretto dalle ripetute sconfitte a vestire i panni di partito di opposizione, insozza ancora una volta i valori antifascisti.

Ma le dichiarazioni di Violante ed il revisionismo storico che ne conseguì non basta a giustificare il nostro sdegno. Occorre parlare dell’oggi, di chi come il PD vota a favore dell’invio delle armi all’Ucraina, consegnate ad un esercito che ha inserito tra i suoi ranghi migliaia di nazisti, strutturati in brigate di assalto addestrate ed armate dalla NATO e ora finanziate direttamente con i soldi dei contribuenti italiani, grazie anche al voto dei parlamentari “democratici”.

Ci siamo sempre battuti, ci battiamo e ci batteremo con coerenza contro il fascismo, riconoscendone e indicando la sua genesi di classe a sostegno degli interessi dei padroni di sempre. Una mano armata che ha insanguinato l’Italia nel ventennio mussoliniano, nel dopoguerra con le stragi durante la cosiddetta “strategia della tensione”, oggi con i provvedimenti ferocemente antipopolari del governo Meloni, come il taglio del reddito di cittadinanza, le agevolazioni fiscali a favore dei ricchi, le politiche di guerra e l’invio di armi ai nazisti ucraini, in continuità stretta con il governo Draghi.

In questa militanza antifascista il PD non e’ mai stato né sarà un nostro alleato, ma un nemico dichiarato, perché disorienta e depista intenzionalmente le nuove generazioni nella lettura storica e nell’attualità del fenomeno nazifascista.

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