Quando si entra in clima di campagna elettorale il governo si ricorda dei lavoratori dello stabilimento Beko di Siena; è un’operazione di sciacallaggio politico non solo per gli evidenti risvolti in chiave elettorale, ma anche perché pone i lavoratori e la comunità davanti al ricatto tra la disoccupazione e riarmo, con tutte le implicazioni sociali che questa scelta di politica economica porta con sé.
L’ultima volta che si era accostato il nome di Leonardo s.p.a. allo stabilimento di Viale Toselli ci si stava avvicinando alle elezioni Regionali; oggi, appena chiuso il discorso legge elettorale “truffa”, il ministro delle imprese e del made in Italy Urso ha dichiarato che il gruppo Leonardo sarebbe disponibile a “contribuire con un proprio presidio industriale, che potrà assorbire una parte significativa degli occupati”.
Non sarebbe la prima volta quindi che a dichiarazioni fatte in clima pre elettorale non segua alcun fatto, ma è desolante vedere come un’azienda produttrice di armi e complice del genocidio in Palestina sia ben accolta sul nostro territorio dalle istituzioni ma anche da CGIL, CISL e UIL. La dichiarazione non dà certezze né assicurazioni, e se qualcosa si facesse probabilmente non sarebbe per tutti i circa 150 lavoratori rimasti dei 299 che Beko impiegava al momento in cui è arrivata a Siena, rimane quindi in piedi l’ipotesi spezzatino.
Il contegno di istituzioni e sindacati confederali è il segno dell’incapacità della politica e della triplice sindacale, incapaci di proporre soluzioni reali ma servi e complici dell’imperialismo USA e UE, più che disposti a mettere l’elmetto per salvare le proprie posizioni nello sprezzo dell’interesse della società e di quello dei lavoratori.
Le politiche proposte con differenti sfumature da governo e campo largo promuovono l’aumento della produzione bellica, spingendo l’Italia verso un sempre maggior coinvolgimento nelle guerre presenti e future e nel genocidio del popolo palestinese, CGIL CISL e UIL sono della partita e il tutto è reso molto bene evidente già in questi primi scambi che abbiamo visto qui a Siena attorno a questa vicenda.
Potere al Popolo! è contrario ad ogni ipotesi che veda aumenti nel coinvolgimento del nostro territorio nella produzione di armi e nelle filiere della guerra, vogliamo la conversione a scopi civili degli impianti che producono per scopi militari nella provincia. Rifiutiamo la distinzione tra produzione militare e Dual-Use suggerita da CGIL e Regione.
No a Leonardo a Siena, No alla soluzione spezzatino.
Il 30 Ottobre sosteniamo lo sciopero generale indetto da USB.
GIU’ LE ARMI, SU I SALARI!
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