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“Se a Roma non c’è un cambio di passo si va allo sciopero cittadino”

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L’elenco delle crisi aziendali che stanno bruciando migliaia di posti di lavoro a Roma è lungo e, purtroppo, si allunga. Dopo Almaviva, Alitalia, Sky, Tg 5, Esso. Adesso incombe anche la mannaia sulle aziende partecipate come Multiservizi dove si vanno aprendo le procedure per 669 licenziamenti negli appalti dell’Atac per la pulizia degli autobus. Dopo l’introduzione di Stefano De Angelis, lavoratore del Comune di Roma, la relazione di Fabiola Bravi dell’Usb all’assemblea dei lavoratori delle aziende partecipate è impietosa sulla situazione della Capitale. Eppure internazionalizzare i servizi porterebbe anche risparmi consistenti, come i 24 milioni che costerebbero quelli dell’Atac invece dei 48 che si spendono appaltandoli all’esterno. “Si sceglie sempre la via del profitto per le aziende private, nonostante che il sistema degli appalti si sia rivelato fallimentare”. L’Usb che ha convocato l’assemblea non fa sconti all’assessore Colomban, imprenditore veneto fortemente voluto dallo stesse Beppe Grillo, alla guida delle municipalizzate. Gli chiede di andarsene prima di finire il lavoro sporco che sta portando alle privatizzazioni e propone uno sciopero cittadino per il 29 settembre.

Dopo di lei c’è il brillante intervento dell’avvocato Carlo Guglielmi del Forum Diritti Lavoro che, evocando il “rasoio di Occam” (prete e filosofo del Medio Evo che invitava ad evitare la postulazione di entità inutili, favorendo la partenza da principi dimostrati e quindi semplici, e con solide e semplici deduzioni fare in modo che si arrivi alla conclusione ndr) ha tagliato gli orpelli e le moltiplicazioni introdotte dal ricorso alle gare di appalto tra privati piuttosto che affidare a poche aziende pubbliche la gestione diretta del servizio. Una rasoiata analoga è stata affibbiata ai meandri della Legge Madia spesso invocata – anche dagli amministratori del M5S – come un destino ineludibile per procedere alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.

Prendono poi la parola lavoratori e delegati dell’Ama (Givoanni), dell’Acea (Nello), dell’Atac (Michele Frullo), di Zetema (Davide Insadi e della gestione del verde pubblico (Paolo). Emergono problemi simili come riduzione degli organici, aumento dei carichi di lavoro, peggioramento nell’erogazione del servizio, ma soprattutto l’impressione che si voglia lasciar degradare i servizi pubblici per metterli in mano ai privati. Tutti concordano sulla necessità di uno sciopero generale cittadino che mandi un segnale chiaro e forte alla giunta comunale e regionale sul fatto che a Roma occorra un cambio di passo rispetto al declino economico e del lavoro e che le privatizzazioni siano parte decisiva del problema e non della soluzione. La data su cui per ora si converge è quella del 29 settembre. La Carovana delle Periferie resoconta delle reazioni al volantinaggio a sostegno dello sciopero dei trasporti previsto per giovedi 6 luglio. La gente, i pendolari, gli utenti non sanno che ben 111 linee di autobus che li fanno disperare alle fermate nelle periferie (anche quando non c’è alcuno sciopero) sono già state privatizzate da anni, con risultati disastrosi per il servizio e per i lavoratori che vi operano. Lo sciopero cittadino puà diventare uno sciopero metropolitano se oltre che nei luoghi di lavoro viene preparato anche nei quartieri e tra gli utenti.

Le conclusioni le tira Guido Lutrario affermando che l’assessore Colomban se ne deve andare a casa e con lui i sostenitori delle privatizzazioni nella giunta comunale, cioè di coloro che stanno contraddicendo con i fatti quello che avevano annunciato in campagna elettorale in materia di difesa dei servizi pubblici. Lutrario attacca il progettodi “Fabbrica Roma” che Comune e Regione hanno messo in piedi insieme a Cgil Cisl Uil che nel declino dei diritti dei lavoratori e dei diritti sociali a Roma sono ampiamente parte del problema e non della soluzione contro il declino economico della Capitale. Ribadisce l’opportunità dello sciopero generale  cittadino – da estendere a  tutte le aziende in crisi o chiuse – e ai movimenti sociali che si battono per i servizi pubblici o il diritto alla casa. La data del 29 settembre è quella su cui cominciare a discutere nelle assemblee dei lavoratori. Ma intanto a luglio c’è già un appuntamento di mobilitazione in Campidoglio per giovedi 13 luglio, una manifestazioneper dire alla giunta comunale e alla città che l’emergenza sociale a Roma non sono certo i migranti e ch e nessuna persona è illegale. “O si discute con i lavoratori e si fa una discussione vera con gli abitanti per fermare il declino di Roma o si andrà ad una giornata di blocco della città”. Una garanzia di avviso forte e chiara.

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