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A Napoli, per dire no alla normalizzazione

Alla vigilia della manifestazione di Napoli del prossimo 30 giugno ci sembra utile ricapitolare le ragioni sociali che costituiscono la cornice politica di questo appuntamento di mobilitazione.

L’approvazione in Parlamento della cosiddetta riforma del mercato del lavoro (la legge Fornero) ci segnala – come hanno efficacemente testimoniato le mobilitazioni di ieri a Roma -l’impellente necessità di continuare una lotta la quale è lungi dall’essersi conclusa ma che andrà articolata e generalizzata anche in relazione al nuovo contesto sociale e agli elementi di modificazione strutturale che inizieranno a palesarsi.

D’altro canto l’incidere del corso della crisi economica, con il suo corollario di questioni intrecciate alle convulsioni dell’Euro e dell’Eurozona, non prospetta uno scenario di tranquillità ma allude ad un ingarbugliamento dei fattori della competizione globale e, di conseguenza, a nuovi affondi antisociali ad opera dei poteri forti del capitale a scala multinazionale.

Ed è in tale contesto generale che nasce la manifestazione del 30 giugno a Napoli la quale – come è naturale che sia – contiene, oltre ai riferimenti al quadro politico generale, un legame forte con le peculiarità del conflitto sociale metropolitano e con le variegate forme con cui si esemplifica l’effervescenza sociale in questi territori.

“Ripartire dal Sud, Rivoltiamo il paese” è lo slogan con il quale si è costruita la manifestazione di Napoli (http://www.retedeicomunisti.org/it/archivio/notizie/item/4253-ripartiamo-dal-sud-rivoltiamo-il-paese) che nelle intenzioni dei compagni e delle forze politiche e sociali che hanno proposto questa scadenza di lotta vuole rappresentare una connessione tra una dimensione sociale di mobilitazioni diffuse, vertenze locali e territoriali, spesso frammentate tra loro, e i possibili quanto auspicabili percorsi di ricomposizione e di unità tra i diversi soggetti colpiti dalla crisi.

Da questo punto di vista Napoli ha rappresentato e rappresenta tuttora un interessante laboratorio politico e sociale in cui si riproducono esperienze di lotta, modalità di governance, sperimentazioni di modelli di gestione della crisi e di relative politiche securitarie le quali si nutrono della complessità e delle contraddizioni che la materia sociale costantemente alimenta.

Nell’ultimo anno politico, come sempre, nell’area napoletana non sono mancate le lotte, le vertenze e lo scontro e non è mancata l’abituale e sempre più raffinata azione di repressione e di narcotizzazione del conflitto ad opera degli apparati dello stato. Non sono mancate le tensioni ma le istituzioni, sia nella forma politica e sia in quella militare, non si sono risparmiate nell’esemplificare la loro funzione autoritaria di comando e controllo.

Nel corso dei mesi, più volte, si sono alimentate significativi momenti di autorganizzazione, di relazione unitaria tra le vertenze in corso e tentativi di nuove e più avanzate soglie di rappresentazione organizzata del conflitto.

Le giornate dell’Assedio al Palazzo della Regione, la lunga accampata dei Precari Bros sotto la sede del Comune, le vertenze dei lavoratori del polo di Pomigliano (Fiat, Avio, Ergom, Alenia) le mobilitazioni degli addetti alla Società Partecipate colpite dalla mannaia dei processi di ristrutturazione, la diffusa mobilitazione, dei lavoratori e degli utenti, contro i tagli al sistema del trasporto pubblico fino all’interessante esperienza delle proteste contro Equitalia sono un ricco portato sociale che non può essere archiviato sbrigativamente ma che necessità di un bilancio politico mirante ad un ulteriore estensione e riqualificazione politica del conflitto.

Ripartire dal Sud, mai come ora, non è un richiamo ideologico o, peggio, un orpello estetizzante ma è un oggettivo dato da cui, per quanti si battono per dare voce, forze e rappresentanza al conflitto sociale, non è possibile decantare.

Ripartire dal Sud significa, concretamente, ritornare ad esercitare una azione di riorganizzazione sociale nei luoghi in cui la crisi si avverte con un livello di intensità ancora più forte e dove disperazione e mugugno di consistenti settori della società possono, se sapientemente inchiestati e relazionati, costituire quel valore aggiunto ad una battaglia politica che, immediatamente, fuoriesce dal mero dato economicistico e si colloca, di fatto, su un versante di alternativa e di alterità al modello sociale dominante ai diktat dei mercati.

Rilanciamo – quindi – l’invito alla partecipazione alla Manifestazione del 30 giugno a Napoli (http://www.contropiano.org/it/sindacato/item/9907-napoli-azione-di-protesta-al-maschio-angioino) consapevoli che questo percorso di mobilitazione è tutt’ora un work in progress e che dovrà, obbligatoriamente, avvalersi del contributo di quanti, a vario titolo, nel corso del tempo hanno alimentato lotte e conflitti nella metropoli partenopea e in tuttoil meridione d’Italia.

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