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Ricordare chi era davvero Peppino Impastato per ricordare anche cosa erano davvero la DC ed il PCI

Il 9 maggio 1978 veniva ucciso Peppino Impastato. Mai, però, avrei immaginato che potessero arrivassero ad accostare Peppino ed Aldo Moro come ho visto fare, proprio ieri, in TV. Si, perché per quelli della mia generazione erano due figure lontane anni luce l’uno dall’altro e lì per lì ho pensato che, più passa il tempo, più il gioco pare farsi semplice per i falsificatori di quel periodo storico.

Mentre in nome di Aldo Moro, in quei giorni di un maggio di quarant’anni fa si scatenava un inferno in tutto il paese che portava in galera, senza processo, migliaia di compagni e si completava l’offensiva reazionaria che, a suon di stragi e di leggi speciali, poneva fine al più grande e longevo movimento di classe di tutto l’occidente, il brutale assassinio di Peppino veniva derubricato, da parte Carabinieri e Magistratura, a “suicidio di un terrorista”.

Come sappiamo, il corpo ormai esangue di Peppino fu adagiato sui binari della ferrovia e fatto saltare per aria con una carica di tritolo dagli sgherri mafiosi.

Il #PartitoComunistaItaliano aveva deriso, ignorato ed avversato da vivo Peppino, i suoi compagni e l’attività di Radio Aut nel contesto di una feroce attività di criminalizzazione di tutto ciò che si muoveva alla sua sinistra, portata avanti di concerto con la polizia politica ed avvalendosi dell’azione organica di ampi settori della magistratura. Mentre accusava gran parte del movimento di non schierarsi con lo Stato e di fiancheggiare così, “oggettivamente”, il “terrorismo”, il #PCI non si faceva scrupoli ad offrire il proprio appoggio “esterno” al governo di Giulio Andreotti, potentissimo capocorrente dello stesso partito di Aldo Moro – la #DemocraziaCristiana – che in Sicilia aveva come suoi esponenti di punta Don Vito Ciancimino, Salvo Lima ed i famigerati cugini Ignazio e Nino Salvo.

Erigere Peppino Impastato – da morto – ad “eroe della legalità”, così come ha fatto il PCI e come continuano a fare i suoi eredi (ma non solo), è una delle più grandi mistificazioni sulla storia di quel partito che, tuttavia, trova ancora larghissimo spazio nella vulgata “antimafiosa” corrente. In quel tempo, in Italia si stava consumando un aspro, lungo e durissimo conflitto sociale e Peppino, da partigiano, era schierato da una parte, mentre Aldo Moro, fino al giorno del suo rapimento, era stato saldamente alla guida della parte opposta.

Negare questa verità storica non può che avere un fine: occultare quel conflitto per nascondere la possibilità stessa del conflitto nella storia, sulla pelle di Peppino.

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1 Commento


  • Daniele

    Vorrei ricordare che già all’inizio del Movimento Studentesco nei primi anni “70 del secolo scorso, Movimento che si espanse a macchia d’olio in tutta la penisola, per così dire da Bolzano a Trapani, già allora il PCI, specialmente in Emilia e specialmente nella ricca e grassa Bologna (ormai apertamente imborghesita), collaborò apertamente con la DIGOS e la polizia politica dei Carabinieri con ampi sorrisi e pacche sulle spalle, arrivando a schierare gli operai dell’FLM ed i facchini della cooperativa della Stazione ferroviaria di Bologna a fianco dei cordoni di polizia che “arginavano” la giusta protesta, distinguendosi, specialmente i facchini, in pestaggi nei confronti di compagni extraparlamentari, per cui quanto scrivete è ampiamente documentato; vorrei aggiungere le parole di “dolore” del Sindaco Zangheri due giorni l’assassinio di Francesco Lorusso, parole rivolte a Polizia e Carabinieri:”Non potavate fare altro…..”. Chiudo con questi dati: già dall’inizio degli anni “50 del secolo scorso l’Emilia e specialmente Bologna erano circondate da una cortina di ferro condotta dal PCI, FGCI e Confederali, in altre parole “o hai la tessera o te ne puoi andare”.

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