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La Nato vuole ancora aerei spia sulla Russia

Il comandante in capo delle Forze armate riunite Nato per l’Europa, il generale dell’aviazione statunitense Philip Breedlove, ha dichiarato ieri che occorre tornare a far sorvegliare la Russia dagli aerei spia U-2 e RC-135, come ai tempi dell’Unione Sovietica. Secondo Breedlove, gli U-2 sono necessari come mezzo “di più profonda esplorazione delle possibili aree teatro diretto delle ostilità e per contrastare efficacemente la crescente minaccia strategica di Mosca”.

Breedlove non è nuovo a simili ammonimenti. Poche settimane fa, in audizioni di fronte al Congresso USA, aveva chiamato a esser pronti a un “conflitto con la Russia” che, a suo dire, “costituisce una minaccia per gli Stati Uniti”. Ai giornalisti aveva detto che gli “alleati Nato stanno innalzando il proprio livello di efficienza bellica per esser preparati contro un’evoluzione negativa dei rapporti con la Russia”.

Lo scorso 24 marzo, in visita a Tbilisi, il generale yankee aveva detto che la collaborazione con la Nato difende i coraggiosi georgiani dalla “aggressione russa”. Mosca, aveva detto Breedlove, “sta cambiando le regole esistenti”, per “dividere il mondo libero”. Dopo essersi mostrato sulla frontiera tra Georgia e Ossezia meridionale, Breedlove aveva tuonato: “Ho visto come il vostro popolo sia diviso in due. Il vostro coraggioso paese ha dovuto soffrire a causa delle mire della Russia di allargare la sua influenza oltre i propri confini”. Mosca, ha detto Filippo il georgiano (è nato ad Atlanta), “sta conducendo un gioco aggressivo nella politica mondiale, creando nuovi problemi, cui noi dobbiamo opporre una barriera”. Così che i georgiani “debbono continuare a seguire il cammino intrapreso e rafforzare ancor più la partnership con Nato e USA”.

La “raccomandazione” di Breedlove trova terreno fertile a Tbilisi: sin dagli anni ’90 la Georgia sta percorrendo quella strada, tra adesione all’Euro-Atlantic Partnership Council, programma Nato “Patnership for Peace” e “Individual Partnership Plan”. Nonostante le fantomatiche simpatie filo-russe di cui l’ex presidente georgiano e attuale governatore della regione ucraina di Odessa, Mikhail Saakašvili, accusa l’odierna leadership georgiana, è un fatto che, insieme alle truppe Nato – in particolare turchi, tedeschi e italiani – rimaste a Kabul ad addestrare quelle afghane, ci sono anche 750 militari georgiani. Inoltre, manovre congiunte con paesi Nato o americano-georgiane vengono regolarmente compiute, sia in terra che sul mar Nero e nel settembre scorso è stato aperto a Krtsanisi il primo Centro di addestramento internazionale situato in un paese non ancora membro dell’Alleanza atlantica. Il governo inoltre non fa mistero della propria propensione di avvicinamento alla Nato e da mesi si ripetono le prese di posizione europee e americane su un prossimo ingresso della Georgia nell’Alleanza.

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