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La migrazione annunciata delle Colonne d’Ercole

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Sono scomparse senza lasciare traccia. Dopo aver nutrito l’immaginario dei navigatori e dei poeti per secoli sono state inghiottite dalla storia di questi ultimi decenni. Le Colonne d’Ercole, barriera e limite insuperabile del mondo conosciuto. Simbolo mitico dell’occidente. Identificate con lo stretto di Gibilterra o altrove nel Mare Mediterraneo, le Colonne si sono nel frattempo delocalizzate. Sono state globalizzate e poi adattate alle grandi trasformazioni della politica europea. Sono Colonne che assomigliano a reti metalliche adattabili alle circostanze e alle esigenze del controllo senza frontiere dell’umana mobilità. Torri di guardia e sofisticati sistemi di intercettazione di umani che cercano di attraversare su una passerella il grande abisso che separa i continenti. I mostri del mare e il Leviatano che si diverte tra le torri gemelle.

Per non scomparire senza lasciare traccia sono i Lazzaro dell’omonima parabola che arrivano al soccorso di un continente alla deriva. Le Colonne d’Ercole, baluardo dell’altro mondo, si sono spostate altrove, anzi sono state deliberatamente affondate nel mare. Nel luogo dove si va costruendo una Città Sommersa, lontana e vicina insieme, dei naufraghi della divisione del mondo. Le guardie di frontiera domandano i documenti agli affondati dello sviluppo ineguale dell’economia mercantile.Le Colonne d’Ercole sono davanti all’ingresso della porta principale della città sommersa. Inghiottite dal Mediterraneo dei campi di identificazione, detenzione ed espulsione. Testimoni silenziose, le Colonne, con tagliando d’ingresso gratuito e numerato. L’Odissea si scava oggi tra le onde del mare di sabbia del Sahel.

Sono scomparse dalle cartine geografiche senza lasciare traccia. Le Colonne d’Ercole si trovano non lontano dal canale di Sicilia e segnalano il continente sommerso. Atlantide è nella realtà una Città Sommersa dove si germina la civilizzazione del futuro. Ulisse si è avventurato nel mare come fanno i migranti che hanno dimenticato il nome dell’isola di partenza. Le Colonne d’Ercole hanno messo i fiori perché la primavera si avvicina e i bambini hanno steso tra le due una corda per l’altalena. Partiti loro sono le donne che, dopo aver fatto il bucato, mettono a stendere i panni sott’acqua per non farli asciugare. Colonne mobili che non spaventano più i naviganti e neppure i teologi che temevano per il cielo. Sono proprio le Colonne che lo reggono, e sulla loro sommità si intravvedono le antenne paraboliche da dove sbarcano notizie.

Sono scomparse nella bruma del mattino senza lasciare traccia. Le Colonne d’Ercole indicano che i confini si sono spostati. Ogni migrante è la sua frontiera mobile che passa le Colonne d’Ercole delle polizie e dei campi di detenzione immaginati per rinchiudere la storia tra mura e reticolati. Sono invece diventate una porta d’accesso per il museo del mare che rimane aperto anche la domenica. Sono un’attrazione turistica per i viaggiatori di ogni tipo. Per primi passano gli irregolari e poi mano a mano gli altri. I passaporti sono sconsigliati specie se timbrati alla frontiera di arrivo. Giurano di aver visto le Colonne d’Ercole salpare da un mare all’altro e da un confine all’altro. Non fanno più soggezione e gli innamorati vi incidono sopra i loro nomi perduti o dimenticati a forma di cuore. I credenti appendono alle Colonne i loro ‘ex-voto’e i marinai dipassaggio vi accendono il cero per l’ultima promessa che Dio non ha mantenuta.

niamey, marzo 017

 

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