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Lo “spazio civilizzato europeo” dell’Ucraina banderista

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Risuonano ancora le presunte dichiarazioni (smentite dalla sua portavoce) della ex eminenza nera del battaglione neonazista “Ajdar”, la Jeanne d'Arc banderista Nadežda Savčenko, che avrebbe definito “bestie da soma” e “ciarpame” i volontari nazionalisti ucraini “che sono andati nel Donbass, a uccidere il nostro stesso popolo, per soldi o per non finire in galera” e che danno “la vita per gli oligarchi”. Ricordate, avrebbe scritto Savčenko sulla pagina Facebook poi definita falsa, “che non sarete mai degli eroi e il popolo non vi perdonerà mai. Voi avete fatto di me un'eroina e poi anche una deputata. Ma anche le mie mani sono sporche di sangue. Io sono un'eroina allo stesso modo in cui lo siete voi per gli ucraini normali… ci riempiono le orecchie sull'aggressione russa, ma di fatto siamo noi gli aggressori contro il nostro stesso popolo”.

Ed è sullo sfondo di tali parole – false o presunte – che continuano i veri martellamenti ucraini sul Donbass. Sabato scorso quattro civili sono morti e un altro è rimasto ferito a Avdeevka, occupata dalle forze di Kiev. Il comando della DNR ha dichiarato che non è questa la prima volta che le truppe ucraine della 72° Brigata meccanizzata e i reparti di Pravyj Sektor colpiscono le proprie posizioni su Avdeevka (era accaduto lo scorso 11 marzo) per poi incolparne le milizie popolari e avere il pretesto per violare gli accordi di Minsk. Non è un caso, ha dichiarato ieri il portavoce delle milizie della DNR, Eduard Basurin, che la provocazione sia avvenuta proprio all'antivigilia dell'ennesima riunione del Gruppo di contatto, che si tiene oggi a Minsk. Gli osservatori Osce hanno constatato che il fuoco non è stato aperto dall'area di Spartak, controllata dalle milizie, come sostenuto da Kiev; pur tuttavia, ha detto Basurin, gli stessi osservatori Osce non hanno specificato la reale direzione di tiro. Secondo la DNR, i tiri ucraini provenivano dal villaggio di Vodjanoe, dove la ricognizione delle milizie aveva rilevato la presenza di carri armati e artiglierie D-30 e semoventi “Akatsia”. Il dramma è stato messo in piedi per motivi di propaganda, ha detto Basurin, proprio in occasione della presenza a Kiev di tanti media occidentali per il festival di Eurovidenie.

Ma le forze ucraine hanno continuato a colpire anche altri settori della DNR: numerosi villaggi nell'area di Donetsk, Mariupol, Gorlovka; un giovane di 26 anni è rimasto ucciso a Kominternovo e un'anziana è rimasta ferita a Jasinovataja. Dall'inizio del mese, secondo la DNR, non è passato giorno che civili non siano rimasti feriti sul territorio della Repubblica, per i tiri delle forze ucraine.

Ieri, mortai ucraini da 82 e 120 mm, lanciagranate automatici e cannoncini di mezzi blindati hanno martellato le aree di Frunze, Kalinovo, Kalinovka, Smeole nella LNR; appena il giorno precedente, il portavoce delle milizie della Repubblica popolare di Lugansk, Andrej Moročko, aveva denunciato il fatto di come gli osservatori Osce ignorino gli sforzi delle milizie per il rispetto degli accordi di Minsk sul cessate il fuoco, lo sminamento delle aree, l'arretramento delle forze e la rinuncia all'utilizzo di droni da combattimento.

Droni che invece sono usati dalle forze ucraine o dai loro sponsor. L'agenzia rusvesna.su riporta che ieri un drone USA “RQ-4A Global Hawk” ha sorvolato per circa dieci ore la linea di demarcazione tra le forze ucraine e le milizie sul Donbass. Secondo Interfax, il drone sarebbe partito, ancora una volta, dalla base di Sigonella e, da un'altezza di 15mila metri, sarebbe arrivato fino a un'ottantina di km dal confine russo. D'altronde, il presidente ucraino Petro Porošenko ha bofonchiato di contare sull'appoggio USA sulla questione del Donbass e addirittura di pretendere che Washington venga aggregata al cosiddetto “formato normanno” (Berlino, Parigi, Mosca e Kiev) dei colloqui di Minsk.

E proprio alla vigilia dei colloqui in Bielorussia, ieri Petro Porošenko si è dato alle dichiarazioni a effetto, sostenendo che l'unica alternativa agli accordi del febbraio 2015 (il cosiddetto “Minsk-2”) sarebbe la rinuncia al Donbass da parte di Kiev, nonostante lui sia contrario a tale soluzione: “dividiamoci dal Donbass, regaliamolo a qualcuno, costruiamo un muro, dimentichiamoci del Donbass, che tanto non lo riavremo mai. Andiamo per due strade diverse”. Evidentemente in vena di boutade propagandistiche, Porošenko ha anche assicurato i giornalisti che sono gli stessi miliziani prigionieri di Kiev (altro punto critico degli accordi di Minsk) “a voler rimanere in carcere”, piuttosto che “tornare in DNR e LNR”.

Il presidente-pasticcere ha poi raggiunto il culmine del suo filosofeggiare a proposito del fatto che, dopo l'abolizione dei visti con la UE (l'atto formale è previsto per il 17 maggio a Strasburgo) solo i pazzi possono considerare l'Ucraina come uno Stato postsovietico e tantomeno parte del “mondo russo”. L'abolizione del visto “è un passo gigantesco verso l'Europa, l'affermazione della libertà umana, e dell'indipendenza del nostro Stato", ha omeliato e ha anche sottolineato che con l'abolizione del visto Kiev "ha superato le conseguenze" della Rada di Pereyaslav del 1654, allorché i cosacchi di Zaporože, guidati dal getman Bogdan Khmelnitskij adottarono la storica decisione sul passaggio dell'Ucraina sotto la protezione di Mosca. Ora l'Ucraina, ha sentenziato il presidente, si è unita “al comune spazio civilizzato europeo” che va “da Lisbona a Kharkov”: città in cui, secondo lui, termina l'Europa.

E per non esser da meno, ma guardando i meridiani geografici dall'opposta angolazione, il primo ministro Vladimir Grojsman ha stabilito da dove invece cominci l'Europa: “l'Europa comincia qui, in Ucraina, da ognuno di noi, dalle nostre azioni e dai risultati!”.

E che risultati: davvero da “spazio europeo civilizzato”, scandito a colpi di pistola contro chiunque si opponga all'esaltazione delle tradizioni naziste. Proprio ieri a Kamenskoe (regione di Dnepropetrovsk) le guardie del corpo dell'ex leader di Pravyj Sektor, Dmitro Jaroš, hanno bastonato e ferito alle gambe, a colpi di pistola, un taxista che si era rifiutato di rispondere al saluto “gloria all'Ucraina” con “agli eroi gloria”, in auge tra le formazioni naziste di UPA e OUN all'epoca di Stepan Bandera; ferito a colpi di pistola anche un altro taxista, giunto in soccorso del primo.

Senza contare gli effetti della cosiddetta “decomunistizzazione” sui cambiamenti di nome a città, strade, organizzazioni; il divieto di ogni “simbologia totalitaria” comunista o sovietica; la galera riservata ai comunisti; l'esaltazione dei simboli, della storia, degli “eroi” nazisti”; il blocco di energia elettrica e acqua verso i centri delle Repubbliche popolari; il licenziamento degli insegnanti sospettati di “propaganda separatista” a favore del Donbass o di simpatie filorusse (con gli scolari invitati a fare le spiate); senza contare tutto questo, è proprio quello “spazio europeo civilizzato” che permette di bastonare i turisti che si azzardino a parlare in russo o i pensionati che manifestano nell'anniversario della vittoria sul nazismo.

E' forse lo “spazio europeo” che, mentre si attrezza con la legislazione securitaria interna per nuove prove belliche esterne, dovrà attendersi una “civilizzazione” sul modello banderista ucraino?

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