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Macron? Macroff! La lotta di classe in Francia e il crepuscolo del macronismo

La “fase due” della strategia dell’establishment per affrontare il movimento sociale scoppiato in Francia dal 17 novembre, cui l’agenda politica – per soggetti sociali coinvolti, ampiezza delle rivendicazioni ed organizzazioni politiche e sindacali che gli fanno forza e forma – è andata ben al di là del suo incipit, si sta delineando in questi giorni.

Da un lato, parziali concessioni al movimento, da una iniziale dilatazione dell’aumento delle accise di sei mesi si è passati a un congelamento per tutto l’anno prossimo – questa “concessione” era già stata fatta estendendola per l’arco di tempo della sua presidenza all’isola de La Réunion senza sortire alcun effetto di smobilitazione. Dall’altro, un intensificarsi della repressione tout court con condanne detentive dure ai manifestanti posti in stato di fermo prolungato sabato a Parigi, a cui si somma l’azione di violenza nei confronti degli studenti delle medie superiori ieri al terzo giorno di blocco consecutivo degli istituti scolastici. A quelli che si sono riversati in strada ieri mattina in differenti città: Lione, Bordeaux, Marsiglia, Tolone, dove i CRS hanno risposto con lanci di differenti “proiettili” a loro disposizione (granate stordenti, quelle dispersive, proiettili di gomma e naturalmente gas lacrimogeni), ferendone due in modo grave. E il ministro dell’istruzione si è lamentato della “estrema violenza” dei manifestanti!

Per comprendere la spirale repressiva che si sta abbattendo sugli studenti, si veda l’episodio in cui sei ragazzi sono stati posti in stato di fermo prolungato per una scritta: “Macron dimissioni”, apparsa sulla parete del proprio istituto in periferia. Intanto si sta preparando la macchina giudiziaria e poliziesca per le manifestazioni di sabato, in cui si ipotizza l’uso di blindati in funzione anti-barricata e si aumenta l’organico giudiziario per poter gestire un ampio numero di fermi ed interrogatori.

Una paragone dà la cifra del salto di qualità repressivo: la Primavere scorsa negli undici giorni di assalto alla ZAD di Notre-Dame des Landes la polizia sparò 11 mila munizioni di diverso tipo, a Parigi, sabato scorso, ne sono state sparate 10 mila.

Un altro tassello della strategia macroniana è “l’appello alla calma” fatto alle forze politiche e sindacali, che però sembra cadere nel vuoto. Dal punto di vista del movimento politico sociale, continuano le chiamate per azioni congiunte di ordine di grandezza differente, tra GJ e organizzazioni sindacali: i lavoratori della funzione pubblica della CGT di Parigi raggiungeranno i GJ partendo da un proprio concentramento sabato all’una. Stesso appello di “convergenza” l’hanno fatto gli cheminots di SUD Rail – sigla sindacale combattiva molto attiva nel movimento contro la privatizzazione della SNCF – che ha invitato i “controllori” a far viaggiare gratis chi si reca alla manifestazione civile, ed anche i lavoratori della CGT di Lafarge si uniranno alle giacche gialle.

Oggi, per la prima volta in un incontro “informale” si vedranno le direzioni dei maggiori sindacati con posizioni eterogenee rispetto al governo e al movimento dei GJ, con la dirigenza di CFDT e FO che hanno un atteggiamento di apertura al dialogo con il primo, mentre CGT e SUD-Solidaires sono in gradi diversi sempre più coinvolte nel movimento.

Contemporaneamente, si moltiplicano gli appelli per le iniziative dell’Atto Quarto della protesta. A Lille si terrà una manifestazione nel centro cittadino con un momento di confronto e convivialità finale, mentre circolano sulla rete appello a blocchi di due giorni, tra cui il contiguo centro commerciale Euralille. Intanto, nonostante le esortazioni alla rinuncia del ministro dell’Interno Castaner, la marcia per il clima di sabato è stata mantenuta e darà vita a numerose iniziative: alcuni organizzatori – Alternatiba, Les Amis de la Terre e ANV Cop21 – hanno preso parola rispedendo al mittente il tentativo di “divide et impera” tra movimento per la giustizia sociale e quello per la transizione ecologica, ribadendo che sono due facce della stessa medaglia, e che queste istanze devono essere coniugate e non contrapposte.

Anche l’espressione più avanzata dei quartieri popolari di Parigi si sta organizzando per sabato, nella modalità probabilmente con cui è scesa in strada il 1 dicembre. Il leader del Comitato per la Verità per Adama, perno insieme ai militanti del collettivo Rosa Parks e di Antifa Paris Banlieue dello spezzone dei quartieri periferici di sabato scorso a Parigi ha ribadito in una intervista su StreetPress che “quando a partire dal 15 del mese non riesci più a nutrire i tuoi figli, questa è una violenza maggiore che bruciare una prefettura”.

Per il 18 dicembre è prevista la giornata della “collera nera”, di cui circola l’appello e che prevede numerose iniziative centrate sulle fasce più vulnerabili del precariato sociale diffuso e sulla questione migrante. Un altro tassello nel puzzle di un movimento sociale sempre più in fibrillazione. Un’attenzione particolare va posta al mondo rurale, visto che ieri il sindacato degli agricoltori della FSNA, dopo l’annuncio di una mobilitazione per la prossima settimana, ha deciso il giorno in cui si terranno le azioni a livello dei vari dipartimenti, mentre il secondo sindacato degli agricoltori, CR, darà indicazione di partecipazione a seconda delle decisioni che prenderà l’FNSA. Il leader del terzo sindacato Laurent Pinater, la CF, lascia libertà di partecipazione ai propri aderenti, ed ha dichiarato: “Noi ci ritroviamo in numerose rivendicazioni degli GJ. Bisogna che ci sia più giustizia fiscale e maggiore ridistribuzione della ricchezza”.

Ieri il leader de La France Insoumise ha tenuto un discorso di fronte all’Assemblea Nazionale, in cui ha ribadito l’identità di molti punti di rivendicazione dei GJ e quelli del programma del suo partito, la chiusura del governo sulle sue proposte e l’eccezionalità “positiva” di questo momento storico. Un discorso da “tribuno del popolo” che ha portato per l’ennesima volte nelle sedi istituzionali la voce di chi è “fuori” e sta accerchiando un potere che gode di un sempre minore consenso e che il leader della FI ha definito “transitorio”.

Infine, oggi il premio per l’azione più creativa va ad un blocco del traffico in cui un gruppo di GJ ha improvvisato una coreografia di danza su un brano latino-americano, intrattenendo la fila di automobilisti che teneva il ritmo suonando il clacson. Difficile risalire al giorno e al blocco, ma colpisce un dato: quasi 500 mila visualizzazioni. Et alors on danse

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