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Roma: la Polizia blocca i lavoratori pubblici che protestano

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Questa mattina i lavoratori del Pubblico Impiego stavano realizzando a Roma un “presidio itinerante” che, partito davanti al Ministero dell’Economia in Via XX Settembre, ha poi raggiunto quello del Lavoro in via Flavia dove però i manifestanti hanno trovato incredibilmente i portoni chiusi.
I dipendenti pubblici, con trolley, scatoloni con su scritto “Lavoratore in mobilità”, “Dipendente licenziato offresi”, “Perseguitate gli evasori, non i lavoratori”, stavano per raggiungere in pullman la sede INPS di via Amba Aradam ed il CUP dell’Ospedale San Giovanni, per congiungersi in seguito con i lavoratori della Ricerca, quando sono stati bloccati dalla Polizia. Mentre i lavoratori rimanevano all’interno del pullman, su cui campeggiava lo striscione del “Pubblico Impiego incazzato”, fermo accanto al Ministero dell’Economia, alcuni dirigenti del sindacato sono stati ‘invitati’ a recarsi in Questura per concordare le modalità della protesta con i responsabili dell’Ordine Pubblico. I quali, naturalmente, hanno ribadito il diviato a manifestare in vigore ormai surrettiziamente in tutta la capitale da mesi. Di fronte alla determinazione e all’insistenza dei rappresentanti dei lavoratori però la Questura, dopo oltre un’ora di trattativa, ha dovuto cedere, accettando che l’iniziativa proseguisse sotto forma di presidio itinerante. 

Dopo aver toccato il MEF e il Ministero del Lavoro, la manifestazione di Roma ha quindi potuto proseguire alla volta della sede INPS di via Amba Aradam, dove i lavoratori hanno costruito un muro di cartone a simboleggiare quello frapposto fra utenti ed istituto dalla chiusura degli sportelli e dalla trasformazione dell’INPS in un ente sempre più virtuale. Poi il presidio si è spostata all’Ospedale San Giovanni, dove è stato effettuato un volantinaggio agli utenti per mettere in luce la condizione della Sanità regionale: 7000 posti letto tagliati, chiusi 27 ospedali sui 56 e cancellati 12 Pronto soccorso.
Racconta a Contropiano Daniela Mencarelli, dell’Esecutivo Nazionale USB Pubblico Impiego: “A quel punto il pullman si è mosso alla volta di Piazzale Aldo Moro raggiungendo i lavoratori della Ricerca che un’ora prima erano partiti in corteo dall’Istituto Superiore di Sanità e con bandiere e cartelli avevano attraversato la Città Universitaria concludendo il presidio davanti alla sede del CNR”.

“C’è un clima che non ci piace – denuncia Pierpaolo Leonardi, dell’Esecutivo nazionale dell’USB – a Roma le manifestazioni dei lavoratori vengono continuamente molestate dalle forse di polizia, mentre vengono tollerate quelle politiche, pro o contro Berlusconi o Monti. Chiediamo che il diritto a manifestare sia invece garantito a tutti”. A chi chiede ai sindacati di attendere che Mario Monti cominci a lavorare per esprimere un’opinione l’Unione Sindacale di Base risponde: «Valuteremo il nuovo esecutivo nei fatti ma è necessario mobilitarsi contro le gravi misure previste dall’ultima manovra contro il lavoro pubblico, dalla mobilità forzata alla cassa integrazione, al licenziamento. Dal 2008 si è colpito il pubblico impiego con tanta violenza da pregiudicare lo stesso funzionamento della macchina dello Stato».

Iniziative simili a quelle in atto a Roma sono in corso da questa mattina in numerose città nell’ambito della giornata di nazionale mobilitazione contro le misure imposte dalla BCE e confermate nella Legge di stabilità appena varata che, oltre a mantenere il blocco del turnover ed i tagli al salario, concretizzano la legge Brunetta, con mobilità obbligatoria del personale attraverso meccanismi cogenti e sanzionatori, la Cassa Integrazione, e la cancellazione delle piante organiche, ovvero licenziamenti. I lavoratori denunciano anche gli ulteriori tagli ai fondi per i Ministeri, con pesanti ricadute sul servizio Pubblico e dunque allo Stato Sociale.

A Bologna i dipendenti pubblici questa mattina hanno prima realizzato un presidio allInps, poi si sono spostato sotto la sede dell’Inpdap e poi ancora alla Segreteria Generale dello Stato dove dal tetto del palazzo i lavoratori hanno calato uno striscione che recitava ‘No ai Diktat dell’Unione Europea’.

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