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L’industria pubblica fa incette di commesse

Il 16 ottobre scorso l’Istat ha pubblicato i dati relativi agli ordinativi nel mese di agosto. Hanno avuto un aumento congiunturale del 4,9% e un aumento anno su anno dell’11,2%.

Luca Orlando, analista economico congiunturalista del Sole 24 Ore, il giorno dopo ha scritto che l’aumento era dovuto a maxi commesse nel settore dei trasporti, principalmente Fincantieri e Leonardo Finmeccanica.

Oggi sono uscite alcune notizie che danno l’idea che se ci fosse l’Iri questo Paese potrebbe prendere tutt’altra piega. Fincantieri ha avuto una nuova maxi commessa per costruire quattro navi da crociera per il gruppo italo elvetico Msc. Eni ha ottenuto un contratto di esplorazione in un maxi giacimento in Mozambico. Secondo il Corriere Mediobanca, advisor del gruppo ferroviario pubblico Fs, sta valutando una due diligence per valutare un ingresso di Trenitalia in Alitalia con uno scambio di equity da 400 milioni di euro. Su Milano Finanza di ieri c’è la notizia che Banco Posta, braccio finanziario di Poste Italiane, potrebbe entrare nella compagine azionaria di Monte Paschi di Siena, una soluzione avversata da Bce, Banca d’italia e Commissione Europea, che obbligano alla privatizzazione della banca senese.  Infine, alla fiera Helitech di Amsterdam, Finmeccanica ha avuto un pieno di ordini tale da coprire già l 90% dell’order book del 2019 con produzione assicurata. Inoltre è in ballo per alcune maxi commesse in Giappone, Corea e Canada per elicotteri navali del valore di 4 miliardi di euro.

Come si sa già, Leonardo Finmeccanica dovrebbe firmare entro la fine di questo mese un deal con il colosso cinese aerospaziale Carmac per progetti comuni del valore di 20 miliardi di euro nell’arco di dieci anni.

E’ la nemesi del capitalismo di Stato nei confronti di un’imprenditoria privata che da decenni arranca o vende i gioielli, e che si presta ogni giorno a dare lezioni alla politica su come gestire l’economia. Sui siti finanziari c’è da mesi un flusso di notizie che racconta i successi industriali delle industrie pubbliche rimaste, mentre a Genova si celebrava la tragedia delle privatizzazioni. Un giorno si farà un bilancio di quella stagione, ma di certo già oggi è chiaro che aver smantellato l’Iri ha significato la fine dell’industria italiana. E non pochi piccoli e medi imprenditori quasi vorrebbero che si ricreasse un panorama industriale pubblico che faccia da cerniera a commesse e appalti per loro. Lo scherzo della storia.

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