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Rossobrunismo, botta e risposta tra alcuni redattori e l’editore Zambon

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In seguito alla pubblicazione da parte dell’Editore Zambon del libro “Capire la Russia” di Paolo Borgognone è emersa una profonda divergenza con alcuni redattori che lo ritengono inappropriato alla linea politico editoriale che la casa editrice ha sempre avuto. È in corso una battaglia delle idee tra l’editore e il gruppo redazionale di Milano.
Non essendo stato possibile comporre la divergenza vengono riportate di seguito tanto la posizione dei redattori quanto quella dell’Editore, nella forma di due differenti comunicati.

COMUNICATO DEL GRUPPO REDAZIONALE DI MILANO

Ultimamente abbiamo ricevuto svariate critiche da parte di compagni che individualmente o come gruppi, ci hanno fatto pervenire il proprio disappunto in modo più o meno severo, in merito ad alcune scelte editoriali comparse nel nostro ultimo catalogo.
Tali critiche sono state prese in seria considerazione in una recente riunione di redazione e pertanto comunichiamo ai lettori quanto segue:
1) Riteniamo che l’antifascismo sia un valore centrale, irrinunciabile e di piena, urgente, attualità. Rifiutiamo qualsiasi tesi di superamento della dicotomia tra fascismo e antifascismo che porta con se l’idea del superamento di quella tra capitale e lavoro, destra e sinistra e, in ultima analisi, anche l’opposizione all’imperialismo risulterebbe in questo modo svuotata di senso.
2) Rifiutiamo decisamente qualsiasi ipotesi politica che in nome di un malinteso e distorto “antimperialismo” promuova convergenze o addirittura alleanze tattiche con settori provenienti dall’ambito fascista in qualsiasi sua declinazione, e, a maggior ragione, se contigui alle deliranti idee delle destre “sociali”.
Compagni che prendono questa strada dimenticano purtroppo l’indissolubile legame tra il fascismo e il capitalismo, e dunque, l’imperialismo. Non ci può essere alcun accordo “antimperialista” con ambienti che, seppur mascherati, hanno sempre goduto delle generose elargizioni da parte di quell’imperialismo che dicono di combattere, e una tale ipotesi avrebbe come conseguenza la necessaria rinuncia a essere al fianco delle classi oppresse di ogni paese.
3) Sappiamo che i testi che assumono alcune categorie analitiche derivate dalle analisi di Costanzo Preve o di alcuni suoi epigoni, costituiscono la “base teorica” di soggetti coi quali non abbiamo, né vogliamo avere, nulla a che fare.
Riteniamo dunque che tali tesi non dovrebbero più avere spazio tra le nostre pubblicazioni.
I redattori della casa editrice Zambon:

Anna Bellini
Lucio Bilangione
Adriana Chiaia
Alessandro Pagani

P.S.
Adriana Chiaia, purtroppo assente dalla riunione di redazione per seri problemi di salute, assidua collaboratrice della casa editrice Zambon da più di dieci anni con saggi e traduzioni, curatrice della collana Le radici del futuro, dichiara di condividere pienamente il comunicato della redazione italiana in quanto esso riassume sinteticamente le ragioni della lotta che da più di un anno conduce sulle nuove tendenze della casa editrice. Lo ha fatto con noti scritti come Non siamo un ghetto o con proposte costruttive di riorganizzazione della casa editrice, sostenendo la necessità di una collegialità delle redazioni tedesca e italiana, nella scelta degli autori e nella valutazione delle opere presentate (come si verifica in ogni seria casa editrice) e inoltre pazientemente dimostrando la erroneità di alcuni paragoni storici con cui l’editore sostiene le sue posizioni (Togliatti nella cosiddetta svolta di Salerno non si alleò con la monarchia e Badoglio, ma convinse il comitato antifascista dei vari partiti esistenti in Italia meridionale a entrare in un governo che era l’unico governo italiano riconosciuto internazionalmente, URSS compresa, rimandando ogni decisione istituzionale sullo stato italiano alla conclusione della lotta armata partigiana che si svolgeva al nord). Purtroppo tutte le ragioni suddette, tenacemente e pazientemente espresse, si sono scontrate con la più assoluta sordità dell’editore. 
La redazione italiana continuerà all’interno della casa editrice la sua lotta, certa che un numero sempre maggiore di lettori pensanti e dotati di senso critico condividerà il suo punto di vista. Anche perché il terreno reale delle lotte che l’intero movimento antifascista conduce quotidianamente contro i rigurgiti fascisti (Forza Nuova, Casa Pound, ecc.), anche se camuffati da improbabili populismi, dimostra concretamente la impraticabilità dell’alleanza fascismo-antifascismo.
Adriana Chiaia

COMUNICATO DELL’EDITORE
Ultimamente abbiamo ricevuto alcune critiche da parte di compagni che individualmente o come gruppi, ci hanno fatto pervenire il proprio disappunto in modo più o meno severo, in merito ad alcune scelte editoriali comparse nel nostro ultimo catalogo.
Tali critiche sono state prese in seria considerazione in una recente riunione di redazione e pertanto riaffermiamo che:
Per la Casa Editrice l’antifascismo è un valore centrale, irrinunciabile e di piena, urgente, attualità. Rifiutiamo qualsiasi tesi di superamento della dicotomia tra fascismo e antifascismo che porta con sé l’idea del superamento di quella tra capitale e lavoro, destra e sinistra e, in ultima analisi, anche l’opposizione all’imperialismo risulterebbe in questo modo svuotata di senso.
Detto questo, costatiamo però che purtroppo i comunisti restano un elemento marginale a livello nazionale ed europeo e che, mentre è indispensabile continuare una lotta per la “supremazia” culturale e ideologica, non possiamo assolutamente trascurare -o addirittura ignorare- la necessità di alleanze.
Assistiamo da qualche tempo alla radicalizzazione delle tensioni internazionali:
a) assalto dell’imperialismo USA alla Russia con la complicità dei satelliti europei
b) creazione di movimenti radicali su base religiosa con lo scopo di minacciare o distruggere governi colpevoli di amministrare risorse d’importanza strategica o di essere considerati da ostacolo all’espansione sub-imperiale europea (Jugoslavia) oppure per l’esistenza dello stato sionista (Iraq ieri, Iran oggi).
In simili condizioni è illusorio e pericoloso limitarsi alla mobilitazione di forze ideologicamente affini. 
La nostra esperienza storica ci insegna a tentare di forgiare alleanze le più ampie possibili. Già nel 1943 il Partito Comunista scandalizzò i “puri e duri” nel momento in cui Togliatti aprì addirittura ai monarchici (odiatissimi seguaci proprio di quella monarchia italiana responsabile di aver consegnato il Paese in mano ai fascisti).
Quando è in gioco la vita di milioni di persone è gravemente colpevole privilegiare le proprie istanze morali e politiche: oppure dobbiamo anche condannare la geniale decisione salvifica del PCUS quando decise di chiedere l’alleanza con la reazionaria Chiesa ortodossa al tempo della Grande Guerra Patriottica?
Molti altri casi si potrebbero citare, come per es. la decisione di Mao Tse Tung di allearsi con i nazionalisti cinesi (sino ad allora spietati persecutori dei comunisti), in vista della necessità di respingere l’attacco dell’esercito giapponese.
Persino i compagni di più incrollabile fede marxista devono ammettere che – ove sussista la necessità – sono tollerabili alleanze anche con movimenti di destra purché i comunisti mantengano la propria autonomia in vista della conquista della supremazia.
Purtroppo per noi la supremazia politica non è garantita a priori, mentre, nel corso degli eventi, un’alleanza può evolversi anche nel suo contrario.
Ciò non significa che si debba essere disponibili a costruire delle alleanze con chicchessia di fronte al pericolo derivante da un attacco imperialista.
È dunque difficile, se non impossibile, scoprire delle formule che di volta in volta ci garantiscano un’alleanza sicura e priva di pericoli … .
Una cosa è oggi certa: l’imperialismo nord-americano rappresenta il nemico numero uno dell’umanità ed è causa di guerre, crisi economiche guidate, corruzione di governi, chiese, partiti politici ed è l’elemento fondante della disinformazione a livello planetario.
Se le cose stanno così, ci è facile individuare quelle forze con le quali ogni alleanza ci deve essere preclusa: i fascisti, che si sono specializzati sia in Europa (Gladio) sia in America latina (squadroni della morte) sia oggi in Ucraina (da Pravi Sector, fino a casa Pound) nel ruolo di mercenari dell’imperialismo USA.
Alleanze con altre forze potranno essere decise, di volta in volta, non già sulla base della loro purezza ideologica, ma soltanto sulla base di possibili temporanee alleanze tattiche e, privilegiando la necessità di raggiungere obiettivi concreti. 
Sbaglierebbe dunque chi, animato da una comprensibile avversione verso il razzismo e la grettezza della Lega Nord, rinunciasse a proporre durante un loro congresso l’uscita dell’Italia dalla NATO… cogliendo fra l’altro un applauso unanime, come ha fatto Giulietto Chiesa.
L’imperialismo non lo vinceremo da soli… per questo dobbiamo riuscire ad anteporre gli interessi concreti dei popoli alle nostre idiosincrasie ideologiche.

L’Editore Giuseppe Zambon

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