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Le piste dei narcofascisti/1

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In queste settimane, c’è una singolare – e tardiva – scoperta dei legami tra gli ambienti neofascisti e la malavita. La “capocciata” di Ostia e una serie di inchieste sulla pista dei “soldi neri”, hanno finalmente svelato una ragnatela di relazioni che si era invece consolidata da tempo.

In questi mesi, affrontando i fascisti in alcuni quartieri della periferia romana, li abbiamo spesso denunciati come “narcofascisti”. Una forzatura dovuta alla adrenalina dello scontro? No, questi sono i fatti che abbiamo ricostruito solo negli ultimi nove anni, quando – a seguito della guerra di mala scatenatasi a Roma nel 2011 con decine di morti ammazzati in tutta la città – per la prima volta abbiamo dedicato attenzione alla cronaca nera scoprendo quello che era ben visibile a tutti, occorreva solo mettere le notizie sparse in connessione tra loro. Non ci abbiamo scritto sopra un libro (ma un opuscolo disponibile in pdf) , né un film, né una serie televisiva, ma abbiamo contribuito a ricostruire un mosaico che deve essere conosciuto e combattuto.

Buona lettura e tirate voi le vostre conclusioni.

A ottobre del 2008 i Carabinieri, arrestano Angelo Manfrin, attivo in una rete di spaccio che aveva basi a Rovigo, Ferrara e Modena, oltre che a Verona, Padova e Milano . Angelo Manfrin, 64 anni, è un notissimo neofascista dei Nar, condannato nell’aprile 1990 dalla Corte d’Assise d’Appello di Venezia per associazione per delinquere, in concorso anche con Gilberto Cavallini, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. Ora e’ risultato essere l’organizzatore di un vasto traffico di droga destinata ai mercati veneto, emiliano e lombardo, nonché di una capillare rete distributiva con basi in vari città. Manfrin si avvaleva soprattutto della complicità di un altro personaggio, Roberto Frigato, anch’egli noto esponente della destra. ex Ordine Nuovo, recentemente – sembra – legato alla Fiamma Tricolore.

A novembre del 2012, in una grossa operazione antidroga era finito in carcere Emanuele Macchi di Cellere, detto “Lele”, un altro fascista “pesante” ritenuto un “intellettuale di area”. Il pariolino Macchi Di Cellere, ex militante di Terza posizione e del Movimento Rivoluzionario Popolare (ennesimo tentativo di mettere in piedi un gruppo armato rosso-bruno) era stato arrestato a Genova dai carabinieri, al termine di una grossa operazione antidroga che ha portato al sequestro di 165 chili di cocaina arrivati da Santo Domingo. Di Cellere, nonostante fosse stato beccato con 160 chili di cocaina (fosse capitato a chiunque altro avrebbero buttato via la chiave della cella), era stato invece posto quasi subito agli arresti domiciliari a Ostia. Luogo da cui era evaso facilmente per essere però ribeccato di nuovo in Costa Azzurra nel settembre del 2014. Proprio a Ostia, tra l’altro, era arruolato nel clan Fasciani un altro fascista ex Nar, Alberto Picari, era stato arrestato nel 2009 con il resto della banda nell’operazione antidroga denominata Los Moros.

A maggio del 2013, a Milano, nella stessa macchina vengono fermati dalla polizia Domenico Bosa, conosciuto come Mimmo Hammer, noto esponente dei neofascisti milanesi, e Salvatore Geraci. Entrambi sono personaggi noti alle autorità investigative. Domenico Bosa è stato più volte fermato assieme a Stefano Del Miglio e Giacomo Pedrazzoli, due neofascisti milanesi coinvolti nel 2004 nell’assalto armato al centro sociale Conchetta. Salvatore Geraci, invece, viene segnalato dalla polizia giudiziaria per essere “un pluripregiudicato per rapina, sequestro di persona, armi e droga”. I due vengono fermati in macchina, identificati e lasciati ripartire. Ma l’identificazione è il filo conduttore di un’inchiesta, anzi due, che hanno avuto sviluppi recenti e significativi nella conferma delle connessioni tra fascisti, criminalità organizzata e traffico di droga. La prima inchiesta, condotta dal Gico della Guardia di Finanza, è stata, chiusa nel dicembre 2013, e certifica i rapporti tra Domenico Bosa (che però non è indagato nell’inchiesta) e il narcotrafficante montenegrino Milutin Todorovic. Quest’ultimo, a sua volta, è in contatto con la ‘ndrangheta del boss Pepè Flachi. La seconda inchiesta, chiusa invece il 24 marzo 2014, ha portato in carcere Dragomir Petrovic detto Draga, un malavitoso serbo già noto per la strage al ristorante La Strega di via Moncucco (1979).

A ottobre del 2014 era stato arrestato nei pressi di Guidonia un altro fascista, Franco Beccera, detto anche ”Franco il Nero”, già conosciuto negli ambienti del traffico di sostanze stupefacenti ma anche in quelli degli ultras della Lazio e dei gruppi di estrema destra. Durante la perquisizione della sua abitazione, secondo alcune fonti locali, Beccera si sarebbe dimostrato subito collaborativo e non avrebbe esitato a consegnare agli agenti circa 20 grammi di cocaina contenuti all’interno di un guanto da motociclista. Nell’abitazione è stato sequestrato anche un bilancino di precisione usato per la pesatura delle dosi.

A gennaio 2015. Sotto la sella del suo scooter, almeno secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il caporione di “Roma ai Romani” ed ora in organico a Forza Nuova, Castellino, nascondeva un etto di cocaina (“per uso personale” ha dichiarato). Da una successiva perquisizione nella sua abitazione sono poi venute fuori 30 bombe carta. Il processo contro Castellino, è stato celebrato con rito abbreviato, ed ha riconosciuto – a discrezione del giudice – l’uso personale della droga, nonostante che il quantitativo – se è vero quanto riferiscono varie fonti – fosse tutt’altro che modico

A febbraio 2015: La Guardia di Finanza di Olbia ha fermato un sessantenne ed ha scoperto che aveva nell’auto un chilo di cocaina. Fatte le dovute identificazioni hanno scoperto che si trattava di Mauro Addis, 61 anni, originario di Carbonia, ma da anni residente a Milano. Un altro nome pesante nel mosaico neofascista italiano ed una nuova conferma dei solidissimi legami tra fascisti e traffico di droga nel nostro paese. Addis è stato in carcere per omicidio durante la sua militanza nei Nar. Era stato condannato a 30 anni di carcere nei primi anni Ottanta e li stava scontando nel carcere milanese di Opera, quando – in regime di semilibertà – era stato nuovamente arrestato nel 1995. In quella occasione la polizia l’aveva bloccato su un’auto di cui aveva clonato la targa utilizzando quella che apparteneva a un magistrato milanese dell’antimafia. Secondo gli investigatori, stava preparando una attentato contro un altro magistrato milanese.

A Luglio 2017: “Se quelli sono i fascisti teniamoli alla larga, insieme a loro ci sono tutti i peggio spacciatori del quartiere”. Il commento è quello degli abitanti di Tor Bella Monaca il giorno in cui Forza Nuova tenta una incursione in via dell’Archeologia fronteggiata da un presidio popolare e antifascista. Ci sono ore di tensione e contrapposizione e ognuno aggrega i suoi. Insieme a Forza Nuova la gente verifica che ci sono gli spacciatori del quartiere e ne trae le dovute conclusioni.

E adesso un invito ai giornalisti di grido. Visto che ormai i fascisti sono di casa nei salotti televisivi o i giornalisti sono di casa nelle sedi fasciste, provate a fare qualche domanda su questi fatti. Al limite rimedierete una capocciata sul naso, a Fausto e Iaio e tanti altri compagni è andata molto peggio.

 

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4 Commenti



    • Redazione Contropiano

      /1 (mel titolo( significa “prima puntata”… ti vuoi perdere le altre? 🙂


  • andrea’65

    dagli ’70 i mazzieri neofascisti erano anche i pusher dell’ eroina che distrusse il Mov.stud. ed anche molti camerati , attualmente spacciano coca, ma la tarantella è sempre la stessa.
    Vi informo che Fausto&Iaio non furono assassinati perchè stavano facendo dossier sui fascipusher ( meglio di narcos, che riserverei ai trafficanti ) della zona Lambrate, ma furono assassinati da sicari dei NAR per dare un segnale alle BR, Moro era stato appena rapito.
    Fausto Tinelli abitava in v. montenevoso al 9 davanti al civico 8, coincidenza?


  • Redazione Contropiano

    Non manca il caso Antonini, va inserito in un altro contesto. Quello che va evitato è proprio di ammucchiare le cose, meglio procedere con precisione. L’inchiesta prosegue

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