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La voce minacciosa dei poteri forti europei sull’Italia del governo “a tre”

E’ stato un giovedi di fuoco, con bordate in sincronia di tutte le massime autorità politiche ed economiche dell’Unione Europea verso l’Italia del governo “a tre”, un dettaglio questo sottolineato soprattutto dal governatore della Bce Mario Draghi.

Il primo a sparare a palle incatenate non poteva che essere il Commissario responsabile degli Affari economici, il francese Pierre Moscovici, il quale ha definito l’Italia come “un problema” nella zona euro, principalmente a causa del suo elevato debito pubblico che richiede una manovra “credibile”. “E’ proprio sull’Italia che voglio innanzitutto concentrarmi. L’Italia ha bisogno di riforme dell’economia. Non sarà fermando le riforme e facendo ripartire la stampa di banconote che si salverà. La crescita è nella parte bassa della forchetta della zona euro e il problema più pesante è quello del deficit di produttività”.

Direttamente a Roma, davanti al Parlamento, è intervenuto poi un altro commissario europeo, il tedesco Gunter Oettinger, titolare del Bilancio Ue e protagonista alcuni mesi fa di accese polemiche (poi rientrate dopo una parziale rettifica delle frasi che gli erano state attribuite da un quotidiano) sulle presunte “lezioni” che i mercati stavano dando agli elettori italiani. Forse memore della vicenda ha usato toni felpati: ha riconosciuto che le decisioni su come delineare il Bilancio spettano a governo e Parlamento italiani, ma durante una audizione alla Camera ha anche ricordato che “l’Italia, ma così la Francia e la Germania, ha bisogno della fiducia di imprese, banche e cittadini che acquistano il debito del paese”. Un modo di dire piuttosto esplicito che il pagamento e l’emissione di titoli di stato da parte dell’Italia sono un elemento di forte ricattabilità verso il governo.

Dichiarazioni come queste, fatte nelle ore in cui l’Italia metteva all’asta miliardi di euro in titoli di stato, sono una bastardata di non poco conto, soprattutto perchè, come dice Draghi, le parole pesano. Per i non addetti ai lavori: le parole di Moscovici, Oettinger e Draghi hanno provocato una risalita dello spread e dunque una crescita del servizio sul debito che l’Italia dovrà pagare agli investitori. Poi sono seguite dichiarazioni più distensive, lo spread è ridisceso, ma intanto il debito era stato fatto salire ancora un po’…

Il terzo, ma non meno pesante, è stato infatti il presidente della Bce, Mario Draghi, che ha avvertito come dopo i ripetuti cambiamenti retorici della politica negli ultimi mesi – con parole che hanno già “fatto alcuni danni” – ora “stiamo aspettando i fatti, e si vedranno nella legge di Bilancio”. Ma, dato estremamente interessante, Draghi ha rilevato che nel nuovo governo ci sono elementi di “garanzia” per le compatibilità con i diktat europei, ed ha citato esplicitamente i ministri imposti dal Quirinale come Tria (all’economia) e Moavero Milanesi (esteri), oltre ovviamente il prof. Conte che dovrebbe essere il Presidente del Consiglio.

In Italia le parole nell’ultimo mese sono cambiate spesso, ora – ha detto Draghi– stiamo aspettando i fatti e i fatti si vedranno nella legge di Bilancio, dobbiamo vedere e poi risparmiatori e mercati daranno il loro giudizio”.“Ovviamente le parole hanno fatto alcuni danni, i tassi sono saliti per imprese e famiglie – ha detto ancora il governatore della Bce -. Tutto questo però non ha creato grande ripercussioni su altri Paesi dell’area euro: resta prevalentemente un episodio italiano. Detto ciò – ha però voluto concludere il capo della Bce – dobbiamo essere consapevoli che il presidente del Consiglio italiano, il ministro dell’Economia e il ministro degli Esteri hanno detto tutti che l’Italia rispetterà le regole. Ci atteniamo a quanto hanno detto”.

Si conferma quindi il ruolo della triade di governo con le diverse funzioni assegnate ad ognuna delle sue componenti: Salvini per il lavoro sporco, Di Maio per gli annunci di discontinuità, i professori come garanzia verso i poteri forti europei e i mercati finanziari. Risultato: somma zero.

Su questo governo, come quelli precedenti, incombe dunque la pesantissima ipoteca dei diktat delle autorità europee. Mentre i governi di centro-sinistra sono stati i più fedeli subordinati a tali diktat, i governi Berlusconi non sembravano aver capito bene come funzionasse il pilota automatico europeo, fino ad esserne liquidato con il colpo di mano del 2011.

Il governo “a tre” contiene entrambi gli atteggiamenti, con qualche “rodomontata” in più che stenta a diventare fatti. Solo contro i più deboli – i migranti – la destra del governo oltre alle sparate mette in pratica misure concrete, e odiose. Quando invece si misura con “i forti” si limita a twittare qualche dichiarazione ma corre subito a cercare il punto di mediazione, al ribasso.

P.s. E’ in qualche modo rilevante che mentre la “libera stampa” alza urla infuocate ogni volta che qualcuno mostra nostalgie verso l’epoca delle banche centrali sottoposte a qualche forma di controllo politico (come la Federal Reserve, in una certa misura), nessuno si indigna quando – tutti i giorni – avviene esattamente l’opposto. Ossia banche centrali che intervengono pesantemente sull’indirizzo politico ed economico dei singoli paesi…

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