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Sondaggi inaffidabili. La Brexit fa saltare il banco

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mercanti

La paura della Brexit aiuta a far circolare informazioni interessanti, veri e propri lapsus involontari, nel bel mezzo di una narrazione molto strutturata e deformante.

È il caso del Corriere della Sera che dà conto di una serie di riunioni tra banchieri della Ciry londinese, costretti a prevedere ogni scenario e prendere le dovute misure di autotutela. La parte economica è relativamente scontata: trasferimento delle sedi prevalentemente a Dublino (Irlanda) che ha una tassazione egualmente favorevole per le multinazionali, meno che per la gradi banche d0affari, costrette per regola interna a basarsi solo in paesi con un rating sul debito pari o superiore al proprio (“tripla A”, insomma). Cosa che le costringerebbe a trasferirsi a Berlino o Parigi, che però hanno il difetto di avere una tassazione più alta.

“E so’ problemi…”, si direbbe a Roma. Ma in fondo non è qui “la ciccia”, ovvero la notizia.

Il problema che assilla anche gli hedge fund e i banchieri-squalo è la scarsa affidabilità dei sondaggi. In pratica, negli ultimi tempi, non ne hanno imbroccata una; neanche quando ad effettuarli sono stati istituti costosi e di buona reputazione. Nell’ordine:

In meno di due anni [l’industria dei sondaggi, ndr] non è riuscita a prevedere il netto “no” degli scozzesi nel referendum sulla secessione dall’Inghilterra, il voto in Canada e in Israele, senza contare la vittoria travolgente del “no” greco a un accordo con l’Europa, né la maggioranza assoluta dei Conservatori nelle elezioni britanniche del 2015.

Perché i sondaggi sono diventati inaffidabili? Il “baco” scientifico è antico quanto la sociologia: è una disciplina statistica che fissa i criteri prima di conoscere l’oggetto che vuole indagare. Criteri arbitrari, o addirittura soggettivi, che subiscono l’influenza delle preferenze o preguidizi del team che prepara l’indagine.

Nonostante questo difetto costitutivo, però, i sondaggi – fino a qualche hanno fa – riuscivano a prevedere con un certo margine di certezza le tendenze.

Ancora una volta: perché? E perché non funzionano più?

La risposta è duplice, ma in entrambi i casi involontaria: è cambiata la struttura sociale e la riduzione disperata dei costi.

In società europee frammentate secondo il reddito, l’istruzione e la familiarità con le tecnologie, i risultati dei sondaggi cambiano in base al modo in cui sono raccolti.

In pratica: non ci sono più grandi aggregazioni sociali con caratteristiche standardizzate (gli operai di fabbrica, gli impiegati di concetto, i negozianti o i piccoli imprenditori che lasciano l’attività ai figli, ecc), entro cui le risposte erano grosso modo sempre le stesse. Dove, quindi, si poteva operare con un campione anche abbastanza ristretto e ottenere un risultato affidabile.

Peggio ancora. Le tecnologie che si sostituiscono reciprocamente a rotta di collo stratificano il potenziale “campione statistico” secondo la familiarità con certi mezzi oppure con altri. Un sondaggio condotto chiamando numeri di telefono fisso intercetterà soprattutto anziani; una rilevazione via Internet soprattutto giovani (che costituiscono una fascia di popolazione relativamente di minoranza, nelle società avanzate).

La tecnologia scelta dal sondaggista dipende dai costi e dal budget che il committente è disponibile a investire. Cifre in costante calo, visto che oltretutto l’affidabilità dei sondaggi è in discesa…

L’intreccio tra tecnologie, soldi disponibili e frammentazione sociale rende il sondaggio sempre più simile all’oracolo degli antichi. Si scrutano le nuvole, si rovista nelle viscere, si cercano segnali significativi in grado di far le veci di una regolarità di risposte che non c’è più. Il Pagnoncelli rifatto da Crozza è più vicino a questa realtà di quanto non lo sia il Pagnoncelli vero.

Ma hedge fund e grandi banchieri non hanno problemi di denaro. Il Corriere ci dice che hanno perciò commissionato un sondaggio molto più costoso e “tradizionale”, condotto con il metodo più affidabile: il porta-a-porta.

Il risultato è egualmente incerto, però. Sembrerebbero prevalere di un soffio i remain, ma vatti a fidare di un sondaggio che magari a scelto a caso alcune strade “non rappresentative” della maggioranza reale…

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