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Bologna. Dalle periferie metropolitane alle periferie d’Europa. Liberiamoci dalla Lega

LIBERIAMOCI DELLA LEGA. DALLE PERIFERIE METROPOLITANE ALLE PERIFERIE D’EUROPA, LA POLITICA AL CENTRO
La Campagna Noi Restiamo Bologna incontra la Carovana delle Periferie (ROMA) e il collettivo Askavusa Lampedusa (LAMPEDUSA)
MER 4 NOV, h 18 @ Centro Studio Occupato Terzopiano

Da tempo abbiamo aperto una discussione su come contrastare realmente l’irresistibile ascesa che la propaganda reazionaria di vecchi e nuovi fascismi sta avendo anche tra settori di classe sempre più impauriti e lasciati a se stessi dal vuoto di un ceto politico di sinistra andato al macero. Abbiamo trovato risposta nella necessità di sporcarci le mani affrontando i nodi politici della contemporaneità, di mettere a valore le esperienze di chi tenta di tessere fili conduttori tra istanze sociali, non come una sommatoria di vertenze, ma come sintesi sociale di quelle stesse vertenze.Nelle periferie il “palazzo”, la politica liberale, l’Unione europea, il neoliberismo, la politica bellica, vengono percepiti già da tempo come “campo della nemicità”, come problema e non come soluzione della propria miseria e del proprio degrado.
E’ allora il tempo che anche le formazioni che pretendono di incidere sul piano politico non stiano alla coda della composizione sociale che si candidano a organizzare, ma sappiano aggiornarsi quantomeno contribuendo a mettere in fila gli elementi del discorso oggi ancora disarticolati ma già presenti sul piano dell’oggettività.Mentre certo “umanitarismo” complice si allinea alla propaganda che vuole i profughi siriani rifugiarsi al riparo della bandiera dell’UE, è notizia di questi giorni la grande mobilitazione nazionale sviluppatasi in tutta la penisola a partire dalla composizione migrante, propio da quei posti di frontiera come Ventimiglia, proprio contro quelle istituzioni comunitarie che hanno amministrato la destabilizzazione dei paesi di provenienza dei profughi e che ne hanno normativizzato il regime di segregazione e sfruttamento.

Gli sfruttati sono oggi esclusi da ogni possibile processo d’integrazione politico, terreno fertile per le scorribande di una destra incapace di lavoro sociale ma abile nel volgere a proprio favore le enormi contraddizioni che squarciano le periferie metropolitane così come quelle del continente e della sua sponda meridionale.

E’ per questo che i movimenti popolari, le reti solidali e le organizzazioni di classe, se vogliono tornare a incidere realmente nella materialità degli eventi e sull’autodeterminazione della propria storia, non possono concedersi il lusso di lasciare alle destre populiste, reazionarie e razziste, lo spazio politico di discussione attivabile intorno alle tematiche di rottura con i frutti marci del proprio imperialismo, “l’austerity in casa e la guerra alle porte”.

Ne parliamo con:

CAROVANA DELLE PERIFERIE (ROMA):
dopo il tentativo di insediamento della destra xenofoba nel degrado sociale sotto il quale sono schiacciati gli abitanti di Tor Sapienza e Corcolle, proprio da questi quartieri è partito all’inizio di quest’anno l’atto d’accusa delle periferie della capitale al sistema affaristico, malavitoso e parassitario che sta affamando gli strati popolari della città. Attivisti del sindacalismo di base, dei comitati territoriali, del mondo associativo, dei centri sociali e dei collettivi giovanili stanno trovando il giusto metodo per estendere a San Basilio, Ponte di Nona. Primavalle, Tiburtina, Centocelle, … un intervento che vede uniti lavoratori e utenti del servizio pubblico, italiani e migranti, abitanti in morosità non colpevole, vertenze contro le privatizzazioni, le grandi opere e i grandi eventi, la disoccupazione e la corruzione. Una sperimentazione che ha avuto un importante momento di accumulo con lo sciopero e la mobilitazione #RomaCittAperta dello scorso 2 ottobre.
Un laboratorio per rovesciare il razzismo di classe imposto dall’alto in lotta di classe a partire dal basso

ASKAVUSA (LAMPEDUSA):
Askavusa, in siciliano “a piedi scalzi”, è un collettivo nato a Lampedusa nel 2009, dalla necessità di affrontare la questione delle migrazioni partendo dalle cause che le generano e le conseguenze che ne derivano, dalla necessità di affrontare le problematiche dell’isola in maniera collettiva e con una visione politica più ampia e non ancorata ad una analisi esclusivamente locale. Le sue attività vanno dall’organizzazione di un Festival di cinema, politico-culturale arrivato quest’anno alla VIa edizione, all’apertura di Porto M, all’impegno in campagne contro la militarizzazione e lo sfruttamento dell’isola come luogo di reclusione, confino e sperimentazione di strategie politico/militari.Tutto in un contesto in cui, proprio a partire dal tragico naufragio del 3 ottobre 2013 di fronte alle coste dell’isola, veniva votato a larga maggioranza dal Parlamento Europeo“Eurosur”, un sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri dell’Ue. In pochi giorni veniva lanciata la missione militare Mare Nostrum, alla quale ha fatto seguito Triton. Quindi, ancora una volta, le migrazioni fornivano un pretesto per aumentare il livello di militarizzazione del Mediterraneo e di Lampedusa. Da quella data le istituzioni ed i media stanno cercando di occultare quello che e’ accaduto veramente in quei giorni costruendo una narrazione dei fatti che tende ad assolvere le forze preposte ai salvataggi e a screditare i soccorritori, in pieno accordo con certo “umanitarismo” complice, lo stesso che ormai da mesi fa da sponda all’accelerazione avutasi nelle scelte sulle politiche migratorie a livello continentale.
Il collettivo Askavusa organizza azioni di solidarietà diretta ai migranti e si occupa di problematiche dell’isola di Lampedusa: scuole, continuità territoriale, depuratore, produzione e distribuzione dell’energia elettrica, acqua pubblica etc etc

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