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Per noi non c’è congedo

Dove siete partigia di tutte le valli,

Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?

Molti dormono in tombe decorose.

Quelli che restano hanno i capelli bianchi,

E raccontano ai figli dei figli

Come, al tempo remoto delle certezze,

Hanno rotto l’assedio dei tedeschi.

Là dove adesso sale la seggiovia,

Alcuni comprano e vendono terreni,

Altri rosicchiano la pensione Inps

O si raggrinzano negli enti locali.

In piedi vecchi: per noi non c’è congedo,

Ritroviamoci. Ritorneremo in montagna,

Lenti, ansanti, con le ginocchia legate,

Con molti inverni nel filo della schiena.

Il pendio del sentiero ci sarà duro,

Ci sarà duro il giaciglio, duro il pane,

Ci guarderemo senza conoscerci,

Diffidenti l’uno dell’altro, queruli, ombrosi.

Come allora, staremo di sentinella

Perché nell’alba non ci sorprenda il nemico.

Quale nemico? Ognuno è nemico di ognuno,

Spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,

La mano destra nemica della sinistra.

In piedi, vecchi, nemici di noi stessi:

La nostra guerra non è mai finita.

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