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Siria. Nuova operazione di “protezione dei civili”

Le presunte “preoccupazioni” della NATO sulla Siria e il previsto intervento militare in quel paese sembrano moltiplicarsi e combinarsi come la pozione di un alchimista. Dalle preoccupazioni per i diritti umani e le riforme democratiche, all’apprensione per una presa del potere in Siria dei miliziani di Al Qaeda e il furto di armi chimiche di distruzione di massa.

L’apparente mutabilità delle preoccupazioni statunitensi e occidentali sulla Siria, che indirizzano su questo paese un’attenzione incessante, non è causata da un vero e proprio insieme di problemi reali. È più un riflesso dell’incapacità delle potenze occidentali di trovare un pretesto credibile per il loro intervento ingiustificato negli affari interni della Siria.

Il vero obiettivo delle potenze occidentali e dei loro alleati in Medio Oriente è un cambiamento di regime a Damasco, come preludio ad una più rapida aggressione nei confronti dell’Iran. Questa, a sua volta, è parte integrante del programma di guerra permanente di Washington per l’egemonia in questa ricca regione petrolifera del pianeta, iniziata con l’Afghanistan e l’Iraq e che non si concluderà con Siria e Iran, essendo Russia e Cina le antagoniste finali da piegare.

Ma torniamo alla Siria. Visto che Washington, Londra e Parigi non possono rivendicare apertamente il loro obiettivo principale, cioè il cambiamento di regime a Damasco, ma soltanto mascherarlo, ne scaturiscono una serie di problemi di ordine politico che vanno dall’illegittimità dell’intervento all’inaccettabilità morale da parte della loro opinione pubblica. Di conseguenza, è stata studiata una combinazione di pretesti per nascondere un imperialismo altrimenti nudo.

Inizialmente, Washington e alleati hanno “aborrito” il governo siriano per la presunta “repressione delle piccole e pacifiche proteste”… e la “brutalità” delle forze governative. Nelle prime settimane della presunta rivolta siriana nel marzo 2011 come parte della primavera araba, si è molto parlato fra le potenze occidentali della tanto ostentata dottrina della “responsibility to protect” [R2P, responsabilità di proteggere]. La R2P era stata invocata nello stesso mese per giustificare la zona di esclusione aerea della NATO in Libia, che si trasformò rapidamente in una vera e propria campagna di bombardamento aereo del paese nordafricano. Forse temendo le più forti difese aeree siriane e le ripercussioni esplosive nella regione mediorientale, le potenze della NATO accantonarono la linea della R2P sulla Siria.

In seguito, l’apparente preoccupazione dei governi e dei media occidentali si è spostata sul presidente Bashar Al Assad e la sua riluttanza ad “attuare le riforme politiche”. Questa “preoccupazione” non è più molto convincente dopo che il governo siriano ha introdotto una nuova costituzione all’inizio di quest’anno, che ha ricevuto il sostegno popolare in un referendum ed è culminata nelle elezioni parlamentari di questo mese.

Inoltre, la denuncia di “deficit democratico” da parte delle potenze occidentali è subito fallita quando le dittature arabe sostenute dalle potenze occidentali di Arabia Saudita e Qatar hanno sconsideratamente esortato Assad ad “accelerare le riforme politiche”.

Una variante della R2P è riemersa quando i ministri degli esteri europei hanno preso di mira i beni finanziari di Asma Al Assad, moglie del presidente Assad, e le sue presunte folli spese mentre il suo paese è preda di violenti sconvolgimenti. Questa “preoccupazione” stravagante e di così alto profilo si è da allora esaurita, come se non fosse mai stata un problema. La nostra indignazione è per un caso di sindrome da acquisto compulsivo, o è falsa?

Ora la gamma dei pretesti per le interferenze occidentali in Siria si è notevolmente trasformata passando dalle questioni “soft” sui diritti umani e democratici alle paure “hard” del terrorismo internazionale e delle armi di distruzione di massa. Una ragione del cambio di paradigma sta nel fatto che è stato lo stesso inganno occidentale in Siria a incrementare la violenza, grazie al maggiore dispiegamento da parte delle potenze occidentali e dei loro delegati arabi di migliori e meglio armati miliziani provenienti dai paesi limitrofi. Il crescente coinvolgimento militare coperto si è reso necessario perché le forze governative siriane hanno avuto il sopravvento sui mercenari sostenuti dall’Occidente. Presi nella morsa del terrorismo dei cosiddetti oppositori, non è più possibile per i governi e i media occidentali puntare sulle preoccupazioni per i diritti umani delle “piccole e pacifiche proteste”.

Un rapporto del Washington Post di inizio settimana afferma che Stati Uniti e alleati stanno elaborando piani di emergenza per intervenire in Siria nel timore che il paese possa finire sotto il controllo dei terroristi di Al Qaeda [1]. A preoccupare di più è che “l’arsenale di armi chimiche” della Siria possa cadere nelle mani di questi terroristi o di qualche altro gruppo militante.

Il quotidiano cita, come al solito, anonimi funzionari della sicurezza occidentali, che sono “sempre più preoccupati che gli estremisti islamici possano tentare di prendere il controllo di intere città e province, se il paese scivolasse in aperta guerra civile”. Una ex fonte dell’intelligence statunitense dichiara: “C’è grande preoccupazione che le cose [in Siria] possano precipitare in fretta … Un grosso problema può sbucare così, all’improvviso”.

Infatti… Un grosso problema per i siriani può sbucare all’improvviso soprattutto quando le potenze della NATO e dei loro alleati arabi hanno negli ultimi 14 mesi addestrato, finanziato e diretto mercenari terroristi per destabilizzare quel paese. La campagna di violenze in Siria, che ha incluso rapimenti, sparatorie e autobombe, ha acquisito una maggiore potenza letale nelle ultime settimane – nonostante e in contraddizione con il piano di pace Annan – in conseguenza del pesante armamento in dotazione ai gruppi armati sostenuti dall’Occidente e dei crediti di guerra per 100 milioni di dollari messi a disposizione dagli Stati arabi del Golfo e coordinati da Washington [2].

Per quanto riguarda la “minaccia di Al Qaeda”, i mercenari che imperversano in Siria sono estremisti islamici reclutati in Libia, Arabia Saudita, Libano e Iraq, come pure all’interno della stessa Siria. Contrariamente al travisamento della guerra globale al terrore, Stati Uniti e alleati occidentali sono il più delle volte in collaborazione con gli islamisti violenti, siano Fratelli musulmani, wahhabiti sauditi o jihadisti di Al Qaeda, per proiettare gli interessi imperialisti occidentali. Questi jihadisti stanno operando in Siria, con la piena consapevolezza e il sostegno delle potenze occidentali, per portare avanti una campagna di terrore e destabilizzazione contro il governo laico di Assad. Ecco perché questi cosiddetti oppositori non sono riusciti a raccogliere alcun sostegno reale dalle altre varie comunità presenti in Siria come sunniti, drusi, cristiani o alawiti, anche se alcuni di questi gruppi hanno posizioni di dissenso nei confronti del governo Assad.

Il commentatore per il Medio Oriente Ralph Schoenman rileva: “Questi elementi di Al Qaeda presenti in Siria sono al servizio della CIA e introdotti da Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar, proprio come sono stati impiegati in Libia per destabilizzare quel paese e creare le condizioni di conflitto per giustificare l’intervento NATO”.

La stessa pericolosa formula dell’alchimia NATO viene applicata in Siria, un composto di terrorismo internazionale e armi chimiche di distruzione di massa. Con la scusa di proteggere la comunità internazionale dalla possibilità che le armi chimiche cadano nelle mani dei gruppi terroristici (sostenuti dall’Occidente), gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO stanno creando un nuovo e potente pretesto per un aperto intervento militare in Siria.

Si noti anche che con un tale pretesto, vi è abbondanza di spazio per le prove false o costruite.

Il Washington Post ci dice: “Il piano di mettere in sicurezza le armi chimiche siriane si basa su un allarme proveniente delle agenzie di spionaggio degli Stati Uniti”. Così, la necessità di sicurezza deriva dalle attività di mercenari armati che sono supportati e diretti dalle potenze occidentali. Inoltre, questo “allarme” giunge dalle agenzie di spionaggio statunitensi – probabilmente le più inaffidabili del mondo visti i loro rapporti su inesistenti armi di distruzione di massa in Iraq e una vasta gamma di altre nefaste acrobazie propagandistiche.

Il pericolo, nel caso non lo avvertiate, è amplificato perché “la Siria possiede uno dei più grandi arsenali di armi chimiche del mondo, comprese tonnellate di gas nervini, come VX e Sarin, così come le munizioni e i missili per poterli utilizzare”, afferma, senza alcuna prova, il Washington Post.

Assistiamo ad un nuovo livello della demonizzazione della Siria da parte dei media occidentali. Sempre Ralph Schoenman ci dice: “Non conosco riferimenti o citazioni precedenti per sostenere che la Siria detenga una delle più grandi scorte di armi chimiche in tutto il mondo. Quest’affermazione non è stata avanzata in precedenza. Inoltre, il primato di avere l’arsenale di armi chimiche più grande al mondo appartiene al Pentagono”.

La nuova questione sulle armi chimiche di distruzione di massa siriane è contestata anche dall’analista politico Christof Lehmann, che dice: “Non ho visto alcuna informazione credibile per cui la Siria dovrebbe avere scorte di armi chimiche più grandi rispetto a qualsiasi altro paese come la Germania e gli Stati Uniti. Questo trova conferma nelle relazioni annuali del prestigioso Stockholm International Peace Research Institute degli ultimi dieci anni”.

Lehmann aggiunge: “Più preoccupanti per la sicurezza del mondo sono le scorte di armi chimiche, biologiche e nucleari negli Stati Uniti e nelle basi militari statunitensi in tutto il mondo, così come le armi nucleari in Israele. Non è improbabile che le stesse agenzie d’intelligence occidentali, che svolgono un ruolo attivo nel tentativo di sovversione armata della Siria, stiano creando apprensioni circa le presunte scorte di armi chimiche per creare un pretesto per l’uso da parte della NATO del ‘diritto di proteggere’, per giustificare un attacco militare in Siria nel prossimo futuro – con o senza il mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Dalla caduta dell'”impero del male sovietico” e la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali si sono affannati per trovare pretesti per giustificare le loro avventure imperialiste in tutto il mondo. Queste avventure sono una parte essenziale del controllo sulle risorse naturali, soprattutto petrolio e gas, in un mondo regolato da e per le potenze capitaliste.

La “guerra globale al terrore”, le “armi di distruzione di massa” e la “responsabilità di proteggere” nelle loro varie forme sono pretesti che vanno a sostituire la “difesa del mondo libero”. Dall’Afghanistan all’Iraq, dall’ex Jugoslavia alla Libia, Pakistan, Yemen e Somalia, tra gli altri, abbiamo visto questi diversi pretesti utilizzati per giustificare l’intervento USA o NATO.

Attualmente però, la Siria detiene forse il primato di vedere applicati tutti questi pseudo-pretesti USA/NATO. In questo modo, la “responsibility to protect” in Siria assume un nuovo significato, diventando “responsibility to pretext”.

Note 

[1]http://www.washingtonpost.com/world/us-allies-accelerating-plans-to-seize-chemical-arsenal-as-syrian-crisis-worsens/2012/05/19/gIQAl9yKbU_story.html?wpisrc=nl_hdlns_wknds 

[2] http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&;aid=30875

* da www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=30976

Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

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