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Il pianeta non è una merce, cambiare rotta!!

Sabato 2 luglio alle ore 18 all’Intifada, in via Casalbruciato a Roma, si terrà il terzo appuntamento di dibattito pubblico all’interno del Meeting della Rete dei Comunisti. “Il pianeta non è una merce, Cambiare Rotta”.

Ci saranno due interventi di Cambiare Rotta – Organizzazione Comunista Giovanile, che coordinerà il dibattito, che precederanno le relazioni di Angelo Baracca – scienziato e storico attivista – e di Sandro De Cecco – docente di fisica nucleare alla Sapienza di Roma – sulla questione energetica.

La relazione di Angelo Baracca verterà sul rapporto scienza e natura, quella di  Sandro De Cecco sulla questione energetica.

Il baratro ambientale verso cui il regime del Modo di Produzione Capitalista, ormai mondializzato, ci sta portando è sempre più evidente. Non solo enormi incendi  o disastri petroliferi in paradisi marini lontani ma siccità, nubifragi e alterazioni repentine della temperatura i cui effetti li subiamo fin dentro le mura delle cittadelle del primo mondo.

Di fronte ad un’ulteriore peggioramento drastico delle condizioni del pianeta e della vita dell’Uomo sulla terra che rischia seriamente di raggiungere un punto di non ritorno se la temperatura si alzerà di altri due gradi nei prossimi anni, le istituzioni europee hanno messo in campo misure focalizzate esclusivamente alla ricerca spasmodica del profitto su nuovi mercati “green” dentro una cornice di competizione globale sempre più feroce ora sfociata in conflitto militare in Ucraina.

Anche in questo caso l’Unione Europea tenta di sfruttare la crisi per compiere salti in avanti nella costruzione del proprio imperialismo lavorando sugli obbiettivi strategici da raggiungere, tra cui il nodo degli approvvigionamenti e dell’autonomia energetica.

Questa possibilità ha rapidamente derubricato dall’agenda politica continentale le poche promesse riguardo alla fantomatica transizione ecologica. Se già prima i progetti sulla transizione ecologica erano per la maggior parte programmi di propaganda ideologica, adesso, con la velocizzazione in corso, vengono messe a massimo regime le centrali a carbone e vengono inserite nella tassonomia verde europea il gas naturale e la fissione nucleare come fonti energetiche finanziabili perché ritenute “green”.

Nessuna reale transizione ecologica, adeguata all’urgenza ambientale in cui siamo immersi può essere portata fino in fondo dentro un sistema che si pone come imperativo e acritico lo sviluppo incondizionato delle forze produttive. Un modello incapace di imporre a se stesso gli strumenti di regolazione e pianificazioni necessari ad arginare l’irrazionalità economica e lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali, poiché questi rappresenterebbero un freno per la valorizzazione del capitale.

Negli ultimi anni si è fatta sentire forte nelle piazze la voce di una nuova generazione di giovani e giovanissimi in difesa dell’ambiente, una dimostrazione della percezione estremamente diffusa del baratro ecologico che abbiamo di fronte. Nonostante i tentativi di sussunzione di questi movimenti è ora mai impossibile nascondere la matrice sistemica della questione ambientale e l’esigenza del superamento di un modello di sviluppo insostenibile tanto per l’Uomo quanto per il pianeta.

Agire, come comunisti, dentro la contraddizione capitale/natura significa assumersi la lotta per il futuro qui e ora. La partita fondamentale alle nostre latitudini si gioca sulle giovani generazioni, per quanto il problema ambientale riguardi l’intera umanità.

Il capitale non può superare nella realtà la problematica ambientale e dunque tenta di superarla idealmente, ciò significa che si amplierà sempre di più la forbice della contraddizione tra lo sviluppo delle forze produttive e i rapporti sociali dominanti, concretizzandosi come contraddizione tra aspettative e realtà.

La narrazione dominante si fonda sul fatto che la transizione ecologica costruirà un mondo migliore soprattutto per i giovani contro cui si scontra una realtà fatta di disastri ambientali sempre più eclatanti e false soluzioni di facciata insostenibili e sempre meno credibili.

Ora più che mai è necessario organizzarsi per rimettere in discussione il paradigma dominante del capitalismo, individuando l’alternativa in un nuovo modello di civiltà che sappia, attraverso la ricerca scientifica e tecnologica, muoversi dentro l’orizzonte della programmazione pianificata verso un vero progresso per l’intera Umanità.

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