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Brasile, Usa, ecc. Uniamo i punti

Due punti fanno una linea, tre punti un cerchio…

Nella confusione quotidiana può risultare difficile individuare i momenti significativi, indicatori di una tendenza, in mezzo alla marea di fatti, fatterelli e soprattutto “fattoidi” che sgorgano dai media di regime, mai come in questi anni allineati.

Ma i fatti di Brasilia somigliano un po’ troppo a quelli di Capitol Hill, due anni esatti prima, per non cogliere l’elemento comune, che riassumiamo così: il venir meno anche delle apparenze della democrazia.

Se volessimo tenerci su un ragionamento solo ideale o “istituzionale”, le cose sarebbero abbastanza semplici. Emerge con sempre maggiore frequenza, e prepotenza – all’interno di quell’area euro-atlantica che si vanta d’essere l’esempio della “democrazia” – una “destra” che possiede una visione piuttosto sbrigativa della democrazia parlamentare: “le elezioni sono valide solo se vinciamo noi, altrimenti no”.

Ma i ragionamenti semplici sono quasi sempre inutili, più ancora che sbagliati. Inutili perché richiedono a loro volta una spiegazione, visto che non spiegano nulla.

Perché esiste questa “destra”, con questa particolarità? Com’è nata? Di quali interessi è espressione? Quali processi storici ed economici l’hanno fatta fermentare?

Ed allo stesso tempo: com’è possibile che l’Occidente neoliberista ed euro-atlantico possa continuare a legittimare le proprie pretese di “superiorità morale” nei confronti del resto del mondo se al proprio interno – anzi: al proprio vertice, visto che il fenomeno sembra nato negli Stati Uniti – cresce una vandea chiaramente reazionaria, suprematista, razzista, para-nazista?

Insomma: se non riesci tu stesso a tenere a freno l’antidemocrazia, come puoi pretendere di andare in giro per il mondo distribuendo “patenti liberali” oppure bombardamenti materiali?

Queste domande richiedono uno sguardo impietoso sul declino delle società capitalistiche occidentali, che registrano – non casualmente in contemporanea – arresto della crescita economica, crisi della rappresentanza, calo della partecipazione politica, sdoganamento del fascismo e molto altro ancora.

Partiamo dal dato reale. Questa destra a-democratica ha un’ampia base di massa. Lo abbiamo visto negli Usa, lo stiamo vedendo in Brasile. Non stiamo parlando di semplice “consenso elettorale”, ma di disponibilità a usare le mani, correre rischi, violare regole consolidate, imbracciare le armi.

Certo, negli Usa e in Brasile questa destra può contare su un’ampia tolleranza da parte della polizia e delle forze militari. Il che facilita sicuramente il passaggio dalla tifoseria da tastiera o da pub al combattimento di strada (se pensi, o speri, che l’esercito sia dalla tua parte, la percezione del rischio diventa quasi zero).

Ma “base di massa” significa – detto brutalmente – che una parte consistente del “popolo”, del “proletariato” (metropolitano e delle aree rurali), è stato conquistata dai propri nemici storici (piccola e media borghesia, in genere, più qualche tycoon che ragiona come loro).

Nel nostro piccolo, dal “ridotto italiano”, abbiamo visto alcuni accenni di una dinamica del genere nei giorni dell’assalto fascista alla Cgil. Anche lì c’erano vecchi arnesi di Forza Nuova, insieme a ristoratori e albergatori di fascia bassa, polizia pronta ad “accompagnare” gli assalitori, tra selfie, risate, favoreggiamento non dissimulato.

Numeri minori, per fortuna. E in fondo non c’era in ballo la contesa su chi avesse vinto le elezioni ma – più miserabilmente – la contestazione della presunta “dittatura sanitaria”, tra vaneggiamenti “no vax” e “no tax”. In effetti, con Mario Draghi a Palazzo Chigi e la Meloni spinta a forza nei sondaggi, quella destra non poteva identificare nel governo “il nemico”.

Ma la dinamica è in fondo la stessa. E “il nemico” si può sempre fabbricare alla bisogna, “inventarselo” alla maniera di Goering. Del resto, se un Sallusti può definire Ursula von der Leyen – una aristocratica tedesca, democristiana da sempre, garanzia assoluta del grande capitale finanziario – come “di sinistra”, si capisce bene che in quel tipo di destra la fantasia è già al potere…

Due punti di grandi dimensioni e un punticino di serie C…

Se ci aggiungiamo il tumore in metastasi dall’Ucraina verso l’Europa – i nazisti di Azov dipinti come “nuovi partigiani” stanno seminando imitatori in ogni paese, “accompagnati” da media complici fino al suicidio – il quadro appare un po’ meno grottesco e più preoccupante.

Persino un militare capace di guardare lontano, come il generale a riposo Fabio Mini, è stato costretto ad avvertire che “la denazificazione dell’Ucraina si è tradotta in rinazificazione di buona parte dell’Europa in termini anche formali e di tutto l’Occidente in termini concettuali. Se non nelle parole sicuramente nei fatti”.

Molti tabù della vecchia democrazia liberale sono insomma caduti. L’antifascismo non è più la base minima del reciproco riconoscimento tra parti sociali e politiche. E contemporaneamente la delegittimazione reciproca tra le parti va paradossalmente crescendo: “le elezioni sono state regolari se vinco io, altrimenti ci sono stati brogli”.

Neanche all’interno dello stesso campo (la borghesia, ma con livelli di patrimonio e potere molto differenti) riescono più a trovare una “quadra”.

E’ relativamente facile vendere in controluce quanto questa situazione sia stata prodotta dal prevalere assoluto del grande capitale finanziario e multinazionale, dalle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea, da un modello economico export oriented fondato sui bassi salari e la distruzione del sistema di welfare (Marx direbbe: “sul plusvalore assoluto”, senza investimenti).

Un modello che ha comportato – sul versante politico – la dissoluzione dei “corpi intermedi” (partiti, sindacati, associazionismo), ovvero la loro riduzione a “comitati di consulenti professionali” che trattavano la propria base come “materia prima” da cui ricavare i propri emolumenti.

Per questa via, abbandonato da tutti, il “proletariato” – bisognerà ragionare di più anche su questa categoria, in tempi in cui far figli è diventato un lusso che non ci si può permettere – è finito in pasto agli imbonitori (dalle chiese evangeliche a quelle più “ufficiali”, dal marketing politico agli opinionisti da osteria), ingrossando le fila altrimenti asfittiche di una borghesia “imprenditoriale” dalla vista sempre più corta.

Ora i nodi stanno arrivando al pettine. E la “democrazia” – liberale e parlamentare – va perdendo anche il suo ultimo velo di Maya: il rispetto delle apparenze.

Diciamo “apparenze” in senso stretto. Chiunque guardi a come si svolgono sia le campagne elettorali che il “quotidiano dibattito politico” sa bene che la partita del consenso era ed è truccata fino all’inverosimile.

Ha funzionato sempre più, a fatica, finora. Ma quando cadono anche le apparenze, il gioco diventa scoperto. Socialismo o barbarie non è uno slogan, è la sintesi per descrivere la situazione.

E tra i due, indubbiamente, il socialismo dà almeno una possibilità...

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3 Commenti


  • Germano

    proletariato, molti a sinistra ritengono il termine superato. incapace di descrivere la condizione moderna degli sfruttati.
    oggi i proletari sono talmente proletari che il capitale gli ha espropriati persino della possibilità di fare figli ovvero di possedere la prole


    • Redazione Contropiano

      Il ragionamento è un po’ più complesso, ma parte proprio da qui: salla dimensione del salario…


  • Lamberto Contigliozzi

    Non per mettere i puntini sulle i…nè per entrare nel merito dell’ articolo…semplicemente per una rettifica, probabilmente per una svista, del detto: “due punti fanno una linea etc…, tre punti non fanno un cerchio, ma danno origine ad uno spazio piano, una superficie, la prima possibile, il triangolo…il cerchio o ovale , ellissi o altro non ben definito, si formano attraverso la congiunzione dei due estremi della linea che può avvenire solo attraverso una linea curva e formare una superfice , uno spazio circoscritto appunto ovale, rotondoide…il più perfetto dei quali è il cerchio. A meno che non si intendano simbolicamente i tre punti i punti di vista tesi, antitesi e sintesi…la chiusura del cerchio. Grazie.

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