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“Serve un polo NO euro di segno progressista”

Avevo chiesto, altri lo hanno fatto, di convocare il Comitato Politico Nazionale sulla vicenda greca: comunque la si veda la questione è grande, forse avrà effetti storici. Nella sua relazione Ferrero sembra abbia detto che non si poteva: era luglio. La Direzione però non ha votato nulla. Quindi si poteva convocare il Cpn, allargarlo, far partecipare segretari regionali e di federazioni che non ne fanno parte, e avviare una discussione approfondita. Ma non lo si è fatto. Il motivo lo si evince dalle prossime scadenze: la Direzione sarà convocata all’inizio di settembre su questioni organizzative. Il Cpn alla fine di settembre o a ottobre.
La logica è chiara: non è successo nulla!!!! Avanti come prima! Uniamoci con Vendola e Civati …

Vediamo alcuni passaggi della relazione.

1) Si dice con enfasi e parole roboanti che nell’Unione Europea non è possibile alcuna dialettica, che è una gabbia d’acciaio e non è modificabile attraverso un’azione riformista di accumulo di forze. Deve essere scardinata.

2) Si dice che il 3° memorandum è una sconfitta. È stato firmato perché è un golpe! Ma un golpe per essere tale rimuove il governo legittimo. Se firmi un golpe sei consenziente, ti trasformi in collaborazionista. Se firmi dopo un referendum contro sei irresponsabile.

3) Si dice che la sconfitta sarebbe colpa di rapporti di forza non favorevoli: la Grecia si è trovata sola. Ma la Grecia è sempre stata sola: era un dato della realtà dall’inizio. Il problema è, come ha detto Dino Greco nel suo intervento, l’illusione che si potesse contrattare. È un errore di analisi e strategia. Si aggiunge che Russia, Cina e Brics vari non si sono resi disponibili. Vi sembra possibile che costoro decidano ufficialmente di appoggiare l’uscita dalla Grecia contro l’Unione Europea? L’eventuale appoggio poteva avvenire solo se ci fosse stata la grexit: questa avrebbe cambiato il quadro. Erano costretti a reagire ad un fatto. Si creava una questione geopolitica. Il fatto è che Tsipras non ha avanzato richieste in tal senso: è sempre stato contrario all’opzione uscita.

4) Si dice che l’uscita della Grecia sia un obiettivo della Germania. Nelle trattative la Germania e la maggioranza dei paesi hanno avanzato la proposta di uscita dall’euro per 5 anni a patto che lo chiedesse Tsipras. Tsipras ha giustamente rifiutato poiché sarebbe masochista uscire, scontare la fase più difficile: quella iniziale e, quando puoi cominciare a risollevarti ritornare nell’Unione del supplizio. Varoufakis dice che il piano è fatto per fallire. Quindi la Grecia non può stare dentro e non può uscire. Tsipras si candida ad essere il governo del male minore. Poi attacca il partito perchè non è di governo. Ma quale governo! Se la sinistra non dimostra che comanda la politica, il popolo e non la finanza, se non si conquistano almeno alcuni punti alternativi, che ci sta a fare? A che serve? Perchè abbiamo criticato Samaras e Papandreu: anche loro hanno firmato perchè non c’erano i rapporti di forza? Anche Renzi vorrebbe maglie più larghe ma si accuccia. La vicenda evidenzia un dato generale: i paesi europei sono troppo diversi e non possono stare insieme con una moneta ed una politica omogenea per tutti.
5) Si dice che l’azione di Syriza abbia messo a nudo le contraddizioni europee. Vero. Ma saranno loro a gestirle.
6) Si dice che l’opzione noeuro è vista come salvifica: è la solita tesi di comodo. Tutti invece pensano che sia una condizione non la Soluzione. A partire da ciò li si accusa di monetarismo. Più avanti però, nella parte propositiva, si avanza la proposta di una doppia moneta: una moneta nazionale per gestire il deficit pubblico. Allora il problema esiste? Se c’è una doppia moneta c’è, dunque, un doppio valore: uno nominale in euro e uno reale nella moneta nazionale: uno dei problemi dell’euro. Immagino, poi, che questa moneta nazionale per esistere debba far capo al governo ed alla banca nazionale. Quindi torniamo al vituperato nazionalismo; solo a metà per carità! Ma il culmine del corto-circuito lo si raggiunge quando si propone che sia la BCE a essere responsabile della piena occupazione!! Che dire??
7) Si dice ovviamente che l’uscita dall’euro non è possibile perché la sovranità sull’economia è oggi impossibile nella globalizzazione e nell’integrazione in aree macro. Ecco la fissazione: essere grandi per essere più autonomi dal capitale. Solo che questo non sposta i rapporti di forza: stato grande, grandi capitali. È già così. E quelli fuori dall’euro non sembrano stare così male.
8) Si dice che si è per l’Europa dei popoli, ma non si capisce cosa voglia dire, per quale modello istituzionale si opti. Sono gli Stati Uniti d’Europa come dice la Spinelli? Sembra di no perchè si è contro la retorica dell’Europa politica in quanto consoliderebbe la gabbia d’acciaio. Cos’altro allora?
9) Si dice che si è persa una battaglia ma non la guerra, ma come combatteremo la prossima battaglia? Come scardinare l’Europa?
10) Si dice che bisogna recuperare sovranità, autonomia! Ma di quale sovranità si parla? Si inventano tecnicismi come la doppia moneta o la BCE responsabile della piena occupazione, per non affrontare il problema di quale Europa, quale ruolo degli stati, parlamenti, costituzioni. Con una moneta ed una Banca a Bruxelles quale autonomia è possibile?
11) Si dice che è necessario sviluppare movimenti a livello europeo, mentre in premessa si afferma che non è possibile scardinare l’Europa attraverso l’accumulo di forze. In realtà, quello della costruzione di un movimento efficace e sinergico, è invece uno dei problemi: l’Europa divide ed allarga il solco e dunque modi e tempi dei movimenti. Porcaro dixit. In attesa della sollevazione simultanea che faranno Podemos, i portoghesi e quanti altri dovessero andare al governo?
12) Si dice la disobbedienza è possibile ma non riguarda la Grecia: non ha un’entità economica adeguata. Lo impariamo ora. Immaginiamo, però, che l’Italia possa disobbedire. Ma se può disobbedire si troverebbe comunque a doversi confrontare con L’Unione. A quel punto o ti adegui o esci? E ricomincia il tormentone. Nel caso toccasse a noi, disubbidiremo o chineremo il capo al golpe?
13) Ovviamente si dice che bisogna costruire la sinistra d’alternativa e rafforzare Rifondazione. Sono dieci anni che si afferma questo obbiettivo: non viene il dubbio che l’approccio sia sbagliato e che le vicende greche. E la vicenda greca porta acqua, in ogni caso, al M5S e Salvini.

Quello che emerge dalla relazione e da queste considerazioni, è che sul piano della dinamica fondamentale: la modifica dei rapporti di forza, l’opzione dell’azione dentro la Ue e quella dell’uscita, possono essere discusse alla pari. La vicenda Grecia, in realtà, dice che una porta alla sconfitta l’altra ai perigli del mare aperto.
A questo punto bisogna chiedersi, perchè tanta acrimonia nel difendere questa impostazione europeista ad oltranza quando invece sarebbe necessario un approccio almeno critico, metter sul tavolo opzioni varie?
In molti è radicato un europeismo ideologico astratto: la cultura europea. Per altri vale il discorso: le guerre mondiali o il bisogno di essere grossi. Il non detto è che i popoli si uniscono con la moneta unica, altrimenti non si spiega perchè si può modificare tutto dell’Unione tranne la moneta!!.
Poi c’è la mancanza di qualsiasi discorso sul socialismo, la rivoluzione in occidente. Con tale assenza qualsiasi opzione è possibile e opinabile. Ciò rende impossibile qualsiasi vero discorso di sinistra perché per essere tale la sinistra dovrebbe reinventarsi, re-imparare il lessico e la pratica del cambiamento, re-imparare a parlare al popolo: resettarsi.
C’è infine un ultimo motivo. Se l’obiettivo unico è costruire un soggetto di sinistra e la sinistra italiana ed europea è in larga parte euro-pirla, qualsiasi discorso che “disturba” deve essere cassato, reso non pensabile. È il non-pensiero-unico.
Ed infine colpevolmente manca un polo, anche piccolo ma credibile, di noeuro democratici, progressisti che dia concretezza politica ad questa opzione alternativa.

* membro del CPN di Rifondazione Comunista

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