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Perché smettere di essere adulti e vaccinati?

Sono stato vaccinato, come tutti quelli della mia età, contro il vaiolo, ne porto ancora il “bollo” sul braccio sinistro. Poi fui vaccinato contro la poliomelite, a scuola, con un liquido rossastro sullo zuccherino. Fu divertente.

Più tardi, sotto le armi, fui vaccinato contro un serie di patologie, tra cui il tetano: era obbligatorio, era un’iniezione nel muscolo pettorale, faceva un male cane, molti svenivano. Bisognava fare un paio di richiami.

Siccome fui trasferito a Napoli durante un’estate in cui esplose l’epidemia, mi feci vaccinare contro il colera, era un rischiesta facoltativa. Ma perché rischiare? Ricordo che “il combinato disposto” tra il richiamo della trivalente e il vaccino contro il colera mi provocò un gonfiore tale che sembravo Quasimodo, il gobbo di Notre-Dame.

Quando sono diventato padre, aderendo alle norme sanitarie, accompagnai le mie figlie alle vacinazioni obbligatorie. Di quello facoltative, non ricordo bene se e quali somministrammo alle bimbe.

Ora, tutti sanno a che servono i vaccini. E alcuni anche a cosa non servono.

Ma quello che vorrei dire è cosa insegnano: essi ci dicono che stare insieme agli altri ha i suoi aspetti positivi, ma può avere anche quelli negativi, perché possiamo ricevere e trasmettere malattie gravi. Ma ci insegnano anche che proteggere noi stessi significa proteggere gli altri. E ci insegnano che non farlo può diventare un atto di egoismo tanto grave quanto suicida. Insegnano che vaccinarsi è un atto di rispetto umano nei confronti degli altri: di quelli che amiamo, di quelli che accudiamo, di quelli che conosciamo appena, di quelli, – che sono la maggioranza -, che abbiamo incontrato per caso in un bar, in un treno, in un ufficio, di cui sappiamo niente e di cui neppure ricorderemo mai il volto.

Opporsi alle vaccinazioni è un atto di disprezzo della convivenza. È un atto di egoismo che equivale a segare il ramo su cui siamo seduti.

So bene che i vaccini non sono infallibili. Che attorno alla produzione dei vaccini c’è un’immensa macchina del profitto e del marketing. Che la scienza medica fa fare soldi a palate alle corporation dei farmaci.

Ma non è certo smettendo di mangiare che si combatte la sofisticazione alimentare. Né smettendo di respirare che si combatte l’inquinamento.

Le case farmaceutiche hanno un enorme potere economico, che va combattuto senza quartiere. Quel potere si chiama capitalismo finanziario. L’antitodo è la lotta contro il sistema economico, le sue lobby, lo sfruttamento dei brevetti, non contro i vaccini. Rendere accessibili a tutti i farmaci è la via. Questo va chiesto al governo: più sanità pubblica, meno ticket; più ricerca, meno speculazione.

Perché, come si diceva un tempo, dobbiamo comportarci da “adulti e vaccinati”.

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