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Salò, 2019. Salvini rispolvera “l’asse” con la Germania

In questo titolo c’è tutto il dramma geopolitico dell’Italia creato dall’entrata nell’Euro. Salvini abbandona le posizioni euroscettiche e antieuro e parla di un possibile asse Berlino-Roma. Asse che non nascerà mai: la Germania concepisce solo il comando e non accetta rapporti paritari. Non lo accetta con la Francia alle corde, non lo accetterà con l’Italia (che peraltro ha molto meno da offrire rispetto a Parigi). Una posizione velleitaria senza sbocco.

Il problema è che non si vuole accettare che, nella tragica situazione in cui ci troviamo, non ci sono posizioni a costo zero. L’#Italexit ha i suoi costi enormi, che le vicende politiche della #Brexit hanno chiarito a tutti: Bruxelles, nelle trattative di uscita, non fa concessioni.Anzi, parte con l’obbiettivo di produrre il massimo danno al socio che vorrebbe abbandonare la nave.

Lo fanno con la Gran Bretagna che è economicamente e militarmente fortissima (e peraltro ha mantenuto maggiori margini di autonomia non essendo entrata nell’Euro), lo farebbero a maggior ragione con l’Italia.

Sembra che Salvini abbia preso atto di questa situazione e ora tenti di salvare il salvabile nel suo bacino elettorale di riferimento: salvare i rapporti con la Germania per salvare (quello che è rimasto) del tessuto produttivo del Nord peraltro ridotto a mero subfornitore in conto terzi della Germania.

Spera, il Salvini, di mantenere insomma margini di autonomia politica per il Nord (e tutta l’Italia), trattando con la Germania. Posizione come dicevo velleitaria, i tedeschi non trattano: i tedeschi sottomettono.

L’apparato produttivo dell’Italia del Nord verrà fagocitato comunque e ridotto a nuova Romania per le forniture a basso costo dell’apparato produttivo tedesco. Per quanto il Nord infatti possa lottare, per quanto possa tenersi tutte le risorse e non passare nulla al Sud come trasferimenti (peraltro già ridotti al lumicino) non riuscirà a seguire i ritmi di competitività dettati da Berlino. Questa è la gravità dei prossimi 20 anni se si rimane nella zona euro.

Per quanto riguarda il Sud (ma anche il centro), il destino sarebbe quello di zona agricola magrebinizzata per la produzione di derrate alimentari (pomposamente definite agro-alimentare di qualità): una nuova Ucraina per prodotti mediterranei.

Un destino che il Sud non può accettare. Già le ultime elezioni – con l’enorme successo del M5S – stanno li a dimostrare la spaccatura di interessi rispetto al Nord leghista.

Io sono convinto che il sud – come macro trend – tenderà a staccarsi dall’Italia del Nord se non avrà risposte, vista la divergenza di interessi tra le due parti del paese.  Ci sono anche altre avvisaglie peraltro: dallo spostamento delle caserme e dei reparti militari a Sud, decisa dagli USA (che non lasceranno mai il Mediterraneo al Reich di Bruxelles).

Insomma, si rischia in prospettiva un nuovo 1943: un Nord ridotto a nuova Repubblichina di Salò sotto il tallone germanico e il sud nuovo Regno d’Italia, con il Re Sciaboletta comandato dagli americani. Questo è il rischio per l’Italia nei prossimi 20 anni se non ci sarà qualche miracolo (che gli USA riescano ad assestare colpi mortali ai tedeschi e che si saldi un fronte anti-germanico tra Italia, Francia e Inghilterra, che riesca a contenerne lo strapotere).

 

P.S. Il mio non è un ragionamento campanilista, ma l’Euro e il Mercato Unico erano un colpo geopoliticamente mortale per l’Italia. Il meccanismo della Prima Repubblica era il seguente: il Nord produttivo garantiva trasferimenti al Sud e il Sud serviva da mercato di sbocco alle merci del Nord e da serbatoio di manodopera a basso costo.

Se entri in un mercato unico, l’apparato produttivo del Nord si confronta con la Baviera e altri poli per la conquista di un mercato unico enorme. Il Sud non serve più e viene abbandonato a se stesso.

Quello è successo. Peccato che i collaborazionisti (da Ciampi ad Andreatta, a quell’enorme ba**eo di Prodi) non l’hanno calcolato.

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