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Napoli. Quando uno Stato perde il cervello, mostra i muscoli

Ieri mattina al centro di Napoli si respirava un’atmosfera irreale.

Per via dei Tribunali i carabinieri giravano a piedi identificando i ragazzi.

Mentre accompagnavo i bambini a scuola ho incrociato non so quante volanti e motociclette dell’Arma. Posti di blocco agli incroci e a piazza Carità, dove c’è la caserma Pastrengo, due camionette schierate e un numero imprecisato di carabinieri che giravano a piedi nei dintorni.

Lo Stato mostra i muscoli.

Un ostentazione inutile di forza che serve solo a rassicurare i benpensanti.

Lo stesso stato che quando si tratta di aiutare un ragazzino in difficoltà ed evitare che faccia una brutta fine invece è perennemente assente.

Il caso vuole che, dopo aver lasciato la piccola, incontri uno dei miei più cari amici che di mestiere fa l’operatore sociale per i servizi dell’educativa del Comune di Napoli. Si tratta di uno dei tanti eroi di cui nessuno parla.

Su di loro non faranno mai una fiction, non verranno mai celebrate le loro gesta, eppure quotidianamente ci proteggono molto più di poliziotti e carabinieri. Sono loro che seguono i ragazzi a rischio, che passano con loro i pomeriggi, che non gli fanno prendere una cattiva strada, evitando così che possano fare male a sé stessi e agli altri.

Un lavoro che fanno per vocazione perché, è bene ricordare, sono pagati poco e niente, restano precari a vita e spesso hanno enormi ritardi nei pagamenti.

Stamattina il mio amico era distrutto perché Ugo lo conosceva bene, l’aveva seguito in passato.

Lo descrive come un ragazzo assolutamente tranquillo, che aveva preso la terza media ed era poi stato costretto ad andare a lavorare perché la famiglia era molto povera.

Racconta e ha gli occhi lucidi, attorno a noi, fuori l’entrata della scuola, altri genitori parlano di quanto accaduto. Qualcuno dice una delle solite bestialità sentite in questi giorni e lui si ferma, mi guarda e dice “scusami ma devo andare via perché sennò non resisto e rispondo“.

Io scendo per i vicoli dei Quartieri e penso a questo ragazzo che a 15 anni già lavorava da tempo, fruttivendolo, muratore, imbianchino. Tutti lavori duri e rigorosamente a nero.

Nessuna prospettiva di miglioramento, ma davanti solo un destino di precarietà e marginalità.

E non mi posso meravigliare se una sera decide di prendere una pistola giocattolo e tentare una rapina, provare a guadagnare in una volta ciò che forse avrebbe preso in due anni di lavoro.

No, probabilmente non cercava la bella vita, il guadagno facile, ma solo una vita decente.

Come scrive don Gennaro Pagano, cappellano di Nisida, nella sua bellissima lettera, non è stato solo il carabiniere ad uccidere Ugo.

I tuoi assassini caro Ugo si nascondono nei salotti della Napoli bene, come nelle stanze della politica, tra i corridoi degli assessorati come sugli scranni del parlamento. Si celano dietro i muri sacri dei templi dello sport, della religione, dell’imprenditoria: ogni qualvolta i loro sacerdoti e i loro fedeli coltivano il proprio piccolo orto senza curarsi del giardino di tutti. I tuoi assassini si mimetizzano tra i vicoli e nelle piazze, sotto la bandiera infame della camorra meschina.

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1 Commento


  • Mauro

    Un’ostentazione, ci vuole l’apostrofo, ostentazione è sostantivo femminile.

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