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Un parroco molto goloso, abituato godere ogni giorno della buona cucina dei suoi fedeli più danarosi, un giorno fu invitato a pranzo dal più ricco di essi.

Il prelato si trovò di fronte ad una tavola imbandita con ogni ben di Dio ed in particolare con un gigantesco tacchino arrostito. Il problema che sconvolse il parroco, mentre con l’acquolina si sedeva a tavola, è che quel giorno era proprio venerdì, quando la carne era proibita dalle osservanze religiose.

Dopo un breve momento di dolorosa incertezza il parroco si illuminò in volto, alzò il braccio e benedisse il tacchino mormorando in latino: ego te baptizo piscem (io ti battezzo pesce). Poi il parroco si avventò sull’arrosto.

Il discorso di Conte, e i pronunciamenti di ieri dei cinquestelle, mi hanno ricordato questa storiella irriverente, che ovviamente si raccontava soprattutto nelle zone bianche del nord a dominio democristiano.

Conte e i cinquestelle chiedono a Draghi di fare un governo politico. Come se tutti i governi non fossero politici e come se il governo Draghi non fosse guidato da un banchiere proprio perché banchiere più di tutti gli altri.

Insomma, per entrare nel governo delle banche e della Confindustria, Conte e cinquestelle dicono che dovrà essere un governo politico.

Tra un po’, magari con qualche parola e qualche collocazione, concesse da Draghi senza cambiare di un millimetro la natura del suo governo, Conte e i cinquestelle diranno solennemente che quello di Draghi, grazie a loro, è proprio diventato un governo politico.

Ego te baptizo piscem.

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1 Commento


  • Manlio Padovan

    Dai! Vuoi negare valore al discorso di Salvini sulle grandi opere?
    Qui finalmente vedremo tombinato il Po, dal Monviso all’Adriatico una bella autostrada e…via col turismo!

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