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Pace, accoglienza, disarmo. Appello internazionale alla mobilitazione

Le forze occidentali in Afghanistan se ne sono andate, precipitosamente, dopo 20 anni. Gli USA in realtà avevano già chiuso un accordo coi talebani per riconsegnargli il paese, ma questi ultimi hanno preferito accelerare per accreditarsi come vincitori. In 20 giorni hanno concluso la guerra ventennale e hanno rifondato l’Emirato.

La sconfitta è innegabile. Noi non abbiamo mai creduto alla favola dell’esportazione della democrazia. Non ci sorprende, quindi, la vittoria dei talebani, finanziati fin dalle loro origini dalla CIA, con cui gli USA fino alla fine hanno cercato un accordo. Ma anche volendo credere alla storia della guerra al terrorismo, per la difesa dei diritti umani, USA e alleanza NATO ne escono con le ossa rotte.

Dietro le ammissioni formali di responsabilità, però, non c’è nulla. Non ci sono ripensamenti critici sul passato né sul presente; non c’è nessuna revisione dell’idea di imporre la democrazia con le bombe. Biden ha dichiarato, sfacciatamente, che l’obiettivo è raggiunto. Se l’Afghanistan non è una nazione il problema è degli afghani. Macron ha detto che il problema, oggi, sono i flussi migratori. Ciò significa che non ha nessuna intenzione di accogliere i profughi.

Noi non staremo a guardare con le mani in mano. Non accettiamo di continuare a subire la scelte criminali e fallimentari di oltre vent’anni di potere neoliberale. Per questo sottoscriviamo un appello ad una mobilitazione rapida su poche, semplici parole d’ordine.

  1. Piano internazionale straordinario di accoglienza dei profughi afghani. Abbandonare gli afghani al loro destino significa essere complici dei talebani. Le sbandierate preoccupazioni sulla sorte delle donne sono pura ipocrisia, se non si mette in piedi un’azione immediata di accoglienza e assistenza.

  2. La NATO non deve più esistere. È un’alleanza violenta e criminale fra le cosiddette “democrazie occidentali” e stati razzisti e autoritari come la Turchia e Israele, contro i diritti fondamentali dei popoli e la pace nel mondo. Nei nostri paesi lotteremo per la chiusura delle basi NATO e USA e per l’uscita immediata dall’alleanza.

  3. No alla guerra come risoluzione delle controversie internazionali. No all’unilateralismo, alla democrazia armata, al diritto del più forte. La pace tra i popoli dev’essere al primo posto. Bisogna mettere in piedi un nuovo multilateralismo democratico fondato sui principi dell’autodeterminazione dei popoli, della pace e della giustizia sociale.

  4. No alla corsa agli armamenti, mai cessata nemmeno in anni di crisi e di pandemia. No all’imposizione di spendere in armi almeno il 2% del PIL in spese militari. Mobilitiamoci contro il militarismo che caratterizza i nostri Stati, per un processo di disarmo internazionale.

I burattini al potere negli ultimi decenni, in Europa e negli USA in primis, hanno dimostrato quanto valgono: zero. Vale zero anche l’ideologia che ispira le azioni di chi ci governa. Il militarismo, la sete di profitto, la corsa a conquistare le risorse energetiche, gli oleodotti, la collusione tra potenze liberali e mercanti di droga sono all’origine del disastro di oggi. Il vero terrorismo è quello degli affari e del potere.

Noi vogliamo un altro mondo, non possiamo fidarci di chi ci comanda nemmeno un giorno di più.

Pace, diritti, accoglienza, vita degna per tutte e tutti gli abitanti della Terra. Questo è quello che vogliamo.

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2 Commenti


  • Orsola Mazzola

    Ottimo! Cosa resta da dire?
    La storia ci insegna che gli USA sono pericolosi quando iniziano le loro guerre inoerialiste ma anche quando le finiscono, nel caso che le vincano, ovviamente, ma forse ancor di più quando le perdono.
    La politica di riarmo nucleare dei primi anni ottanta,per esempio, fu figliola della sconfitta che subirono in Vietnam.
    Quindi la domanda che dobbiamo porci è : quale strategia metteranno in campo oggi? Quale nuova forma di aggressione imperialista stanno preparando? ( o forse hanno già preparato….)


  • leonardo

    Il primo punto non mi sembra molto chiaro. I profughi di guerra c’erano anche prima della presa del potere dei talebani. Ma non se li è quasi mai filati nessuno. Non capisco perchè proprio ora ci dovrebbe essere “un piano straordinario per i profughi afghani”. Perchè sennò significa “essere complici dei talebani”? E a quali profughi ci si riferisce? Ai collaboratori della NATO?
    E se fosse così , perchè dovremmo preoccuparcene con un piano straordinario quando di profughi per conflitti ce ne sono in ogni latitudine? Premesso che i Talebani non ci stanno simpatici e non rappresentano un referente politico in Afghanistan non mi sembra nemmeno opportuno dover specificare a qualcuno che “non si è complici” dei talebani. Ma sottolineare che vedere i parà italiani mordere la polvere mentre scappano è un duro colpo per l’imperialismo italiano e la sua borghesia che ne escono indeboliti anche sul “fronte interno”.

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