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Ma la pandemia dice che irrazionale è l’economia liberista

«Accanto alla maggioranza ragionevole e saggia si leva un’onda di irrazionalità. È un sonno fatuo della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realtà.

L’irrazionale che oggi si manifesta nella nostra società non è semplicemente una distorsione legata alla pandemia, ma ha radici socio-economiche profonde, seguendo una parabola che va dal rancore al sovranismo psichico, e che ora evolve diventando il gran rifiuto del discorso razionale, cioè degli strumenti con cui in passato abbiamo costruito il progresso e il nostro benessere: la scienza, la medicina, i farmaci, le innovazioni tecnologiche.

Ciò dipende dal fatto che siamo entrati nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Questo determina un circolo vizioso: bassa crescita economica, quindi ridotti ritorni in termini di gettito fiscale, conseguentemente l’innesco della spirale del debito pubblico, una diffusa insoddisfazione sociale e la ricusazione del paradigma razionale.

La fuga nell’irrazionale è l’esito di aspettative soggettive insoddisfatte, pur essendo legittime in quanto alimentate dalle stesse promesse razionali».

Questa, in estrema sintesi, correlata da percentuali e statistiche, l’analisi di fondo contenta nel «La società italiana al 2021» del 55° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, non a caso sottotitolato La società irrazionale.

In primis colpisce profondamente la creazione di un continuum tra i concetti di «pensiero magico, stregonesco, sciamanico» che, benché certamente in relazione tra loro, rispondono ad ambiti culturali e cultuali profondamente diversi, soprattutto nel loro utilizzo da parte dello psichismo umano.

Affastellarli così per assonanze, queste sì irrazionali, da una parte li priva della loro profondità ideale, dall’altra esclude una ricerca che, a ben vedere, è proprio quella che il Rapporto sbrigativamente e sprezzantemente definisce come «il senso occulto della realtà».

Ora non c’è bisogno di scomodare Ernesto De Martino per ricordare quanto il senso del numinoso, del sacro, cioè del senso trascendente della vita, sia in realtà per ognuno ciò che ci pone in contatto con noi stessi e con il mondo, non certo la razionalità economica che ha infatti prodotto la maggior parte dei guasti che l’anima del singolo, né quella del Mondo, può più sopportare.

Affermare che «la fuga nell’irrazionale è l’esito di aspettative soggettive insoddisfatte, pur essendo legittime in quanto alimentate dalle stesse promesse razionali», è il trionfo del pensiero economicista, del PIL come unico metro di misura della ragione umana, della scienza come tecné, delle aspettative di ricchezza materiale come realizzazione dell’individualità umana e sociale.

Ora, partendo da questa stessa analisi che giustamente già esprimeva Roberto Ciccarelli sul manifesto di ieri – molto più che semplificata, quasi semplicistica, della complessità che innerva il disagio personale e collettivo, si potrebbero trarre conclusioni diametralmente opposte.

La prima, e più importante, è proprio la constatazione che tutto questo è dovuto ad una secolarizzazione crescente della nostra relazione con il Mondo, nota anche a Marx che certo non può essere tacciato di pensiero mitico.

E allora, se invece che rincorrere la realizzazione personale attraverso l’accumulo di beni materiali ci rivolgessimo ad un ascolto più profondo ed autentico dei messaggi che ci arrivano, sempre più drammaticamente, dalla Natura?

Ultimo tra questi messaggi è la pandemia da Covid 19, generata da un ulteriore spill over causato dalle nostre continue invasioni in biomi che non ci appartengono, dalla inesausta manomissione dell’ambiente di altre forme viventi, sempre alla ricerca di maggiori risorse materiali per calmare la nostra ansia esistenziale.

In realtà siamo le prime vittime di questo malinteso senso della razionalità che ha scacciato dalla percezione proprio ciò che di poeticamente irrazionale ci circonda e ci anima: è razionale un fiore che si offre al sole e ci regala, dico regala, il suo profumo e la sua bellezza? Siamo razionali quando amiamo? Ma allora perché solo in qual momento ci sentiamo vivi?

Domande che non possono essere ridotte in cifre.

* da il manifesto

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1 Commento


  • ZioRorry

    Non penso sia solo di matrice economica questa ondata di irrazionalità, sebbene ritengo che la smaterializzazione finanziaria abbia agevolato il passaggio dal razionale all’irrazionale. Ma proprio la smaterializzazione e la sua forma compiuta, la digitalizzazione, stiano operando un regresso nelle strutture mentali delle persone dovuto principalmente all’effetto di disintermediazione, e di progressivo allontanamento, dai dispositivi che hanno generato il Logos. L’anarchismo della rete, poco codificata, entra in contrasto con la graniticità e la stratificazione nel tempo delle strutture istituzionali e mentali che hanno retto il novecento. La rete dunque si presenta come un realtà/mondo Vergine e non mediata, all’interno della quale non ci si muove per legge ma attraverso l’esperienza sensibile (per quanto non fisica), portando nell’uomo una riedizione del pensiero magico, il quale cerca di rispondere nelle forme più immediate a fenomeni ancora incomprensibili.

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