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Rivoluzione. Per necessità, in genere…

L’industria italiana è vista in forte caduta“… Così si esprime l’ultima indagine del Centro studi Confindustria sull’andamento di gennaio.

La produzione industriale italiana è stimata in forte caduta a gennaio, -1,3%, dopo -0,7% a dicembre. La contrazione è dovuta al caro-energia (elettricità +450% a dicembre 2021 su gennaio 2021) e al rincaro delle altre commodity che comprimono i margini delle imprese e, in diversi casi, stanno rendendo NON PIU’ CONVENIENTE produrre”.

La “ripresa” rischia di essere soffocata nella culla e la montagna di crediti promessa, di essere bruciata per mettere le toppe a una economia esangue e in perenne crisi.

La crisi energetica, l’aumento del costo delle materie prime e del gas, la crisi dei sistemi di trasporto e approvvigionamento.

L’aumento della concorrenza internazionale fra blocchi che si scompongono e si ricompongono.

La guerra che imperversa su buona parte del pianeta.

È un quadro che lascia poco sperare chi pensava che dopo la crisi sanitaria, che è un aspetto della crisi generale del capitale, sarebbero arrivati gli anni della ricostruzione e della rinascita.

Chi è cresciuto masticando le pagine della “critica dell’economia politica“, provando a utilizzarle per comprendere il mondo che ci circonda, lo aveva anche previsto che quel poco di ossigeno, racimolato raschiando il fondo del barile, non sarebbe servito a granché.

Il progetto di riconversione “green” dell’economia mondiale comporta prezzi così alti che difficilmente sarà possibile affrontare coi pannicelli caldi dei “ristori” e dell’assistenzialismo.

Interi settori con le loro filiere che dovranno essere rottamati, una vera guerra in tempo di pace con la distruzione di quote elevatissime di forza lavoro ormai obsoleta.

Una guerra che investirà proprio le cittadelle avanzate del capitale.

Li dove le merci si producono e si consumano.

E che ricondurrà lo scontro sul terreno dei bisogni elementari per la sopravvivenza.

Altro che “rinascita” e “ricostruzione”.

Sarà bene preparare gli elmetti per ripararsi dalle macerie che ci cadranno sulla testa.

Le “avanguardie” di domani smetteranno di discettare delle rivoluzioni passate, dei “diritti” di chi ha la pancia piena e il cervello in annoiata ebollizione.

Non avranno tempo per preoccuparsi delle loro “libertà” e dei loro “ideali”.

Dovranno pensare alla loro pancia. Al pane e al companatico, alle medicine, alle aule e ai tram affollati, a un tetto sulla testa riscaldato, alla fila per racimolare quei quattro soldi dell’elemosina di Stato.

E forse sarà possibile dopo gli anni della palude e dell’infamia che ritornino gli anni della ribellione di “chi lavora per mangiare e mangia per lavorare“.

E forse si risveglieranno dal loro sonno atavico i comunisti, quelli che non disprezzano la pancia degli sfruttati ma che pensano, al contrario, che le rivoluzioni si fanno “per il pane e per la pace“.

* da Facebook

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