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Tu lo sai dove sta il Potere e chi ne tiene le fila?

Questo fine settimana abbiamo avuto il piacere di ospitare Pablo Iglesias e Manu Levin a Napoli. Ci sono un po’ di cose mi hanno felicemente colpito, un po’ perchè inaspettate un po’ perchè riguardano la fase che stiamo attraversando e quello che vogliamo fare da grandi.

𝟭.Il nostro compito è indicare dove sta il potere e combatterlo proprio lì

Che sembrerebbe una cosa banale, e invece non lo è. Nell’epoca della mistificazione elevata a realtà, facciamo fatica a riconoscere gli amici e i nemici, facciamo fatica a ricostruire responsabilità e leggere i fenomeni storici per quello che sono. Facciamo fatica a tirare fuori la verità. Questo provoca smarrimento, delusione, quella perenne sensazione di essere esposti e fragili davanti alla tempesta, e il tentativo continuo di cercare una protezione, un riparo, che non è mai davvero “sicuro” fino a che non sarà collettivo.

Com’è successo che siamo arrivati a questo? Non si possono analizzare 200 anni di lotta di classe in un post, ma certamente pesa che negli ultimi 40 anni, in Italia, nessuno ha più raccontato come funzionava davvero la società. Tutti gli attori politici si sono limitati a partecipare della gestione pubblica, ad arraffare dalla cosa pubblica, e nessuno ha voluto più contestarla. La sinistra ha smesso di fare la sinistra, finendo per essere irriconoscibile dalla destra. Tocca tornare a indicare dove sta il potere nei meccanismi delle nostre vite: dove sta il potere sui posti di lavoro, dove sta nelle scuole e nelle università, dove sta quando leggi un articolo di giornale, dove sta e quale meccanismo di dominio alimenta e protegge. Indicarlo e attaccarlo, senza paura.

𝟮. Costruire la nostra egemonia, il nostro punto di vista sulle cose

Prima che politico, di rappresentanza, noi abbiamo un compito pedagogico in senso stretto: ricostruire il terreno sociale, educativo, culturale su cui si deve poggiare e deve nutrirsi la nostra azione politica. E’ un meccanismo elementare e fondamentale: per dare un messaggio devi avere qualcuno disposto ad ascoltarlo: dobbiamo costruire queste orecchie collettive.

Dobbiamo imparare a raccontare quello che siamo, e quello che facciamo e a farne innamorare chi ci guarda.

Dobbiamo ricostruire un sentire comune che si è sbriciolato, e non possiamo farlo guardando indietro. Dobbiamo delineare il profilo di una nostra emotività, di una nostra morale. L’attivazione politica e la politicizzazione dei soggetti passa oggi per ondate emozionali, non ragionate, spesso veloci e confuse: dobbiamo romperci la testa a capire quali corde sollecitare per trasformare l’emotività in consapevolezza e partecipazione. Avere un nostro proprio, autonomo, discorso forte è condizione imprescindibile per aggregare un “nostro blocco di potere” intorno alle istanze popolari.

Non possiamo fare gli snob e non possiamo ragionare a compartimenti stagni. Tutti i campi vanno esplorati, tutti gli strumenti sperimentati. In Italia siamo in ritardo di un po’ di anni dall’avviare una riflessione seria sul tema, è il momento di recuperare.

𝟯. Ci aspetta una fase tosta ma attendere non vuol dire star fermi. Abbiamo bisogno di una organizzazione transnazionale.

Il risultato elettorale del prossimo 25 settembre sancirà semplicemente quello che anche le pietre sanno. La società italiana, impulsata dall’alto senza ombra di dubbio dai media dominanti, ha virato pericolosamente a destra. E non è stata e non sarà semplicemente Giorgia Meloni (che pure sarà un problema nuovo, perchè sposta l’asticella in avanti, solo gli idioti possono negarlo), ma tutto il complesso delle forze che hanno governato a ogni livello la società italiana.

Questo ci deve far avvilire o ci deve far tornare a casa? Il contrario. Questo è il momento di tenere il punto, in primo luogo di non arretrare, e in secondo luogo di costruire organizzazione e quadri politici. Come si uscirà da questa situazione e quando? Probabilmente non se ne uscirà senza una mobilitazione popolare. Da troppi anni in Italia, nonostante i tentativi generosi degli attivisti, manca un movimento di massa. Non ci dobbiamo sopravvalutare – solo le mobilitazioni cambiano il corso della Storia – ma non ci dobbiamo addormentare – le mobilitazioni senza un’organizzazione forte vengono assorbite velocemente, o addirittura aprono le porte alla frustrazione.

La guerra, la crisi climatica, il restringimento degli spazi di democrazia e l’attacco alle classi popolari: a tutto questo ci dobbiamo preparare, e non possiamo essere così stupidi da pensare di farlo senza intessere legami internazionali, europei, globali, con le forze progressiste che esistono e che nasceranno. Attendere non vuol dire stare fermi, ma tendere verso qualcosa, e lavorare perchè si realizzi.

𝟰. Non ci fidiamo mai media e non consideriamoci mai “al sicuro”.

Non siamo presuntuosi, esercitiamo continuamente il senso critico, chiediamoci sempre chi ci parla, e perchè. Io non l’ho fatto fino in fondo, e avevo valutato male, o in maniera distorta quantomeno, l’esperienza di Podemos e la figura di Iglesias. Invece mi sono trovata davanti uno che ragiona come un comunista, antropologicamente così simile ai compagni con cui sono cresciuta da farmi impressione. Togliamoci il vizio di parlare prima di aver toccato con mano, di sperare che una forza fallisca dove noi abbiamo fallito per sentirci con un alibi, interroghiamoci sulla complessità dei tentativi che i nostri fanno. Perchè possiamo essere d’accordo su tutta la linea o meno, avere perplessità e dubbi, ma meritano rispetto e stima in questo mondo di venduti e ipocriti al potere se non altro per non aver smesso di provare a trasformare sta vita.

𝟱. Chi non ama almeno uno sport ha qualcosa da nascondere

*Potere al Popolo/Unione Popolare

 

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3 Commenti


  • Pasquale

    Analisi interessante e condivisibile. Bisogna ripartire dalla didattica e studiare da rivoluzionari. Costruire movimenti in tutta Europa per istruire i popoli all’autodeterminazione per poi confederarsi in una nuova Internazionale Comunista. Marx dice che “i fascisti porteranno il mondo alla rovina e toccherà ai comunisti salvarlo”. E noi dobbiamo essere pronti.


  • Anna

    Mi piacerebbe salvare questo articolo per poterlo leggere e rileggere quando voglio.
    C’è un modo legale per salvarlo che so magari PDF o doc?
    Occorre la vostra autorizzazione?
    Fatemi gentilmente sapere.
    Grazie


    • Redazione Roma

      Copia e incolla su un foglio word e poi salvi

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