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Le ragioni del referendum

Nei giorni scorsi ho partecipato a un dibattito organizzato dalla mia sezione ANPI sul referendum che si voterà a marzo e sabato 6/2/23 la Cassazione ha modificato il quesito che sarà sulla scheda da votare, modifica necessaria perché mancavano su quello proposto dal governo gli articoli che nel caso saranno cambiati sulla Carta, ben sette.

Quello che voteremo sarà un referendum politico e non uno che vuole solamente modificare alcuni articoli della Carta e tanto meno un referendum sull’operato della Meloni, quindi con tutta la difficoltà di spiegare in giro le ragioni del no con un linguaggio semplice e non con complicate spiegazioni legislative e che coinvolga i giovani, che normalmente sembrano non interessati dalla politica.

E’ in gioco la Costituzione sorta con la lotta di Liberazione e promulgata il 1/1/1948.

Questo aspetto, essere una conseguenza della lotta di Liberazione, è stato sempre male accettato dai liberali di ieri e di oggi e per questo la Carta è stata sempre, specialmente dopo il 1990, nelle loro mire di modificazioni.

I liberali del PD, ai tempi del PDS e poi di Renzi, alterarono il testo della Carta o intentarono un referendum fallito.

La qualità dell’attuale referendum dei post-fascisti è diversa perché vogliono attuare uno stato autoritario, con i valori del fascismo ma senza gli orpelli fascisti, almeno per ora.

I post-fascisti hanno però un limite: la Carta Costituzionale.

Nel 1924 il fascismo si impose sulle strutture dello stato con leggi ordinarie perché lo Statuto Albertino era una concessione del re nel 1848, senza legami diretti sui vincoli legislativi.

La Carta è invece un vincolo stretto a come fare le leggi e organizzare lo stato e per questo, pericolosamente, i post-fascisti tentano di modificare la Carta.

Per attuare uno stato autoritario sono necessarie tre modifiche:

–          Modificare la Costituzione per poi modificare lo stato con leggi ordinarie,

–          Modificare la legge elettorale per avere una maggioranza tale che modifichi la Costituzione  e per eleggere direttamente il primo ministro, non più eletto dal parlamento ma con un plebiscito,

–          Emettere leggi costrittive sull’ordine pubblico tali che  rendano le manifestazioni di pensiero una autorizzazione e non un diritto: la violenza attuata dalle forze dell’ordine a Torino il 31/1/2026 è propedeutico a queste leggi.

Una riflessione finale però è necessaria.

La Carta va bene come è fatta? La Carta non va modificata?

La mia risposta è no!

La Carta va adeguata al suo spirito originario di tutela democratica, sociale, individuale, perché al suo interno vi sono delle falle già nel 1948.

L’articolo 3 necessita la sostituzione della definizione “razza” perché nella specie umana essa non esiste.

L’articolo 7 va profondamente modificato perché ha al suo interno il concordato fascista del 1929, va eliminato e sostituito con il concordato Craxi del 1984, e va inserito un articolo di laicità esplicita dello stato.

L’articolo 11 deve contenere un chiaro limite alla spesa economica militare, e un chiarimento su cosa sono le missioni di pace (Iraq e Afghanistan sono un monito).

L’articolo 12 va integrato con il simbolo e l’inno della repubblica nel 1948 ancora provvisori.

Negli articoli 19 e 21 va eliminata e sostituita la definizione “buon costume” con “leggi dello stato”.

Vanno eliminate le norme introdotte di sussidiarità e inserire il chiarimento su cosa esattamente possano legiferare i parlamenti regionali, attualmente un vero fai da te.

Le norme elettorali in Costituzione devono essere uguali per tutte le regioni e proporzionale per il parlamento senza sbarramenti.

I primi 12 articoli e altri da definire non possono essere modificati ma solo integrati.

Concludo affermando che dopo cento anni, in altra modalità, il fascismo si ripresenta di nuovo come minaccia allo stato italiano, su questo le forze politiche e i singoli cittadini devono prendere coscienza, e come allora con il problema che le opposizioni liberali erano conniventi al fascismo e oggi condividono lo stesso sostegno alla NATO, ai sionisti genocidi e a uno stato repressivo facilitando la presa di potere dei post-fascisti.

L’Anpi nazionale deve decidere, visto l’inconsistenza dell’opposizione parlamentare, se vuole essere un comprimario o mettersi a capo di una vera opposizione al post-fascismo.

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